Ricostruiamo l'Italia a partire dal sistema elettorale

Categoria: Associazione Per la democrazia costituzionale
Pubblicato Venerdì, 12 Novembre 2010 20:12
A Roma si discute di proporzionale. La parola a Russo, De Fiores, Gallo e Ferrara  
Sono ormai quasi vent'anni che si discute in questo nostro disgraziato Paese di legge elettorale. Dalla fine della cosiddetta Prima repubblica, quando causa di tutti i nostri guai sembrò essere la legge proporzionale e si cominciò ad introdurre elementi di maggioritario a partire dal referendum Segni del 1991 fino alla legge Mattarellum del 1993 che prevedeva una ripartizione maggioritaria di 3/4 dei seggi. Per poi cambiare con l'approvazione dell'attuale legge Calderoli, che bloccò le liste e sostituì i collegi uninominali con circoscrizioni elettorali di grandi dimensione coniugando il tutto con un proporzionale corretto con premio di maggioranza. Nel frattempo si è fatta strada una sorta di elezione diretta del presidente del Consiglio senza istituzionalizzarla ma che ha oggettivamente avvilito la nostra Costituzione. Insomma una gran confusione, molto pericolosa, una matassa che, giocoforza, tenterà di dirimere la futura maggioranza di governo. A meno che non si decida di andare ad elezioni anticipate con quello che lo stesso autore della legge ha definito "una porcata", offendendo così ancora una volta la nostra democrazia. Su questo tema ieri si è tenuto a Roma presso l'ex Hotel Bologna, un convegno dal titolo "Una legge elettorale proporzionale
per la Democrazia Parlamentare", organizzata dall'Associazione Per la Democrazia Costituzionale presieduta da Gianni Ferrara, e dai Comitati Dossetti, rappresentati ieri da Raniero La Valle. Nutrito il gruppo dei relatori invitati: tra i tanti, oltre ai due già citati, Claudio De Fiores, Domenico Gallo
Pietro Adami, Imma Barbarossa, Sergio Cararo, Stefano Falcinelli, Luigi Ferrajoli, Gianluigi Pegolo, Anna Pizzo, Tiziano Rinaldini, Franco Ragusa, Franco Russo, Giovanni Russo Spena, Ersilia Salvato, Cesare Salvi, Pino A. Quartana. Presente anche Achille Serra dell'Udc. E' stato Russo ad aprire i lavori del convegno a nome dell'associazione ricordando doverosamente con un minuto di silenzio Aldo Natoli, scomparso lunedì scorso e del quale si sono svolti ieri i funerali al Verano. Claudio De Fiores, professore associato di diritto costituzionale, ha voluto sottolineare come ci sia sempre un nesso inscindibile tra la Costituzione e il dovere di tutti di rispettarla nei suoi contenuti e le leggi elettorali che dunque non sono neutre per definizione. «C'è un rapporto inestricabile tra le vicende storiche e i sistemi elettorali. Un rapporto che coinvolge inevitabilmente anche la Costituzione. La legge elettorale più che un'asettica selezione della classe politica ha sempre rappresentato un elemento di espansione o di compressione della democrazia». Il giurista ha così ricordato da un lato la legge Acerbi varata nel 1923 che assicurò al Partito nazionale fascista la maggioranza dei seggi avendo raggiunto il 25% dei consensi e dall'altro la legge cosiddetta truffa del 1953 che voleva dare un premio al partito che avesse raggiunto almeno il 50% più uno dei voti validi. Due leggi che però almeno ponevano un minimo da raggiungere in termini di consensi per godere del premio, clausola completamente assente nella legge Calderoli. «Fu invece normale pensare al sistema più democratico, il proporzionale - ha detto De Fiores - dopo la guerra e l'esperienza autoritaria del fascismo». Per queste ragioni e per ostacolare il presidenzialismo strisciante che la classe politica italina ha fomentato, a destra come a sinistra, che si deve tornare al proporzionale: «Una nuova legge elettorale conforme al modello di democrazia - ha detto Domenico Gallo - voluto dai Costituenti, deve perseguire questi tre obiettivi: ripristinare il principio democratico della rappresentanza e restituire agli elettori la possibilità di sceglieri i propri candidati; liberare il sistema politico dalla camicia di forza di un bipolarismo forzato; favorire la governabilità attraverso il ripristino del metodo democratico fondato sulla centralità del Parlamento». Insomma, «la ricostruzione della democrazia italiana - ha precisato Ferrara - si pone quindi come imperativo indefettibile. La prima delle sue urgenze è quella della riedificazione della rappresentanza politica che un solo restauro può rendere effettiva: quello che ripristina il fine ed il valore del tipo di rappresentanza con cui fu eletta l'Assemblea costituente e fu avviata la democrazia repubblicana».

V.B. www.liberazione.it