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... Berlusconi e il berlusco­nismo non rappresentano altro che gli effetti di una riduzione degli spazi di rappresentanza e degli strumenti di garanzia iniziata e consolidatasi con la sottrazione di ogni reale potere di scelta degli elettori.
Tutto questo è stato chiamato progresso ed è stato trasformato in una stagione di riforme, anche se non sempre vincente, tendente ad escludere dall'agenda politica le istanze provenienti da ampi settori della società.
Senza poter più contare e con una qualità della vita sempre più compromessa, c’è certamente la necessità di restituire agli elettori quella sovranità che dovrebbe già essere loro ma che, invece, il Partito azienda e gli americani de Roma hanno fatto divenire di loro esclusiva proprietà.
Referendum antidemocratici: chi ha vinto e chi ha perso Stampa E-mail
Riforme Istituzionali - L'Editoriale
Scritto da www.riforme.info   
Martedì 22 Febbraio 2000 00:00
In un "paese normale", la lettura del contenuto dei quesiti referendari ed il risultato finale contrario alla loro approvazione non lascerebbero dubbi riguardo al segno politico da dare al comportamento elettorale espresso dagli elettori.
In Italia, invece, è sufficiente che il leader di una parte della destra decida di saltare sul carro del vincitore soltanto dieci giorni prima la scadenza referendaria, per trasformare, nei commenti politici, una chiara vittoria contro dei referendum inconfutabilmente di destra e dalla matrice fortemente antidemocratica in una vittoria politica della destra.
Nessuno che tenti di leggere l'attualità politica alla luce delle tendenze di lungo periodo. No, la peculiarità della politica italiana è quella di ricordare soltanto gli ultimi cinque minuti.
Ma il primo dato che emerge dal confronto dei risultati dei quesiti politici con le precedenti consultazioni referendarie, è che risulta ulteriormente confermata l'inversione di tendenza già registrata lo scorso anno, quando il quorum non fu raggiunto anche senza la "scesa in campo" di Berlusconi.
Il quesito contro la quota proporzionale non attira più neanche buona parte di chi vota.
Nel giro di 7 anni si è passati dai circa 29 milioni di Sì del '93 ai 21 milioni del '99, per finire con gli 11.637.524 del 2000.
Berlusconi non ha quindi fatto altro, dieci giorni prima del voto, che cercare di trasformare l'ormai prevedibile sconfitta della destra, sul piano politico del contenuto dei 7 referendum che di lì a pochi giorni sarebbero risultati sconfitti dall'astensione, in una sua vittoria personale contro il Governo di centro-sinistra.
Gli va dato atto che c'è riuscito, ma non per merito suo, bensì per merito di chi, nel centro-sinistra, Comunisti Italiani, DS e Democratici, passando per gli autorevoli commentatori politici,  preferisce oggi evitare di indagare le proprie responsabilità per aver sostenuto, invitando al voto ed invitando a votare alcuni Sì, un'iniziativa referendaria dai contenuti antidemocratici per la quale non c'era altra possibilità di risposta politica che un forte voto di delegittimazione attraverso l'astensione.
Come lo scorso anno, il mancato raggiungimento del quorum è stata la vittoria delle formichine. E' stata la vittoria delle minoranze, politiche e sociali, che con forza si sono opposte ad una concezione autoritaria e totalitaria delle decisioni delle maggioranze elettorali occasionali.
Senza questa opposizione dura, di fondo, in grado di far fallire la consultazione referendaria anche soltanto per pochi punti percentuali, il risultato sarebbe stato diverso.
Anzichè vedere Berlusconi costretto a salire sul carro dell'astensione, per tentare di salvare i cocci di una sconfitta ormai maturata, lo avremmo visto alla guida dello schieramento di destra per sostenere l'iniziativa referendaria. E allora sì che Berlusconi avrebbe vinto davvero: ma non una mera vittoria d'immagine, bensì una vittoria sui contenuti.

CO.P.A.R. – Comitato Politico per l’Astensione ai Referendum

http://web.tiscalinet.it/astensione


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