23 | 05 | 2013
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Riforme Istituzionali - l'Editoriale

Il risultato delle Parlamentarie? Pacco, Contro Pacco, Contro Paccotto

E così, dopo le parlamentarie del Movimento 5 Stelle e quelle appena svolte dal PD e da SEL, possiamo finalmente ragionare avendo tra le mani qualcosa di più concreto. Ci sono i numeri e tre diverse esperienze dalle quali poter trarre insegnamento.

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Legge elettorale: la porcata maggioritaria che oggi piace tanto a Grillo

Se fosse possibile cambiare domani stesso il Porcellum, togliendo l'assurdo premio di maggioranza, ci sarebbe solo da festeggiare per la conquista di un esercizio del diritto di voto pieno, senza condizionamenti e trucchi contabili, dove, cioè, nessun voto potrebbe valere più di altri: una testa, un voto, e fine della porcata!

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P, come “Premio di maggioranza”, for Dummies

La scorsa settimana abbiamo avuto un sondaggio di Renato Mannheimer con risultato a sorpresa: “Premio di maggioranza, no da un italiano su due”.
Certo, potrebbe trattarsi di un caso di volubilità temporanea.
Ma forse no, non si tratta di un caso sporadico, ma di una convinzione via via consolidatasi negli ultimi anni.
Secondo un vecchio sondaggio di Repubblica, infatti, nel settembre 2010 il 41% era favorevole ad un sistema proporzionale con sbarramento sul modello tedesco.
Valessero questi dati così come in genere ci vengono proposti per convincerci sulle cose da fare, il come modificare la legge elettorale sarebbe cosa fatta.
E invece no!

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Legge elettorale: alla fin fine, sono tutti uguali?

Nuova legge elettorale sì, nuova legge elettorale no? Questo il dilemma.
Sino a ieri la volevano cambiare tutti; oggi, come la giri la giri, c’è sempre qualcuno che può perderci qualcosa.
Il nodo della discordia, l’assurdo premio di maggioranza che, in una situazione così frammentata,  sta iniziando a far tremare le gambe anche ai fondamentalisti della governabilità a tutti i costi.
Ebbene sì, il quadro politico è mutato a tal punto che una coalizione o una forza politica intorno al 25% potrebbe fare “asso piglia tutto”.

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Napolitano: La ragione dei diritti, ma anche dei doveri

Il Conflitto di attribuzione, sollevato dal Presidente Napolitano nei confronti della Procura di Palermo, continua ad alimentare, a distanza di giorni, un dibattito nel quale le questioni di diritto sembrano sfuggire di mano, in particolare per i toni utilizzati, anche ai più autorevoli esperti della materia; in ultimo un durissimo intervento di Gianni Ferrara su “il manifesto” di oggi.
La stima e il rispetto dovuto per l’illustre costituzionalista impongono, ovviamente, le dovute cautele, ma non ci si può esimere dal rispondere di fronte al duro giudizio espresso dal Professore nei confronti di tutti coloro che hanno ritenuto non opportuna o infondata l’iniziativa promossa dal Presidente Napolitano.
Il Prof. Ferrara conclude affermando, infatti, che disconoscere le ragioni del conflitto sollevato “è segno di grave nonchalance dei diritti inviolabili da parte di qualche magistrato. In altri rivela ignoranza o malafede o un intento eversivo. Comunque non è prova di "virtù repubblicane". ”

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L'Antipolitica di Napolitano

Ancora non si sa se consigliato da qualcuno o se in perfetta solitudine, ma alla fine il Presidente Napolitano ha deciso di intervenire duramente contro la Procura di Palermo, sollevando il conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte Costituzionale, "per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione."

