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Presidenziali USA 2000: quando il maggioritario ed i falsi valori del federalismo scoppiano Stampa E-mail
Riforme Istituzionali - L'Editoriale
Scritto da www.riforme.info   
lunedì 11 settembre 2000 00:00
Costretti a dover attendere altri giorni prima di poter conoscere il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti, l'unico dato certo che si può ricavare dalle presidenziali USA del nuovo millennio è che il sistema istituzionale americano ha chiaramente mostrato di essere entrato in una profonda crisi.
Crisi di rappresentanza, in primo luogo.
Lasciando da parte le ormai note considerazioni sugli effetti pratici della scarsa affluenza alle urne (il presidente degli USA viene di fatto eletto dal 25-30% degli aventi diritto al voto), lo scontro Gore-Bush potrebbe addirittura riservare la sorpresa che ad essere eletto presidente sarà il candidato meno votato.
Virtù del federalismo e di un sistema di elezione indiretta trasformato in elezione diretta dalla prassi e dalla legislazione elettorale di competenza dei singoli Stati membri.
La Costituzione americana, infatti, non prevede l'elezione diretta del Presidente, bensì l'elezione di un certo numero di cosiddetti "grandi elettori", da eleggere nei singoli Stati, i quali, a loro volta, procederanno poi ad eleggere il Presidente.
La prassi di dichiarare in anticipo, da parte di questi "grandi elettori", il Presidente che voteranno, ha praticamente trasformato questo tipo di elezione indiretta in elezione diretta; il tutto grazie anche, alla faccia dell'autonomia federale, all'uniformità sostanziale del metodo di conta elettorale adottato nei Singoli stati.
La Costituzione americana, d'impianto federalista, lascia infatti agli Stati la scelta del modo di elezione della propria quota di grandi elettori.
Questi grandi elettori potrebbero quindi essere designati, Stato per Stato, sulla base di un sistema di elezione proporzionale; oppure in collegi uninominali; oppure, ed è quanto avviene, attribuendo tutti questi grandi elettori alla lista collegata al candidato Presidente che abbia ottenuto il maggior numero di voti.
E' evidente che si tratta di una forzatura e del principio costituzionale stesso, che non prevedeva l'elezione diretta; e del principio maggioritario che con questo sistema di designazione dei grandi elettori viene accentuato al massimo.
Come e perché si sia consolidato questo meccanismo di elezione si può facilmente spiegare con il dominio esercitato dai due maggiori partiti sulla vita politica ed istituzionale del paese: un bipolarismo che viene mantenuto tale grazie a meccanismi elettorali in grado di impedire che altre forze politiche possano consolidarsi al punto di poter mettere in discussione uno dei due partiti maggiori.
Alle forze politiche nascenti o emergenti, in pratica, non viene lasciata alcuna possibilità di eleggere grandi elettori, visto il meccanismo elettorale che assegna tutti i grandi elettori dei singoli Stati ad una sola lista.
Ma dopo il danno di un federalismo condizionato dalle forze politiche dominanti a preferire un meccanismo elettorale di tipo "unitario", al solo fine di preservare l'attuale equilibrio bipolare, ciò che rimane di federalista è in grado soltanto di aggravare ulteriormente l'irrisolto problema di come far specchiare, quanto più possibile, il risultato elettorale con la volontà espressa dagli elettori.
Logica federale vuole, infatti, che il voto espresso in ogni singolo Stato conti come Stato e non come, in termini quantitativi fedeli al risultato, volontà espressa dagli elettori in quanto tali: attraverso l'elezione di un numero prefissato di "grandi elettori", gli elettori di ogni singolo Stato vedono limitata la portata del loro voto alla sola determinazione del come la percentuale di rappresentanza assegnata loro, in quanto entità statale, verrà spesa per l'elezione del Presidente.
Con questo meccanismo, vincere in uno Stato per pochi voti o con tutti è la stessa cosa: quale che sarà l'entità del voto popolare sui singoli candidati, il numero dei grandi elettori di ogni Stato verrà comunque assegnato secondo il principio che ad ogni Stato spetta un numero fisso di grandi elettori.

Vi è, infine, un problema di non secondaria importanza che mina profondamente la credibilità del sistema nel suo complesso, dovuto sempre alla competenza dei singoli Stati di legiferare in forma autonoma dagli altri sulla materia elettorale.
Come abbiamo potuto vedere in questi giorni, le schede elettorali erano diverse da Stato a Stato; in alcuni Stati è stato possibile votare per posta; in altri non veniva addirittura richiesto un documento di riconoscimento per espletare il diritto di voto; ecc. ecc.
Come stiamo sempre vedendo in questi giorni, la discrezionalità di aver scelto un tipo di scheda rispetto ad un altro, visti i problemi di leggibilità riscontrati, potrebbe essere stata la causa dell'annullamento di un numero considerevole di schede a danno di Gore e a tutto vantaggio di Bush.
In altre parole, questo potere di legiferare di cui godono i singoli Stati potrebbe in qualche modo aver favorito un candidato al posto di un altro (addirittura, anche nell'ipotesi di meccanismi per l'esercizio del voto facilmente soggetti a brogli), condizionando, così, la vita politica di tutti gli altri Stati. Ed il caso della Florida, con il peso politico costituito dai suoi 25 "grandi elettori", è emblematico dell'assurdità di un sistema di attribuzione di competenze legislative in grado di mettere in seria discussione la corretta determinazione e tutela degl'interessi comuni.
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