08 | 07 | 2020

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Appuntamento: Una legge elettorale proporzionale per la Democrazia Parlamentare

Associazione Per la Democrazia Costituzionale e Comitati Dossetti

 

Presentano:

 

Una legge elettorale proporzionale

per la Democrazia Parlamentare

 

Roma Ex Hotel Bologna, Via Santa Chiara

 

giovedì 11 novembre 2010 - dalle ore 15,30 alle ore 19.00

 

Relatori

Domenico Gallo

Claudio De Fiores

 

Intervengono

 

P. Adami, G. Azzariti, I. Barbarossa, F. Bilancia, S. Cannavò, S. Cararo, L. Carlassare, I. del Prato, M. Dogliani, S. Falcinelli, P. Ferrero, R. Gualtieri, R. La Valle, G. Migliore, M. Montefusco, A. Paolini, F. Pardi, G . Pegolo, A. Pizzo, P. Quartana, F. Ragusa, F. Russo, G. Russo-Spena, E. Salvato, C. Salvi, A. Sani, M.Villone

 

 

Conclude Gianni Ferrara



La condizione della democrazia italiana è catastrofica. Lo è innanzitutto perché la rappresentanza politica è stata, ed è, devastata. I pasdaran della governabilità, volendola assicurare ad ogni costo come ragione prioritaria del sistema istituzionale, la hanno elevata ad obiettivo escludente ogni altro. Perciò hanno prima distorto e poi svuotato il ruolo e, con esso, il significato delle elezioni politiche. Da strumento di espressione dei bisogni sociali, dei progetti di vita e delle domande della democrazia, le hanno trasformato in meccanismo di investitura del potere a favore di un uomo solo. Si è così necrotizzato il rapporto tra la pluralità della base sociale e la sua riproduzione istituzionale nello stato-soggetto fino ad appannarne l’identità repubblicana. Si è poi dissolta la riconquista, conseguita a metà del secolo scorso, della indefettibile conformazione rappresentativa della democrazia, da inverare certo con la partecipazione ma mai dissolvere o attenuare.
Il degrado della democrazia italiana è giunto a tal punto che i membri dei due rami del Parlamento vengono chiamati «figuranti» da chi ha voluto, e tuttora difende, una legge elettorale che li ha ridotti ad essere tali. E lo sono perché fiduciari di cinque o sei cittadini, non di più, tanti quanti sono i leaders dei partiti presenti in Parlamento. Lo sono perché, com’è più che noto, il loro status di membro del Parlamento è dovuto alla posizione in cui il leader del partito cui appartengono li ha collocati nella lista dei candidati alla Camera o al Senato. I singoli parlamentari sono divenuti in realtà … rappresentanti di uno dei tali leaders. Non di “eletti” si tratta ma di “nominati” dal proprio leader. Con la sconvolgente conseguenza che, se detto leader diventa Presidente del Consiglio, risulterà che i membri del Parlamento risponderanno al leader-premier. Il rapporto rappresentavo raggiunge così il massimo della mistificazione. Il leader sostituisce il corpo elettorale trasformandolo in proprio organo ausiliare.
Il meccanismo predisposto realizza così una serie di ablazioni. Espropria il corpo elettorale del diritto ad essere credibilmente rappresentato. Dissolve quindi la rappresentanza politica, cioè il fondamento della legittimazione del Parlamento. Prosegue con l’espropriazione degli eletti sia di maggioranza che di opposizione. Li riduce o ad esecutori delle decisioni dettate dal Presidente del Consiglio e da tradurre in leggi, o ad astanti di tale e tanta sfigurazione della funzione legislativa. Rovescia il rapporto tra Parlamento e Governo, previa estrazione del potere attribuito al Parlamento dalla Costituzione e lo accumula in una persona sola. La democrazia è atrofizzata.
Non si invochi la questione della governabilità. I due anni della legislatura in corso aggiungendosi a quelli che li precedono da venti anni dimostrano inconfutabilmente la risibilità delle dottrine che hanno postulato il sistema elettorale maggioritario come fattore di stabilità, di efficienza, di produttività delle istituzioni. Hanno anche mostrato nel berlusconismo il baratro della democrazia, della dignità nazionale, della recessione economica, della rottura di ogni solidarietà sociale in cui il revisionismo istituzionale ha gettato il Paese.
La ricostruzione della democrazia italiana si pone quindi come imperativo indefettibile. La prima delle sue urgenze è quella della riedificazione della rappresentanza politica che un solo restauro può rendere effettiva: quello che ripristina il fine ed il valore del tipo di rappresentanza con cui fu eletta la l’Assemblea costituente e fu avviata la democrazia repubblicana.

Gianni Ferrara
Presidente dell’Associazione Per la democrazia costituzionale