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Spending review per tutti, ma la RAI e il Ministero dell’Economia e delle Finanze delocalizzano

Oramai si tratta di un appuntamento quotidiano: non passa giorno senza che arrivi un nuovo provvedimento od una tassa in grado di peggiorare le già disastrate condizioni di vita di buona parte del Paese.
Ci dicono che è tutta colpa dell’enorme debito pubblico accumulato e che si tratta, pertanto, di interventi necessari e non più rinviabili, tanto più vista la contingente crisi economica.
Proprio per questo, oggi più che mai sarebbe necessario intervenire per contrastare lo sperpero di risorse pubbliche, impedendo che queste vengano impiegate, ad esempio, per finanziare la delocalizzazione delle attività produttive.
Molto spesso, infatti, i soldi dei contribuenti italiani non vengono utilizzati per creare nuovo lavoro in Italia, bensì all’estero.

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Napolitano parla di “crescita e piena occupazione”, ma la RAI finanzia prodotti da realizzare all’estero

la-maremma-in-argentinaLettera inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Signor Presidente,
nel ringraziarla per aver evocato temi di vitale interesse per il Paese, crescita e piena occupazione, colgo l’occasione per segnalarle un piccolo-grande spreco di risorse pubbliche.
Negli ultimi anni l’Azienda RAI ha ridotto di molto il budget da destinare alla produzione di Film e Fiction. A causa di questa riduzione, giunge voce dai piani alti, l’Azienda si è trovata costretta a finanziare, al fine di mantenere inalterata la programmazione, un numero sempre più elevato di progetti da realizzare interamente o in parte all’estero.
Ma se tutto ciò può avere un senso logico secondo il ristretto punto di vista della RAI, non ne ha però alcuno dal punto di vista del sistema Paese.

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La nuova Costituzione secondo i nominati

 riduzione-parlamentariRicevuto il progetto Vizzini il 18 aprile 2012, alla Prima Commissione del Senato sono stati sufficienti 42 giorni per dibattere e consegnare all’Aula un testo di revisione costituzionale “chiavi in mano”.
Considerato che si viene dalla recente approvazione, con la modifica dell’art. 81, dell’introduzione del vincolo di bilancio in Costituzione, il detto che “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi” non sembra per nulla preoccupare i nostri, o meglio, i “loro” parlamentari, visto che si tratta di tutti nominati.
Un continuo bruciare le tappe che, da solo, smentisce il luogo comune secondo il quale l’attuale sistema legislativo sarebbe troppo farraginoso e lento, come del resto abbiamo ben potuto constatare negli ultimi anni.

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AAA candidati non sfigati cercasi

Cantando fuori dal coro, si sa, è facile guadagnarsi una bella dose di impopolarità.
Sui costi della politica, poi, di questi tempi è divenuto difficile anche il solo suggerire di riflettere con più pacatezza: si rimane sommersi dagli insulti, perché tanto sono tutti ladri e c’è solo da azzerare le spese.
E poco importa se, da queste semplificazioni, potrebbero nascere o svilupparsi meccanismi di esclusione altrettanto efficaci e non meno insidiosi.

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Il dito indica la Luna, la norma è incostituzionale, ma tutti guardano Grillo

La notizia è di quelle toste e dai giornali si è presto diffusa su tutti i blog: Finanziamento ai partiti, spunta un emendamento anti-Grillo.
Con l’introduzione di una norma semplice semplice, infatti, che impone l’obbligo di uno Statuto per i partiti che intendono accedere ai rimborsi elettorali, l’M5S verrebbe di fatto escluso da questi finanziamenti, trattandosi, appunto, di un Movimento senza Statuto.
Siamo di fronte, ovviamente, ad una non notizia, e per ben due motivi.

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Ballottaggi: chi rappresenta chi?

Finalmente, con i risultati dei ballottaggi ormai acquisiti, possiamo decretare la fine della campagna elettorale e, quindi, tornare a parlare dei grandi temi.
In primo luogo c’è da registrare, sin dal primo turno, l’ennesimo calo di partecipazione al voto.
Per questo motivo, nessuno degli ultimi sindaci eletti potrà vantare di rappresentare in maniera “larga” le popolazioni che sarà chiamato ad amministrare.

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