20 | 09 | 2018
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Un Presidente di seggio ribadisce...

Caro Signor Ragusa,
mi permetto di disturbarla ancora una volta.
Io Le scrissi in merito alla possibilità di rifiutare la scheda elettorale e Lei mi diede delle risposte molto esaurienti in merito.
Vorrei sottoporLe una risposta che ho ricevuto da un presisdente di seggio, in merito alla discussione sul rifiuto della scheda elettorale.
Cito: <<Sono presidente di seggio dal 2001 e, per quanto riguarda le elezioni politiche e amministrative, non c'è nessuna legge che descriva il diritto dell'elettore di rifiutare una scheda elettorale.
Io devo attenermi a quanto scritto sulle "istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione - pubblicazione n. 6 -elezioni politiche" e questo fantomatico diritto non è riportato, cosa che invece è riportata nelle stesse istruzioni ma nella pubblicazione n. 2 quella riguardante i referendum. Quindi solo in caso di referendum un elettore può avvalersi della facoltà di non ritirare una scheda e a seguito di ciò verrà annotato il fatto che l'elettore non ha votato sugli elenchi e nessuna annotazione dovrà essere fatta sui verbali.

 
Il presidente di seggio in questione sembra ignorare una differenza sostanziale tra le due diverse elezioni:
nel secondo caso (referendum) si tratta di una previsione dovuta all'esistenza del quorum e, quindi, opportunamente regolata per impedire alterazioni del risultato finale che dipende anche dal livello di partecipazione;
nel primo caso, invece (elezioni politiche), non essendo previsto il quorum, il non ritiro o la restituzione sono ininfluenti ai fini del risultato che è dato dai soli voti validi. Per altro, per ottenere l'effetto desiderato, sarebbe sufficiente prendere la scheda in mano, chiuderla immediatamente e restituirla al Presidente di seggio, il quale sarebbe così costretto ad annullarla (perché andrebbe intesa come voto al di fuori della cabina) e verbalizzare il tutto.
 
E' inutile attaccarsi all'art. 104 della legge elettorale perchè il segretario è tenuto a verbalizzare reclami e/o proteste da parte di elettori solo ed esclusivamente per fatti riguardanti lo svolgimento delle operazioni all'interno del seggio.

Questa affermazione non sta scritta da nessuna parte. Viene continuamente ribadita senza alcun riferimento normativo e non è ricavabile da alcun disposto combinato.
Per altro, proprio il riferimento ad un obbligo del segretario (è lui ad essere sanzionato e non il Presidente) esclude che possa essere il Presidente a decidere per il sì o per il no, a meno che non se ne assuma la responsabilità mettendolo a verbale.
Altresì, anche l'eventuale rifiuto del segretario dovrebbe comunque comparire a verbale (motivi del rifiuto alla richiesta di applicazione dell'art. 104 da parte dell'elettore "Tal dei Tali"). E' la previsione della sanzione che lo impone per consentire, a chi potrebbe comminare la sanzione, di poter valutare la correttezza delle scelte compiute nei confronti di una richiesta proveniente da un elettore che, anche ammessa l'esistenza di limiti, è prevista dalla legge. Perché se così non fosse, i segretari di seggio potrebbero rifiutarsi di verbalizzare qualsiasi cosa.
 
Anche l'ufficiale giudiziario è tenuto a notificare al presidente reclami e/o proteste inerenti alle sole operazioni del seggio e non ad opinioni degli elettori.

In questo caso specifico il Presidente di seggio che ha contattato le ha dato un'interpretazione corretta. In questo caso, infatti, ciò che l'elettore può chiedere è che si notifichi l'omessa verbalizzazione, intendendo questa come violazione delle operazioni del seggio. Per altro, questo articolo è la dimostrazione che laddove il legislatore ha voluto delimitare la protesta e il reclamo l'ha fatto; dove non l'ha fatto, è perché evidentemente non ha voluto porre limiti che avrebbero, questi sì, aperto contenziosi insanabili.
 
I presidenti di seggio sono tenuti ad adottare tutti i mezzi affinchè le operazioni di voto si svolgano speditamente come a loro richiesto quindi, a meno di informative da parte delle prefetture che consentano il diritto di rifiutare la scheda, tutti i presidenti non metteranno nulla a verbale e allontaneranno gli elettori che rallentino le operazioni di voto, cosa che farò io.>>
 
Ripeto: è il segretario che non può rifiutarsi. E' a lui che è infatti rivolta la sanzione. Nessun rallentamento delle operazioni se tutti svolgono i compiti a loro assegnati dalla legge.
All'elettore è consentito fare proteste e reclami che, è bene ripeterlo, anche ammessa la tesi dell'esistenza di limiti di contenuto, in ogni caso impongono la verbalizzazione, sia che vengano accettate, sia che vengano rifiutate (motivi del rifiuto alla richiesta di applicazione dell'art. 104 da parte dell'elettore "Tal dei Tali"). Essere componenti di un Ufficio elettorale non conferisce poteri da "Dio in terra".
Sta quindi ai Presidenti decidere se perdere tempo o no per compiere atti in ogni caso dovuti.
 
Le chiedo di darmi un ulteriore aiuto nell'interpretazione di queste parole e nel comportamento da tenere in caso si incontri un presidente di seggio analogo.
 
Molto semplicemente, mostrarsi disponibili a togliersi dai piedi nel più breve tempo possibile, anche e soprattutto nel caso di resistenza da parte del Presidente di seggio, e segnalare che una volta usciti di lì verrà sporta denunzia e, quindi, una volta fuori, farlo veramente.
Avendo fatto anch'io il Presidente di seggio, e ben sapendo che non ci si può esimere dal verbalizzare le decisioni assunte in presenza di una possibile applicazione della legge (personalmente non ho mai fatto durare una discussione più di due minuti, ma per qualsiasi decisione presa verbalizzavo pure i sospiri), fossi nel Presidente di seggio che ha contattato non mi sentirei così tranquillo nel tenere comportamenti che potrebbero essere successivamente sanzionati.

La ringrazio per la cortese attenzione.
Cordiali Saluti
Giorgio


Grazie a lei.