| Il solo finanziamento pubblico che piace a Pannella e Fini: TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI |
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| Costi della politica | |
| Scritto da www.riforme.info | |
| Domenica 19 Marzo 2000 00:00 | |
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Con l’abrogazione dei primi tre articoli della legge 3 giugno 1999 n°157 ("Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici") si afferma che "verrà meno ogni forma di rimborso, e i partiti dovranno necessariamente "rassegnarsi" a non pesare più sul bilancio dello Stato e a raccogliere finanziamenti privati e, soprattutto, volontari" (la parte in corsivo proviene dalle pagine informative sui referendum del partito Radicale: www.radicali.it). In primo luogo è facile constatare come l’obiettivo dichiarato non sia l’ennesima lotta alla "partitocrazia", visto che il risultato del referendum sarà proprio quello di rafforzare un sistema di potere ancora peggiore perché indissolubilmente legato all’esigenza di procurarsi dei "finanziatori". Un vero e proprio regime nel quale gli interessi politici che potranno emergere saranno soltanto quelli di chi sarà in grado di "pagare" la politica. Ma al di là dell’aspetto politico del quesito, c’è un aspetto inquietante proprio sotto il profilo della legittimità costituzionale, tanto più che non è affatto vero che, grazie a questo referendum, si raggiungerà il risultato di abolire del tutto il finanziamento pubblico dei partiti a carico dello Stato. Chiamando allora le cose con il loro vero nome, si scopre che una forma di finanziamento pubblico dei partiti rimarrebbe in vita, con i vari Berlusconi che potranno continuare a finanziare i propri interessi politici con l’aiuto delle detrazioni fiscali, cioè a spese del bilancio statale. Franco Ragusa (CO.P.A.R. – Comitato politico per l’astensione ai referendum) http://web.tiscalinet.it/astensione Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
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