Riforme Istituzionali: Rassegna Stampa 2008

La Dc accusa: "C'è un piano per far saltare le elezioni"

Categoria: Rassegna Stampa 2008
Pubblicato Domenica, 06 Aprile 2008 10:42
repubblica.it - Conferenza stampa del segretario Pizza e dei vertici del partito "Il Viminale doveva inserire il simbolo nelle schede già dalla sera del 1 aprile"
Appello al Quirinale perchè faccia eseguire subito la sentenza del Consiglio di Stato Pizza: "In ogni caso le elezioni sono a rischio. E non certo per colpa nostra"

di Claudia Fusani

"C'è un piano per far saltare le elezioni. Per farle slittare e magari, chissà, per far celebrare il referendum sul sistema elettorale". Paolo Del Mese, ex Udeur e candidato nelle liste della Dc di Pino Pizza è seduto al tavolo della conferenza stampa con il suo segretario e il vertice del partito di piazza del Gesù. La Dc "intima" al Viminale l'immediato inserimento del simbolo dello scudo crociato nelle liste per le elezioni del 13 aprile così come scrive il Consiglio di Stato nella sentenza di martedì primo aprile. Altrimenti, prosegue il segretario Pizza, "sarà evidente il tentativo del Viminale di far saltare le elezioni".

Se qualcuno pensava che la querelle voto-simbolo-Dc fosse risolta, ha immaginato male. Perchè lo scenario che tratteggia il vertice della nuova DC parla di tutt'altro. La vicenda è complessa e molto tecnica. L'onorevole Del Mese, affiancato nella sua spiegazione dall'avvocato Lorenzo Lentini, la mette così: "Martedì 8 aprile la Cassazione non potrà dire, come spera il ministro Amato, che la competenza sul processo elettorale non è della giustizia amministrativa e quindi fare come se nulla fosse successo". Secondo Del Mese invece "martedì la Cassazione dovrà per forza prendere atto di quello che recentemente già hanno detto le Giunte di Camera e Senato che si sono spogliate di una competenza di cui si è fatto carico il Consiglio di Stato".

A quel punto, saremo all'8 aprile, "il Viminale non avrà più il tempo di far stampare schede e manifesti e saranno costretti a far slittare il voto". E, continua lo scenario quasi apocalittico di Del Mese, "rischiamo anche di entrare in conflitto con il dettato della Costituzione, articolo 61, che obbliga al voto entra 70 giorni dallo scioglimento delle Camere, cioè entro il 16 aprile. Mi chiedo cosa farà il presidente Napolitano...".
Una matassa giuridico-amministrativa che fa girare la testa e che deve essere sciolta passo passo.

La competenza sui procedimenti elettorali: l'origine del caos. La cosa certa è che si è aperto, nei fatti, un "vuoto" di competenza su questa materia. Quanto meno una zona grigia che si è creata per l'appunto nel pieno della campagna elettorale. Fino al 13 dicembre 2006 è stata prassi corrente che la competenza a decidere sui processi elettorali - ammissioni, schede, simboli e dintorni - fosse a turno del Parlamento - le Giunte per le elezioni di Camera e Senato - del Viminale e del suo ufficio elettorale e dell'Ufficio elettorale centrale della Cassazione. Il 13 dicembre 2006 succede che per la prima le due Giunte di Camera e Senato si ritengono non competenti (il caso riguardava un ricorso della Lista consumatori-Codacons-Dc esclusi dal voto) su soggetti che non hanno partecipato alla competizione elettorale. La Giunte rinviano "agli organi appositi".

La Dc di Pizza: un simbolo nuovo all'esordio elettorale. Il fatto è che lo scudo rosso crociato di Pino Pizza è stato riconosciuto "simbolo della Dc" solo il 25 settembre 2006 (sentenza Manzo). Il voto di aprile quindi è il suo esordio. E per il segretario Pizza il varco aperto dalle Giunte è una manna. Con lui si schierano prontamente ex deputati Udeur come Paolo Del Mese e Gino Capotosti rimasti senza casa e senza lavoro nonchè nomi "simbolo" come Alberto Alessi, figlio dell'ormai ultracentenario Giuseppe Alessi vero creatore nel 1942 dello scudo-crociato. Così il primo marzo al posto numero 45 del tabellone dei simboli esposto al Viminale compare quello della Dc di Pizza che sarà apparentato con il Pdl. L'8 marzo però prima l'Ufficio elettorale del Viminale poi quello della Cassazione bocciano il simbolo di Pizza perchè crea "confusione" con quello dell'Udc di Casini che ha già partecipato alle competizioni elettorali.

Ricorso al Consiglio di Stato. Forte del giudizio della Giunte, Pizza &C. si rivolgono alla giustizia amministrativa e il Consiglio di Stato, "per la prima volta in cinquant'anni" fa notare l'avvocato Lorenzo Lentini, decide in materia "nel momento in cui emette l'ordinanza del 1 aprile che dispone l'ammissione della lista appellante (la Dc ndr) alla consultazione elettorale del 13-14 aprile". Sulla base di questo, continua la sua spiegazione l'avvocato, "il giudizio delle Sezioni unite della Cassazione atteso per l'8 aprile difficilmente potrà contraddire quello che hanno detto le Giunte che si sono auto-proclamate incompetenti".

La sezioni unite della Cassazione. E' un passaggio chiave. Il Viminale conta di chiudere così tutta la partita e quelle che stanno spuntando in tutta Italia presso vari Tar. La Suprema Corte infatti dovrà decidere una volta per tutte chi ha la competenza sui processi elettorali. Se accoglie, come è opinione diffusa, il ricorso del Viminale decadono automaticamente tutti i pronunciamenti del giudice amministrativo (Tar e Consiglio di Stato). La storia in qualche modo dovrebbe finire qui (la Dc promette di ricorrere alla Corte Europea) e si va a votare. "Ma se le Giunte delle Camere si sono già auto-proclamate incompetenti - osserva Lentini - cosa potrà mai dire la Cassazione? Potrà imporre lei, che è potere giurisdizionale, al Parlamento di occuparsene per forza?". A questo punto, interviene Capotosti, "si aprirebbe un conflitto di attribuzione" tra poteri dello Stato che dovrebbe arrivare davanti alla Corte Costituzionale. Un delirio.

Se la Cassazione dà ragione al Consiglio di Stato. Per piazza del Gesù è, ovviamente, l'unico scenario possibile. La Dc sarebbe ammessa ma il Poligrafico dello Stato dovrebbe ristampare oltre trenta milioni di schede e altre migliaia di manifesti. Una faccenda che può sbrigare, dicono i tecnici, in 48 ore. "Saremo a cinque giorni dal voto. A quel punto saremo noi a non essere più disponibili ad andare a votare" rincara Del Mese. "Chiunque il giorno dopo può chiedere l'invalidazione del voto" avvisa Pizza. Ecco perchè, rincara Del Mese, "siamo convinti che il ricorso in Cassazione da parte del Viminale e la scelta di non far stampare subito la sera del 1 aprile le nuove schede sia solo un pretesto per ritardare i tempi e far saltare le elezioni...".

Il Quirinale. Le elezioni non possono slittare oltre il 16 aprile. Lo dice la Costituzione all'articolo 61: "...il voto deve essere celebrato entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere". A meno che il Capo dello Stato ritenga di concedere una deroga. Ma si aprirebbero scenari sconfinati e inediti. "Ecco perchè - conclude Pizza - noi ci appelliamo al Presidente della Repubblica perchè intervenga subito per rendere esecutiva l'ordinanza del Consiglio di Stato e garantire così lo svolgimento delle elezioni".