24 | 09 | 2017
Premesso che un risultato referendario non può essere considerato come una sorta di "patto con il diavolo" per l'eternità (per l'approfondimento sul punto si veda l'editoriale: "Proporzionale e finanziamento pubblico: un referendum può valere per l'eternità?"), si può affermare, oggi, come fa il fronte del No e/o dell'astensione, che il cosiddetto referendum no-triv sia sostanzialmente inutile?

In fondo, si dice, grazie alle ultime modifiche legislative contenute nella legge di stabilità per il 2016, entro le 12 miglia non sarà più possibile ottenere nuove concessioni. Il referendum no-triv, pertanto, avrebbe solo conseguenze limitate, viste le poche concessioni attive che, peraltro, potrebbero continuare la loro attività, chi più, chi meno, per un'altra decina d'anni.
Tutto apparentemente logico, se non fosse che stiamo parlando di leggi ordinarie, leggi per le quali, cioè, non esistono procedure aggravate per la loro approvazione.
 
Un modifica notturna, ad esempio, inserita in fretta e furia in una legge sulla quale il Governo potrebbe imporre il voto di fiducia, ed eccolo là che come nulla potrebbe saltare il divieto entro le 12 miglia da poco introdotto.

Tenuto conto di questo possibilissimo scenario, spostata cioè l'attenzione da ciò che è oggi in vigore e che il fronte del no sta utilizzando strumentalmente, a ciò che da domani potrebbe "tornare" in vigore, che il referendum no-triv sia più che utile è fuori discussione.
Il colpo di mano di cui sopra non avrebbe infatti vita facile anche se approvato, in quanto suscettibile di finire sotto la lente della Corte Costituzionale.

Con la sentenza 199 del 2012 (divieto di ripristino della normativa abrogata  dalla  volontà  popolare - illegittimità costituzionale della disciplina sui servizi pubblici locali), la Consulta fu molto chiara nel ribadire il divieto di ripristino della normativa abrogata, in quanto vi è l'esigenza di garantire che lo strumento di democrazia diretta non "venga posto nel nulla e che ne venga vanificato l’effetto utile, senza che si sia determinato, successivamente all’abrogazione, alcun mutamento né del quadro politico, né delle circostanze di fatto, tale da giustificare un simile effetto."
 

In altre parole, nel caso vincesse il sì, sarebbe abbastanza complicato reintrodurre una normativa che in qualche modo potrebbe vanificare il risultato referendario: se gli elettori votano per impedire il rinnovo delle concessioni preesistenti, sarebbe certamente non compatibile con questa espressione di voto il ritorno alle precedenti norme che consentivano, invece, di poter ottenere simili concessioni all'interno delle 12 miglia.
Nel breve e nel medio periodo, pertanto, la vittoria del sì metterebbe al riparo da eventuali ripensamenti notturni.

Considerato l'esplodere dei conflitti di interesse che hanno riguardato più di un Ministro dell'attuale Governo, molto meglio un risultato referendario positivo in più, che stare a fidarsi con un risultato referendario in meno.

Franco Ragusa


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III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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