La lotteria del Senato: colpa del maggioritario e della governabilità a tutti i costi e senza voti, ma guai a dirlo

Categoria: Legge Elettorale - Approfondimenti
Pubblicato Martedì, 26 Febbraio 2013 00:30
Scritto da www.riforme.info
C’è un luogo comune che imperversa in gran parte dei commenti dei più illustri analisti di questioni elettorali: è tutta colpa del Porcellum, cioè della lotteria con la quale vengono assegnati i diversi premi regionali, se il Senato non è in grado di esprimere, rispetto alla Camera dei Deputati, una maggioranza stabile.
Vero, ma solo in piccola parte. Anzi no, in piccolissima parte.
Che il sistema elettorale preveda l’elezione del Senato su base regionale, infatti, sta scritto sulla Costituzione; così come c'è pure scritto che per le due Camere votano due corpi elettorali diversi.
Tant’è che è sempre stato così, sia con il Mattarellum in vigore dal 1993 al 2005, e sia con la precedente legge elettorale proporzionale.
La regione Lombardia, ad esempio, ha sempre avuto il più alto numero di seggi senatoriali, così come, da sempre, gli elettori lombardi non hanno mai mischiato i propri voti per il Senato con quello proveniente dalle altre regioni.
 
Cosa è quindi cambiato nel frattempo?
Che nel frattempo siamo passati da un sistema elettorale di tipo proporzionale, in vigore sino al 1993, a due diverse leggi, Mattarellum prima e Porcellum ora, a forte connotazione maggioritaria.
 
Con il Porcellum, infatti, chi vince in Lombardia incassa ben 27 seggi dei 49 totali.
Nulla di particolarmente drammatico, spiegava D’Alimonte sul sole24ore, purché gli altri 22 seggi vadano tutti nelle tasche alla coalizione di centrosinistra che sarà stata in grado, si suppone, di vincere nella gran parte delle altre Regioni. Ma il meccanismo è però destinato a saltare laddove, invece, la coalizione di centrosinistra fosse costretta a dividere questi 22 seggi con altre forze politiche.
Eccolo quindi qui svelato l’inghippo e la stortura creata dal Porcellum.
Con un quadro politico complesso potrebbe essere sufficiente conquistare due o tre fra le regioni con più alto numero di seggi a disposizione per vanificare la vittoria in tutte le altre.
Ragionamento ineccepibile che, però, ha il torto dell’omissione.
Nel senso che l’inghippo c’è, è vero, ma allora perché non essere conseguenti e non dire che il problema è dato dall’assurdità di consegnare il 55% dei seggi ad una forza politica che, in ipotesi, potrebbe vincere con il 30-35-40% dei consensi?
Tanto più che di peggio si è verificato con il Mattarellum e, se solo si provasse a fare un piccolo sforzo di memoria, ci si accorgerebbe che i problemi di gestione del Senato sono iniziati proprio con le elezioni del 1994, con una maggioranza risicatissima per il centrodestra, e questo nonostante la fortissima maggioranza invece ottenuta alla Camera.
Volendo quindi tentare di fare un po’ di confronti con le due leggi elettorali, si scopre che nel 1994, ad esempio, il Polo delle Libertà riusci ad ottenere ben 35 seggi dei 47 a disposizione della Lombardia, cioè il 74,5% dei seggi con solo il 43,6 dei consensi. Ben altro, dunque, dei 27 su 49 seggi che, al massimo, il centrodestra ha potuto oggi conquistare con il Porcellum.
E per scoprire che la lotteria dei risultati incideva in misura diversa, regione per regione, è sufficiente fare un altro paio di confronti tra i risultati, più o meno analoghi, ottenuti delle due coalizioni maggiori sempre nel 1994.
In Puglia, addirittura, il centrodestra riuscì ad ottenere il 50% dei seggi, 11 su 22, pur avendo preso meno voti del centrosinistra: 33,37% contro il 33,68% dei progressisti e solo 9 seggi.
Più o meno lo stesso in Sardegna: 3 seggi al centrosinistra con il 31,36% dei voti; ben 4 al centrodestra con il 28,63% dei voti.
Vi sono poi i 13 seggi su 23 conquistati in Piemonte dal centrodestra, il 56,5% con appena il 36,8% dei voti, mentre ai progressisti non fu sufficiente ottenere un risultato analogo per avere lo stessa percentuale di seggi in Campania: 50% dei seggi con il 37,8% dei voti.
Così come è a svantaggio del centrosinistra il confronto con i risultati di Lombardia e Toscana.
Il Polo Libertà, come già ricordato, ottenne 35 seggi su 47, cioè ben il 74,5%  dei seggi con appena il 43,6 % dei voti; i Progressisti soltanto 14 seggi su 19 in Toscana, cioè il 73,7% dei seggi, nonostante una ben più alta percentuale di voti, il 49,1% .
Un confronto di risultati che non lascia adito a dubbi e che mostra chiaramente come un eventuale ritorno al Mattarellum non potrebbe risolvere il problema oggi lamentato per il Senato; peggio ancora, poi, nel caso di una legge elettorale fondata sui soli collegi uninominali senza alcun recupero proporzionale a riequilibrare gli eccessi.
Ma allora, escludendo che si tratti di una buona dose di ignoranza, come e perché tanti illustri commentatori continuano ad omettere che il problema non è il Porcellum perché così qualcuno l’ha definito, bensì la logica maggioritaria con la quale, a partire dal 1994, due pessime leggi elettorali maggioritarie hanno iniziato a distribuire i seggi?
 
Franco Ragusa