09 | 12 | 2019

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Riforme Istituzionali: Rassegna Stampa 2007

Camere «lente», liti Prodi Bertinotti. Appello del Colle

Scontro e pace tra Premier e Montecitorio
Napolitano: «Garantire la funzionalità. E al governo: troppi decreti
Corriere della sera

 
Paola Di Caro 
 
Sembrava destinata a restare senza conseguenze la lamentela di Romano Prodi sul lavoro farraginoso delle Camere che ha permesso, in un anno, di approvare solo10 provvedimenti su 104 presentati dal governo. E invece quelle parole, il giorno dopo, hanno aperto un vero caso istituzionale, che ha coinvolto il presidente della Camera, che con inusitata durezza ha rintuzzato le accuse, il premier stesso che ha replicato tra il piccato e il conciliante, il leader dell'opposizione che ha ironizzato, tutti quelli di maggioranza che hanno cercato di riportare la calma e, soprattutto, il capo dello Stato, autore a sera di una nota che dovrebbe servire a chiudere la querelle, perché si chiede un impegno bipartisan per assicurare il funzionamento delle Camere anche modificando i regolamenti parlamentari, e regole rigorose perché non si abusi dei decreti legge. 
Tutto inizia quando, ieri mattina, Fausto Bertinotti legge i giornali e si rabbuia: ma come - il suo ragionamento -  io mi impegno per valorizzare il ruolo del Parlamento e il premier fa questa uscita «inopportuna» che fa solo male al centrosinistra? Da qui la decisione di vergare una nota durissima, che non viene diffusa solo perché verrà recitata davanti al microfoni: «Il premier forse è fuorviato dalla scarsa dimestichezza con le Aule parlamentari. Il dibattito parlamentare è il sale della democrazia, non può essere strangolato da interpretazioni restrittive dei regolamenti parlamentari». Piuttosto il governo abbandoni «la scorciatoia dei decreti legge». 
Prodi reagisce: «Credo di avere una lunga dimestichezza con le Aule parlamentari». Spiega: «Si sono venute a creare situazioni che spesso non vengono comprese dal cittadini». Poi precisa e rassicura, dando all'atteggiamento della Cdl nonché alla legge elettorale le colpe maggiori delle difficoltà. Non solo, il premier telefona a Bertinotti e, a detta dei due staff, si tratta di un colloquio «molto cordiale», che però non risolve tutto: «Noi continueremo a difendere il Parlamento», dicono da Montecitorio . 
Ma si scatena la polemica. A Franco Marini -  che giovedì aveva detto: «Il Senato più lento? Ma è normale in queste condizioni» -  le parole di Prodi non sono affatto piaciute. Come all'opposizione ovviamente: «Se certe cose mi fossi permesso di farle io, chissà che cataclisma sarebbe successo», dice Berlusconi. E mentre da Carini a Fini si dà la colpa al premier «se il Parlamento non funziona», mentre Fassino chiede di «non enfatizzare» lo scontro e D'Alema se la prende con Berlusconi che ha fatto saltare la Bicamerale. ecco intervenire Napolitano. 
Il capo dello Stato giovedì aveva inviato al presidenti delle Camere una lettera, ieri la decisione di renderne noto il contenuto: tutti i gruppi, di «maggioranza e opposizione» devono «impegnarsi a garantire» la «piena funzionalità» di Camera e Senato. Prodi apprezza, ma a lui è diretto l'altro monito del Quirinale: bisogna stabilire norme chiare sull'emendabilità dei decreti legge», dei quali dunque il governo non deve abusare.