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Home Rassegna Stampa Selezionata 2009 Riforme, si tenta accordo bipartisan - Ipotesi di mozione condivisa in Senato
13 | 03 | 2010
 
SEDICI ANNI DI BIPOLARISMO
CHE HANNO STRANGOLATO L'ITALIA

di Franco Ragusa
Riforme, si tenta accordo bipartisan - Ipotesi di mozione condivisa in Senato Stampa E-mail
Rassegna Stampa 2009
Giovedì 19 Novembre 2009 19:03
da repubblica.it - Il capogruppo del Pd Finocchiaro annuncia collaborazione sui nuovi assetti istituzionali
Al vaglio riduzione del numero dei parlamentari e nascita della Camera delle Autonomie
Gasparri: "Priorità ai temi della giustizia e dell'elezione diretta del capo del governo"
L'Aula di Palazzo Madama potrebbe discutere e approvare una mozione di tutti i gruppi parlamentari sulle riforme istituzionali. Lo annuncia Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico, al termine della conferenza dei capigruppo del Senato, che ha messo in calendario la discussione per il 2 dicembre.

La mozione dovrebbe indicare "le riforme possibili da fare subito", spiega l'esponente democratica, ricordando che il suo partito ha già presentato un disegno di legge sull'abolizione del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie locali. Tutti temi che nella scorsa legislatura erano già stati approvati alla Camera e sono noti come bozza Violante.

E' cauto il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri, che precisa: "Dovendo essere una mozione condivisa, sarà un indice delle questioni da affrontare". Poi rilancia sui temi della giustizia e dell'elezione diretta del capo dell'esecutivo: "Su questi aspetti la Costituzione è indietro e gli italiani questa cosa l'hanno già assimilata. Si tratta di temi fondamentali per vedere se si può aprire una stagione di riforme".

Frena Felice Belisario, capogruppo dell'Italia dei valori: "Siccome sentiamo da più parti parlare di riforme, vogliamo sapere di cosa stiamo parlando, perché sentiamo nominare la giustizia e si parla solo di separazione delle carriere".

repubblica.it - 19-11-2009