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... Berlusconi e il berlusco­nismo non rappresentano altro che gli effetti di una riduzione degli spazi di rappresentanza e degli strumenti di garanzia iniziata e consolidatasi con la sottrazione di ogni reale potere di scelta degli elettori.
Tutto questo è stato chiamato progresso ed è stato trasformato in una stagione di riforme, anche se non sempre vincente, tendente ad escludere dall'agenda politica le istanze provenienti da ampi settori della società.
Senza poter più contare e con una qualità della vita sempre più compromessa, c’è certamente la necessità di restituire agli elettori quella sovranità che dovrebbe già essere loro ma che, invece, il Partito azienda e gli americani de Roma hanno fatto divenire di loro esclusiva proprietà.
Napolitano ... "l'accontenta tutti"? Stampa E-mail
Riforme Istituzionali - L'Editoriale
Scritto da www.riforme.info   
Sabato 02 Gennaio 2010 11:51
No, c'è qualcosa che decisamente non va nel discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Napolitano.
Convinti di trovarci, sino a ieri l'altro, in un Paese profondamente lacerato, sono state sufficienti poche "perle di saggezza" per farci improvvisamente risvegliare in un'Italia più ottimista e, soprattutto, unanimemente unita nell'apprezzare le parole del Presidente Napolitano.
In genere questo avviene in presenza del "nulla" o di fronte a considerazioni sin troppo scontate rispetto alle quali non ci si può che dichiarare d'accordo.
Ma non è questo il caso.

A volte, infatti, c'è la necessità di far finta di non aver capito gli obiettivi indicati,  per cui sì, l'importante è unirsi al coro, a dimostrazione che le parole del Presidente erano rivolte ad altro e ad altri.
Ma volendo tentare di attribuire un punteggio a maggioranza ed opposizione, sulla base delle considerazioni sull'attuale situazione e gli inviti per il futuro, il messaggio di fine anno può essere facilmente sintetizzato con un netto 2 a 0 per il Governo:
- per superare i problemi economici c'è ancora molto da fare, ma molto è già stato fatto;
- basta con le sterili recriminazioni e contrapposizioni e si riparta con  la riforma Istituzionale e la riforma della Giustizia di cui il Paese ha tanto bisogno, al pari della questione economica.
Certo, il tutto è stato reso digeribile con le solite attenzioni su giustizia sociale, equilibrio dei poteri e quant'altro. Ma per l'appunto, questa è la parte meno interessante del messaggio, in quanto sin troppo scontata.

Da dove ripartire, quindi? E soprattutto con urgenza?
In primo luogo dai numeri.
Le riforme si fanno in Parlamento ed oggi i numeri stanno tutti dalla parte del centrodestra.
E che il centrodestra abbia le idee sin troppo chiare sul come riformare Istituzioni e Giustizia non dovrebbe essere sfuggito neanche al Presidente Napolitano.
Non si vuole con ciò dire che il Presidente Napolitano sia particolarmente vicino alle posizioni del Governo. Semplicemente, si prende atto del "risultato di fatto" in conseguenza dell'invito rivolto e nei modi con il quale è stato rivolto; ma soprattutto, del contesto nel quale è stato rivolto.
Il messaggio di fine anno ha infatti avuto l'effetto di mettere all'angolo, sulla questione, l'intera opposizione.
Per fare le riforme "condivise" auspicate dal Presidente, in un clima di "rilassata fiducia",  non c'è  altra via che l'apertura dell'opposizione nei confronti di chi ha già i numeri parlamentari per farle.
E che questa sia la chiave di lettura del messaggio presidenziale, lo dimostra il fervore con il quale il centrodestra ha immediatamente rilanciato con forza.

Per chi, quindi, ritiene che vi sia stata una vera e propria occupazione del Potere da parte del centrodestra;
per chi ricorda che soltanto 3 anni fa c'è stato un referendum che ha bocciato una revisione costituzionale che, in vario modo, continua ad essere riproposta;
e per chi, infine, ritiene vadano ripristinate condizioni di legalità costituzionale che non consentano ad una minoranza, largamente premiata da meccanismi elettorali scarsamente rappresentativi, di avere i numeri per poter fare le riforme da soli;
per tutti costoro le parole del Presidente della Repubblica hanno risuonato in maniera pericolosa.
La prima carica dello Stato non solo non ha ritenuto necessario assolvere al ruolo di garanzia quale è quello che gli viene affidato dalla Costituzione, pronunciando parole chiare rispetto a questioni che non possono essere sottaciute, ma ha addirittura indicato una strada di "dialogo" che non può essere in alcun modo condivisa perché già segnata da un risultato finale sin troppo scontato.


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augusto cacopardo  - Un netto 2-0 per il governo mi sembra troppo   |2010-01-05 00:29:50
D'accordo; con quello che è si è sentito negli ultimi mesi, Napolitano doveva dire ben altro per assolvere il suo ruolo di custode della Costituzione. Mi pare però che sia la destra in primo luogo a far finta di non capire e ad unirsi al coro. Mi sembra che nell'articolo si liquidino come "solite attenzioni" dei passaggi fondamentali del discorso. Napolitano ha detto: riforme secondo art. 138; solo della seconda parte della carta; e rispetto dell'equilibrio fra organi politici ed organi di garanzia. Tutto l'opposto di quel che vuol fare la destra: Calderoli propone una specie di costituente, Brunetta vuole cambiare la Costituzione a partire dall'art. 1, e tutto il progetto berlusconiano, come abbiamo visto nel 2006, mira a rendere impotenti gli organi di garanzia e a rendere onnipotente il premier. Un secco 2-0 per il governo mi sembra troppo.

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