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Riforme Istituzionali - contro ogni forma di razzismo
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Quando ancora c'era il muro
 
di Franco Ragusa
 
serie UMORISMO
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... Berlusconi e il berlusco­nismo non rappresentano altro che gli effetti di una riduzione degli spazi di rappresentanza e degli strumenti di garanzia iniziata e consolidatasi con la sottrazione di ogni reale potere di scelta degli elettori.
Tutto questo è stato chiamato progresso ed è stato trasformato in una stagione di riforme, anche se non sempre vincente, tendente ad escludere dall'agenda politica le istanze provenienti da ampi settori della società.
Senza poter più contare e con una qualità della vita sempre più compromessa, c’è certamente la necessità di restituire agli elettori quella sovranità che dovrebbe già essere loro ma che, invece, il Partito azienda e gli americani de Roma hanno fatto divenire di loro esclusiva proprietà.
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Riforme Istituzionali - L'Editoriale
Scritto da www.riforme.info   
Domenica 24 Marzo 2002 00:00
Nel tentativo di tenere bassi i toni, si è scelto di scrivere queste poche righe dopo aver atteso alcuni giorni dalla tragica morte del Prof. Biagi. Purtroppo, nonostante si scriva ora, a mente fredda, i giudizi di “pancia” della prima ora non sono venuti meno.
Riguardo agli imbecilli che, a nome proprio o manovrati che siano, continuano, imperterriti, a seminare lutti, c’è ben poco da aggiungere: è un tumore del quale è urgente liberarsi; prima arriverà la cura, meglio sarà.
Molto da dire, invece (anche perché di questo poco si parla), nei confronti di chi, di fronte ad un evento così tragico, ha pensato bene di non perdere l’occasione per procurarsi propri personalissimi vantaggi.
Saccheggiare case dopo un terremoto, o utilizzare il dolore e lo sconcerto per la morte di una persona inerme per ottenere risultati politici altrimenti non raggiungibili, non fa molta differenza: sciacalli i primi, sciacalli i secondi.
E’ questa la triste realtà alla quale è difficile abituarsi.
Una realtà in grado di alimentare dubbi ed inquietudini circa i reali mandanti degli atti di terrorismo degli ultimi anni.
Ma al di là delle ipotesi da verificare, ci sono appunto certezze che è possibile, sin da subito, denunziare.
Abbiamo assistito e stiamo ancora assistendo ad una strumentalizzazione senza precedenti dei tristi fatti di Bologna, a 360 gradi.
Le proteste di ampi settori sociali a difesa dell’art. 18 spregiativamente liquidate come manifestazioni contro le idee di Biagi, come se non fosse più lecito manifestare contro le opinioni non condivise.
La morte del Prof. Biagi utilizzata per far dimenticare che sull’art. 18 c’è già stato un ampio dibattito in occasione dei 7 referendum radicali: un referendum ampiamente delegittimato e sconfitto dalla bassa affluenza alle urne e da una valanga di No.
Chi oggi si sorprende di fronte alla decisa mobilitazione a difesa dell’art. 18, attribuendone la causa a non si sa bene quali campagne d’odio contro il Governo, è evidente che lo fa in malafede, ed è per questo che ha tutto l’interesse di servirsi del vile attentato di Bologna per accusare, di fatto, i protagonisti delle proteste di questi ultimi mesi di aver armato la mano degli assassini del Prof. Biagi.
La stessa malafede che attribuisce alla sola cecità dei lavoratori le colpe del mancato confronto ed il conseguente clima di acceso scontro sociale, sottacendo, invece, riguardo al colpo di mano legislativo deciso dal Governo, attraverso l’uso dello strumento della delega, per modificare una parte fondamentale dello statuto dei lavoratori, quella che appunto regola la tutela reale dei diritti dei lavoratori.
 
Una parola, infine, in difesa della memoria del Prof. Biagi e, mi permetto di aggiungere, di rispetto per il dolore dei suoi familiari.
Siamo stati costretti ad assistere, impotenti, ad un’ipocrita operazione di marketing condotta sulla pelle di una persona barbaramente uccisa.
Le occasioni per ricordare la figura del Prof. Biagi, da parte dei più alti rappresentanti del Governo, tutte puntualmente trasformate in momenti di propaganda politica a sostegno del Governo e contro le mobilitazioni dei lavoratori. Al tempo stesso, nessuna autocritica e conseguente rimozione dei Ministri che potevano e che non sono intervenuti per garantire l’incolumità fisica del Prof. Biagi.
Come dire che ci troviamo di fronte a due Prof. Biagi: Il Prof. Biagi “persona” ed il Prof. Biagi “consulente del Governo”, uno diverso dall’altro.
Il primo, poco importante da vivo quanto da morto: non meritava tutela prima, tanto da vedersi sottrarre la scorta; non la merita ora che si dovrebbero indicare le responsabilità, nell’ambito del Governo, della mancata scorta.
Il secondo, invece, eroe postumo di un Governo che è bene celebrare ... il Governo, quanto più possibile.


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