20 | 11 | 2018

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Riforme Istituzionali - l'Editoriale

Rielezione di Napolitano: il golpe, venti giorni prima, che tutti hanno fatto finta di non vedere

Cominciamo con il mettere i puntini sulle i.
Se UNO vale UNO, come da Costituzione, chiunque dica di parlare a nome dei Cittadini, faccia la cortesia di sottrarre il mio nome: i Cittadini meno UNO!
Per parlare a mio nome si deve avere in mano un atto legale da me sottoscritto o, quanto meno, aver ottenuto il 100% dei voti in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento.
Tenuto quindi conto che l’esercizio del diritto di voto è segreto, chiunque prenda un voto in meno del 100%, se non esplicitamente autorizzato a farlo, non può e non deve arrogarsi il diritto di parlare anche a nome del Cittadino-Elettore Franco Ragusa.
Premesso ciò, la cronaca di questi ultimi giorni.
 
Non importa il come, non importa il perché, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica il Movimento 5 Stelle aveva avanzato la candidatura di Stefano Rodotà.
Un candidato di indiscussa autorevolezza, indipendenza e competenza che, senza dubbio, avrebbe potuto svolgere in maniera equilibrata il delicato ruolo di Garante della Costituzione a tutela dei diritti di tutti.
Dopo tanti anni nei quali la Costituzione è stata ridotta a carta straccia, un’occasione da non perdere, tanto più perché sostenuta da una forza politica che, per le caratteristiche antisistema dichiarate, avrebbe sicuramente trovato in Stefano Rodotà il critico più severo.
Sappiamo però come è finita: la rielezione di Napolitano.
 
Non si è trattato di una soluzione dell’ultima ora (allarme lanciato da questo sito alla vigilia della prima chiama), ma dell’epilogo di una manovra iniziata ben venti giorni fa dal Presidente Napolitano, con la decisione di congelare sine die il processo che avrebbe dovuto portare alla nomina del Presidente del Consiglio.
Facendo ciò, infatti, l’omissione dell’atto della nomina, Napolitano ha impedito al Parlamento di esercitare quella che è una sua prerogativa esclusiva, votare per accordare o non accordare la fiducia, peraltro ribadendo, in presenza di un Parlamento rinnovato, l’operatività di un Governo non sfiduciato dal precedente Parlamento ma al tempo stesso non inviato alle nuove Camere per verificare la sussistenza o meno della fiducia.
Un colpo di mano chiaramente finalizzato ad impedire la nascita di un qualsiasi Governo che non fosse quello delle grandi intese o con le caratteristiche del Governo Monti giust’appunto prorogato-operativo.
Ed è proprio a partire da questa base che si è infine raggiunto l’accordo che ha portato alla rielezione di Napolitano.
Ma l’atto doloso in sé non è però dato dal Parlamento che ha potuto votare, anche se ha finito per farlo nel peggiore dei modi, ma dalla violazione della Costituzione, in senso presidenzialista, che ha determinato le condizioni che hanno “facilitato” la scelta di riconfermare Napolitano.
Un’operazione, si ripete, finalizzata ad impedire la nascita di un qualsiasi Governo che non preveda anche l’inclusione del centrodestra di Berlusconi.
 
Ma in quanti erano, venti giorni fa, ad intimare marce su Roma a difesa della Costituzione e contro la forzatura di tipo presidenzialista?
Nessuno! Grillo compreso.
Anzi, dalle pagine del Blog di Grillo è addirittura arrivata l’approvazione per l’operato del Capo dello Stato, perché Napolitano, nel commissariare il Parlamento e nell’affermare l’operatività del Governo Monti, aveva dato ragione al Movimento 5 Stelle che, per l’appunto, aveva sin lì sostenuto che un Governo c’era e che, quindi, il Parlamento poteva operare nel pieno dei suoi poteri.
Un Parlamento con pieni poteri ma al quale, come se nulla fosse, era stata appena sottratta la competenza espressamente prevista dall’articolo 94 della Costituzione: Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
 
Se di colpo di Stato si può quindi parlare, questo è avvenuto venti giorni fa.
Venti giorni fa si poteva e si doveva sollevare in Parlamento la questione della messa in stato di accusa del Presidente Napolitano, ma nessuno l’ha fatto, non ponendo così alcun ostacolo alla sua ricandidatura.
Prima di indire, pertanto, tardive ed inopportune marce su Roma, Grillo da fuori e gli eletti del Movimento 5 Stelle da dentro il Palazzo, comincino a condurre una seria opposizione parlamentare, a partire dalla richiesta della messa in stato di accusa del presidente Napolitano ai sensi dell’art. 90 della Costituzione; ed infine evitino, soprattutto, di parlare a sproposito e a nome del cittadino-elettore Franco Ragusa.
Prima di farlo, quanto meno una telefonata, un sms o una richiesta via email.
Perché se è vero che ora il Movimento 5 Stelle non è certamente "il nemico" sul quale concentrare le attenzioni, è anche vero che farsi strumentalizzare da chicchessia, Grillo compreso, non se ne parla proprio.
 
Franco Ragusa


copertina-legge elettorale
 
III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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