Riforme Istituzionali: Rassegna Stampa 2007

Riforme, primo sì alla Camera. La Cdl si astiene e mette paletti

Categoria: Rassegna Stampa 2007
Pubblicato Sabato, 18 Ottobre 2008 20:56
"Legge elettorale via dal Senato". No di Marini
Repubblica

Silvio Buzzanca

C’è un testo base sulle riforme costituzionali e il 22 ottobre se ne comincerà a discutere in aula a Montecitorio. È uscito ieri dalla commissione Affari Costituzionali della Camera con il voto favorevole dell’Unione, meno il Pdci, e l’astensione di tutto il centrodestra. Nominati anche i relatori: toccherà ancora a Sesa Amici, Ulivo, e Italo Bocchino, An. Un esito salutato con misurato ottimismo dal centrosinistra e sottili distingui nel centrodestra, ufficialmente felice di avere mascherato le divisioni fino ad oggi emerse in commissione con la formula magica dell’astensione. Accompagnata dai rituali annunci dell’imminente caduta del governo Prodi e dalla precisazione ufficiale che anche l’astensione non deve essere scambiata per una stampella offerta al Professore in difficoltà. Dunque niente voto contrario, ma con il paletto che se si vuole continuare a discutere bisogna trasferire dal Senato alla Camera la discussione sulla legge elettorale. Franco Marini, dice però subito no. «Per principio non mi sottraggo mai ad un approfondimento, però debbo dire che non solo la riforma elettorale è incardinata già da tempo nella commissione Affari costituzionali del Senato, ma il lavoro è andato avanti, quindi voglio capire bene. Ma la situazione è questa ed è un dato di fatto », dice il presidente del Senato. Risposta dovuta, inevitabile. Anche perché fra i senatori c’è una mezza rivolta contro quello che considerano un vero e proprio tentativo di scippare Palazzo Madama della legge elettorale. E anche Fausto Bertinotti dice no alla richiesta che arriva soprattutto dai leghisti. Il presidente della Camera replica che «piuttosto che cominciare a discutere sul dove e sul cosa bisogna iniziare a discutere sul quando, perché il tempo è una questione dirimente». Secondo Bertinotti, se c’è un accordo politico, «un'intesa di massima, i percorsi e i luoghi si trovano con facilità. Altrimenti bisogna rassegnarsi alla ricerca e confidare in un punto di convergenza». Dunque un dei punti dell’intesa nella Cdl sembra irrealizzabile. Non porta lontano l’astensione “vincolata” sancita in un vertice dei capigruppo del centrodestra celebrato alla presenza di Gianfranco Fini e Fabrizio Cicchitto. L’incontro è stato preceduto da una telefonata fra il leader di An e Umberto Bossi, reso frizzante da Roberto Maroni che ha chiesto a gran voce il “trasferimento” della legge elettorale da Palazzo Madama a Montecitorio. E quello che si è stabilito a Gemonio, ha detto l’ex ministro leghista, chiamando Fini come testimone. Altrimenti, ha ammonito, noi non ci asteniamo, votiamo a favore. Fini ha tagliato corto tacitando i mugugni di forzisti e centristi: «Io a Gemonio c’ero, voi no», ha detto il leader di An. L’incontro si è concluso con un comunicato ufficiale in cui si spiega che il centrodestra non è contro le riforme. Soprattutto quella che piace tanto in tempi di antipolitica del taglio dei parlamentari. Votiamo no perché abbiamo perplessità sulle competenze del Senato federale eletto in maniera indiretta, spiega Ignazio La Russa. E poi il premier ha ancora troppi pochi poteri. Per noi il problema, spiega il leghista Roberto Cota, sono i poteri del Senato federale, il fatto che non abbia l’ultima parola sulle materie di sua competenza. Ma alla fine, per salvare un minimo di unità, An, Forza Italia, Lega e Udc, hanno deciso di astenersi. E sulla ritrovata coesione è calata anche la benedizione di Silvio Berlusconi. Tramite Elio Vito, il Cavaliere ha fatto sapere che è «molto soddisfatto per la posizione comune del centrodestra». La “posizione comune” però fa acqua da tutte le parti. Perché Forza Italia la interpreta come un no alle riforme. Maroni invece la vede in altro modo. «Se ci danno il Senato federale da tre A e il resto è accettabile, normale.. Allora per noi va bene. Si può arrivare in porto. Ma dobbiamo vedere il problema della legge elettorale». Nel centrosinistra non si brinda, ma c’è grande soddisfazione. Luciano Violante, presidente della Affari costituzionali, fa notare che è la prima volta che un progetto di revisione costituzionale esce dalla commissione senza voti contrari. E anche palazzo Chigi esprime «soddisfazione» per il fatto che si va avanti sulle riforme. Unico neo l’assenza del Pdci. A loro la riforma appena disegnata sembra peggiore di quella approvata del centrodestra nella scorsa legislatura.

I Punti:
Bicameralismo: Il testo prevede la fine del Bicameralismo perfetto e la nascita di un Senato Federale.
Meno Deputati: Il numero dei deputati paserebbe dagli attuali 630 a 500. Più 12 eletti all'estero.
Premier: Il progetto assegna più poteri al Primo Ministro: è lui che nomina e revoca i Ministri.
Quirinale: Scende a 40 anni l'età minima per essere eletti Presidente della Repubblica.