| Riduzione dei parlamentari: meno costi, più efficienza o meno democrazia rappresentativa? |
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| Costi della politica | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Scritto da www.riforme.info | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Mercoledì 01 Febbraio 2006 00:00 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Con la riforma costituzionale all'esame degli elettori con il referendum del 25-26 giugno 2006 "Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo risparmio per le finanze pubbliche". Per risposta, il controdecalogo a cura del centrosinistra ribatte che "La riduzione del numero dei parlamentari viene rinviata al 2016 per favorire gli attuali capi e capetti. Nel lungo periodo c’è tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico mette in evidenza che tale riduzione non scatterà immediatamente, ma soltanto nel 2016."
Nella sostanza, quindi, le ragioni per il No alla riforma da parte del centrosinistra divergono da quelle per il Sì soltanto per l'aspetto "tempi per l'entrata in vigore", temendo addirittura dei ripensamenti circa questa riduzione. Peraltro, come anche ricordato da più parti, nelle intenzioni del centrosinistra vi è una riduzione ancora più ampia. Sulla stessa lunghezza d'onda, sicuramente, il senso comun-popolare, sempre pronto ad esaltarsi di fronte a misure che colpiscono i politici, in modo particolare se con la prospettiva di risparmiare qualche soldo. Del resto, come non comprendere sentimenti di questo tipo, con un mondo della politica sempre più lontano dai cittadini? Peccato, però, che questi sentimenti di antipatia nei confronti della politica vengano quasi sempre utilizzati dalla politica stessa per ridurre gli spazi della rappresentanza democratica attraverso meccanismi che, in un modo o nell'altro, siano comunque in grado di cancellare dalla rappresentanza istituzionale ampi settori di elettorato. Per sgombrare quindi il campo da ogni dubbio, è d'obbligo una riflessione circa le conseguenze di un eventuale taglio del numero dei parlamentari sotto il profilo della corretta e democratica rappresentanza degli interessi sociali. Per farlo, è sufficiente analizzare gli ultimi risultati elettorali per il Senato di alcune regioni, avendo come riferimento la soglia di sbarramento, del 3%, per i partiti coalizzati. Con l'attuale legge elettorale, che può essere riassunta con la formula "maggioritario di coalizione con distribuzione proporzionale all'interno delle coalizioni", nelle Regioni con meno seggi a disposizione si sono avuti casi nei quali alcune liste minori non hanno conquistato seggi, e questo pur appartenendo alla coalizione vincente ed avendo superato la soglia di sbarramento del 3%. Questo per effetto di quella che tecnicamente viene definita "soglia di sbarramento implicita", dipendente dal tipo di ripartizione, dal numero dei partiti in lizza e, soprattutto, dal numero delle circoscrizioni elettorali ed il numero, quindi, dei seggi a disposizione per ogni circoscrizione (nel caso in esame le Regioni) Come si vede, per i soli 2 seggi a disposizione del Molise si hanno, ovviamente, risultati da legge elettorale maggioritaria, con l'impossibilità di conquistare seggi anche con percentuali del 14,2 %. Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
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