24 | 09 | 2017
Ci risiamo!
Non contenti di aver ampiamente verificato sul campo il fallimento delle forzature maggioritarie che si sono susseguite dal 1994 ad oggi, non contenti di ben due sentenze di incostituzionalità della legge elettorale, e non contenti, inoltre, di aver perso non uno, ma più referendum sulle questioni relative alle riforme costituzionali e la legge elettorale, eccoli che ci riprovano con l'ennesimo meccanismo che bada agli interessi di pochi contro gli interessi degli elettori.

Chiamandolo infatti con altro nome, il Pd si fa nuovamente avanti con una versione peggiorata del Mattarelum. Il tutto in barba alle due sentenze di incostituzionalità appena ricordate.
Favorire la governabilità nel rispetto della reale espressione di voto, questo, nella sostanza, il principio che ha mosso la Consulta nelle due sentenze contro Porcellum e Italicum. Sempre secondo questo principio, non c'è da aver dubbi che anche il Mattarellum avrebbe subito la stessa sorte laddove fosse arrivato all'attenzione dei giudici costituzionali.

Ma come premesso, quanto avanzato dal PD è una rivisitazione del Mattarellum che non ha altresì nulla a che vedere con il sistema tedesco.
In Germania, infatti, non vige affatto un sistema 50% maggioritario e 50% proporzionale, in quanto l'assegnazione finale dei seggi alle singole liste è al 100% proporzionale con soglia di sbarramento.
L'elettore tedesco ha due voti a disposizione: uno per la selezione dei candidati uninominali, le persone, che però non incide o può incidere solo in piccolissima parte alla definizione del numero totale dei seggi da assegnare alle singole liste (eventualmente solo qualche seggio aggiunto); l'altro voto, invece, per decidere con riparto proporzionale il numero di seggi da assegnare lista per lista.
Ed è proprio questa combinazione, voto disgiunto per selezionare i candidati nell'uninominale e riparto proporzionale, ciò che caratterizza e rende virtuosa la legge elettorale tedesca.
L'elettore tedesco è libero da condizionamenti o ricatti quando sceglie il candidato uninominale, fosse anche collegato ad una lista diversa da quella che, invece, voterà con la scheda proporzionale che decide tutto. È grazie a questa libertà di selezione di cui godono gli elettori che le forze politiche sono costrette a presentare il meglio nelle liste uninominali, e con ciò sperare di ottenere qualche seggio aggiuntivo (con le modifiche legislative del 2013, a garanzia della ripartizione proporzionale, si è previsto che il possibile vantaggio dei seggi aggiuntivi venga annullato con l'assegnazione di mandati di compensazione alle forze politiche senza seggi in soprannumero).

Sintetizzato brevemente il sistema tedesco, le differenze con quanto proposto dal PD saltano immediatamente agli occhi.
Il testo base del PD non assegna tutti i seggi con metodo  proporzionale e non prevede, inoltre, il voto disgiunto, bensì un meccanismo analogo con quanto già sperimentato negativamente con il Mattarellum in vigore per l'elezione del Senato.
Riguardo a quest'ultimo aspetto vi sarebbe peraltro da ricordare che vi sono stati ben due referendum falliti: di fronte alla domanda se votare con una sola scheda senza possibilità di voto disgiunto non solo al Senato, ma anche alla Camera, per ben due volte, 1999 e 2000, la maggioranza degli elettori scelse di delegittimare i proponenti non recandosi a votare.
Senza ora ripetere i problemi legati alla distorsione della rappresentanza determinata dall'adozione dei collegi uninominali per la determinazione anche solo in parte dei seggi da assegnare (il collegio si vince con un voto in più, al 50% o al 25% non fa differenza. Per approfondimenti si rimanda ad un capitolo dell'approfondimento "Legge elettorale - i tanti modi per non farci contare"), l'aspetto più intollerabile della proposta PD è che il voto alla lista di candidati per il proporzionale, lista per di più bloccata, e candidato uninominale, fanno appunto parte di un unico pacchetto "prendere o lasciare".

La cattiva distribuzione dei seggi viene inoltre amplificata dal venir meno del meccanismo dello scorporo e dalla soglia di sbarramento elevata al 5%.
A poco vale sostenere che con il Mattarellum vi era solo il 25% di proporzionale.
La doppia scheda alla Camera, lo scorporo parziale dei voti ottenuti per la vittoria nei collegi, e la soglia di sbarramento al 4%, erano certamente meno lesivi del diritto alla rappresentanza di milioni di elettori orientati verso le forze minori.

Ci troviamo nuovamente di fronte, quindi, ad una proposta di legge elettorale con due correttivi fortemente condizionati ed in grado di incidere sulla libera scelta degli elettori e sulla corretta rappresentanza dei voti espressi: con la quota maggioritaria si regalano seggi a pioggia a quelle poche forze politiche in grado di competere per la contesa dei seggi uninominali, e questo a fronte di consensi elettorali di gran lunga al di sotto del 50%; per poi alterare anche l'espressione di voto per la quota proporzionale, tagliando fuori dalla rappresentanza le forze politiche al di sotto del 5%, senza per di più alcun riequilibrio in grado di rappresentare adeguatamente le forze politiche al di sopra del 5% ma con scarse possibilità di ottenere seggi nella quota maggioritaria uninominale.

Franco Ragusa


copertina-legge elettorale
 
III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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