24 | 09 | 2017
Un brutto colpo la sentenza della Consulta sull'Italicum, sia per i ricorrenti, non avendo ottenuto ragione per tutte le ipotesi di incostituzionalità prospettate, e sia per chi, ovviamente, convinto di aver “inventato” la legge elettorale più bella del mondo, l'ha vista infine bocciata nel suo nucleo centrale, il turno di ballottaggio.
Ma per quanto ancora in attesa delle motivazioni e quindi a rischio smentita, non dovrebbe essere azzardato sostenere che siamo di fronte ad una decisione ampiamente scontata.
Ciò non significa che se ne condividano tutti gli esiti, ma soltanto che, sulla base della precedente sentenza sul Porcellum (Sentenza No Porcellum: qualche complicazione di troppo, purtroppo, ad uso e consumo della malapolitica), era sin troppo prevedibile che il premio di maggioranza e i capilista bloccati passassero l'esame della Consulta, così come non era ipotizzabile che l'Italicum venisse cassato per intero per la mancata uniformità con la legge elettorale per il Senato.

Partendo l'analisi da quest'ultimo aspetto, come si sa, al Senato la distribuzione dei seggi dipende da più fattori.
Certamente dal tipo di legge elettorale, ma anche da due vincoli costituzionali: diverso corpo elettorale rispetto a quello della Camera (per il Senato votano gli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età); elezione del Senato su base regionale.
Tenuto conto di questi due vincoli, nessuna legge elettorale potrebbe garantire omogeneità di risultato elettorale ai fini della governabilità, così come del resto dimostrano le difficoltà già riscontrate in passato anche con le due precedenti leggi elettorali maggioritarie: Mattarellum e Porcellum.
Nel prendere atto, pertanto, dell'esistenza di vincoli costituzionali che di per sé sono in grado di vanificare qualsiasi tentativo di legislazione uniforme al fine di ottenere un risultato identico per entrambe le Camere, con ogni probabilità nella Consulta ha prevalso l'opinione che il sistema realizzato dalle due diverse leggi elettorali non presenti più rischi di disomogeneità di risultato di quanto, ad esempio, potrebbe avvenire nell'ipotesi di una medesima legge elettorale per il Senato sulla base di quella per la Camera.
Anzi, con ogni probabilità, laddove ci si uniformasse alla legge per la Camera, il che implicherebbe tornare alla lotteria dei premi di maggioranza Regione per Regione (sempre per il vincolo costituzionale di cui sopra), i problemi di disomogeneità di risultato potrebbero addirittura acuirsi.
In qualche Regione potrebbe infatti scattare il premio, in altre no; in alcune potrebbe vincere una lista, mentre in altre Regioni potrebbero prevalere liste diverse.
Nulla di più normale, pertanto, che nel giudizio della Corte abbia pesato poco la presunta disomogeneità tra i due sistemi di elezione delle Camere.

Sul mantenimento dei capilista bloccati c'è purtroppo poco da aggiungere all'esito del pronunciamento.
Per quanto poco condivisibile, era già tutto scritto nella sentenza contro il Porcellum.
Anzi, sulla base di quella decisione, in presenza di liste corte la Consulta avrebbe ben potuto chiudere un occhio anche nel caso di liste completamente bloccate (Sentenza No Porcellum: qualche complicazione di troppo, purtroppo, ad uso e consumo della malapolitica).
Altra decisione che sta suscitando molte perplessità, pur non consentendo più all'eletto di scegliere a propria discrezione il collegio di elezione, la riconosciuta legittimità delle pluricandidature da parte dei capilista.
Paradossalmente, però, in un sistema dove potrebbero esservi ben 100 capilista calati dall'alto, che qualche lista decida di candidare in più circoscrizioni uno stesso capolista aumenta, in automatico, il numero dei parlamentari scelti con il voto di preferenza.
A ben vedere, quindi, stante il discutibile mantenimento dei capilista bloccati, le pluricandidature potrebbero portare più benefici che danni.

Sul premio di maggioranza, infine, anche su questo c'è purtroppo poco di cui rimanere sorpresi.
La Consulta non ha mai ritenuto il premio di maggioranza in sé come fonte di illegittimità, bensì ha sempre sollevato la sua attenzione circa i modi di assegnazione.
In particolare ha sempre indicato, come fonte di legittimazione, oltre al maggior numero di voti, il conseguimento di una soglia minima di consensi, motivo per il quale dovrebbe aver dichiarato l'incostituzionalità del turno di ballottaggio, un tentativo maldestro di aggiramento della soglia.
Ma la soglia del 40% dei voti, a fronte di un premio sino al raggiungimento del 54% dei seggi, può essere considerata un valore minimo condivisibile?
È accettabile, considerate le delicate funzioni svolte dal Parlamento, oltre quelle legate alla governabilità, un premio in seggi nell'ordine delle due cifre percentuali?
Considerato il quadro politico attuale, dove la gran parte delle forze politiche non fa che esprimere il desiderio di leggi elettorali in ogni caso fortemente premianti, Movimento 5 Stelle compreso, è forte l'impressione che la Consulta si sia adeguata di conseguenza.

Per concludere, quali possibili scenari è possibile ipotizzare a seguito della sentenza?
Come sopra tentato di argomentare, ai fini della governabilità avrebbe poco senso intervenire per avere una legge elettorale per il Senato sulla base di quella per la Camera.
Piuttosto, ai fini della corretta rappresentanza, sarebbe più urgente intervenire sui due sistemi ponendo mano alle soglie di sbarramento: assurdamente alte al Senato; assurdamente punitive alla Camera tenuto conto che, in virtù del possibile raggiungimento dei requisiti per l'assegnazione del premio di maggioranza, vi è già una forte spinta al voto utile in grado di favorire la governabilità ed in grado di penalizzare fortemente le forze politiche minori.
Auspici, però, che sappiamo bene irrealizzabili stante l'attuale quadro politico.
È sotto gli occhi di tutti, infatti, come sia già partita la gara a chi arriverà al fatidico 40%.
E che non si tratti di un bluff ce lo ricordano i risultati delle prime due tornate elettorali con il Porcellum.
Sia nel 2006 che nel 2008, il 40% venne facilmente superato, il che, se da un lato dimostra come si tratti di una soglia eccessivamente bassa e sulla quale sarebbe opportuno intervenire verso l'alto, dall'altro lato ben spiega l'ostracismo di tutte le forze politiche maggiori a che vi si metta mano.
Certo, il quadro politico è mutato, per cui in apparenza sembra impossibile, oggi, che una qualche lista possa arrivare al 40% dei voti; da non dimenticare, però, che le scelte delle forze politiche e i comportamenti degli elettori mutano sulla base della legge elettorale vigente.

Franco Ragusa


copertina-legge elettorale
 
III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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