Napolitano: «Basta tensioni tra giudici e politica»

Categoria: Rassegna Stampa 2009
Pubblicato Sabato, 28 Novembre 2009 08:40
dal corriere.it - E ancora: «nulla può abbattere un governo che abbia la maggioranza»
La magistratura svolga rigorosamente le proprie funzioni. «Riforma per portare equilibrio»

L'eccesso di enfasi nelle dichiarazioni pubbliche non fa bene alle istituzioni, soprattutto se i toni accesi rischiano di creare fratture e tensioni. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, coglie l'occasione di un'udienza in Quirinale per convocare i giornalisti per una comunicazione urgente. «Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità - ha esordito il presidente -. Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento». E il qualcosa è una dichiarazione di pochi minuti che chiama in causa la necessità di rasserenare gli animi, all'indomani di dichiarazioni che, da più parti, sono state sintetizzate come una sorta di «guerra civile».

«TENSIONI TRA ISTITUZIONI» - «L'interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale - ha detto Napolitano - richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali».

GOVERNO E MAGGIORANZA - «Va ribadito - ha aggiunto - che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento , in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare».

L'APPELLO AI GIUDICI - Quanto agli eccessi nei toni delle esternazioni dei diversi soggetti istituzionali, il capo dello Stato ha evidenziato che «è indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all'esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione. E spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia».

LE REAZIONI - «C'è piena condivisione, è un messaggio che va letto e apprezzato nella sua totalità» ha poi commentato il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Le parole di Napolitano mi sembrano sagge e opportune» ha invece detto il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano.

BOSSI E BERSANI- L’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a non drammatizzare lo scontro fra istituzioni e a un maggiore autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche è condiviso da Umberto Bossi. Il leader della Lega nord, fermato da due cronisti mentre lascia la Camera, risponde «sì, bisogna stare un po’ tranquilli». Secondo il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dal capo dello Stato arriva «un richiamo forte ed energico al quale tutti devono corrispondere. In particolare, da ogni passaggio delle parole del Presidente, emerge ancora una volta la centralità del Parlamento. Di questo siamo consapevoli e convinti. È quella la sede nella quale deve condursi un confronto trasparente e leggibile dai cittadini tra le diverse posizioni politiche sia in termini di riforme sia per quel che riguarda le grandi scelte economiche e sociali». Per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, «il Presidente ha fatto bene a ricordare cose essenziali, che in altri Paesi sarebbero addirittura scontate: sono gli elettori a decidere le maggioranze parlamentari, e quindi i governi». «Ora sta alla magistratura rispettare questo monito - ha aggiunto -, e porre fine sia a invasioni di campo delle solite procure sia ad azioni di chiaro segno politico, volte ad alterare gli esiti decisi liberamente e democraticamente dagli elettori».

«NON STIANO ZITTI» - Fuori dal coro Antonio Di Pietro: «Non intendo polemizzare con il Presidente della Repubblica, ma intendo riaffermare che anche in questa legislatura ci sono troppi parlamentari in conflitto di interessi con la giustizia, direttamente o indirettamente. Affidare serenamente a questo Parlamento, così composto, le riforme in materia di giustizia sarebbe come affidare a Dracula la gestione del pronto soccorso». «Sempre evitando di polemizzare con il Capo dello Stato - ha aggiunto - , non posso però esimermi dal riaffermare che i magistrati, quando lamentano l'impossibilità di potere svolgere il proprio lavoro per colpa di norme criminogene che vengono emanate da questo Parlamento, non possono essere zittiti. È come rimproverare i chirurghi che segnalano la mancanza del bisturi in sala operatoria. Prendersela con loro, non risolve la malattia, anzi, porta a morire il paziente, vale a dire la giustizia nel nostro Paese».