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Pomigliano, il ricatto e la Costituzione

da aprileonline.info - C.R. 14 giugno 2010
La segretaria della Cgil "dice sì alla difesa dell'occupazione e al futuro dello stabilimento" di Pomigliano "e sì alla necessità di rendere pienamente produttivo il futuro investimento", ma "chiede alla Fiat di riflettere" sul fatto che "una proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione".

Così una nota della segreteria della Cgil in merito al futuro dello stabilimento di Pomigliano d'Arco.
Secondo la Cgil, "tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti, ed individuare le corrette forme per il giudizio da parte dei lavoratori".

D'altronde basta analizzare alcune delle richieste contenute nella proposta d'accordo per comprendere il "profilo di anticostituzionalità" sollevato dalla Cgil: lavorazione su 24h per 6 giorni settimanali con 18 turni settimanali (sostanzialmente senza più interruzione per la pausa mensa che verrebbe spostata a fine di ogni turno); riduzione delle pause da 40 a 30 min. complessivi; ampliamento delle ore di straordinario che l'azienda può imporre senza preventivo accordo sindacale; non retribuzione dei periodi di malattia che eccedano un'assenza media ragionevole per l'azienda; libertà per l'azienda di non pagare i contributi sindacali e di non rispettare gli accordi riguardanti i permessi sindacali qualora le Organizzazioni sindacali, o anche un singolo membro della RSU, assumano comportamenti tali da mettere in discussione l'accordo. Quest'ultimo punto viene blandamente definito come "clausola di responsabilità", sarebbe più corretto parlare a chiare lettere di limitazione del diritto di sciopero. In altre parole l'azienda chiede di disporre liberamente del tempo e dei diritti dei lavoratori in nome di un "rigoroso contenimento" del costo del lavoro. Una clausola sottoscritta venerdì scorso tra l'azienda e Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl.
La Fiat ha riconvocato per domani alle 14 a Roma i sindacati dei metalmeccanici. L'incontro, spiegano fonti sindacali, dovrebbe servire per fare il punto sul tema della Commissione paritetica.

A Pomigliano, nel territorio e nella provincia non vi sono alternative alla vita di quello stabilimento e del suo indotto. Lo sanno bene i lavoratori, lo sa la Cgil che in una nota ribadisce come sia "essenziale che si dia corso all'investimento annunciato dalla Fiat ridando certezza al territorio".

Il ricatto è tutto qui: alla Fiat non c'è alternativa, ma nella Fiat non ci sono più i diritti individuali dei lavoratori. Se quest'ultimi non piegano la testa, la casa torinese sposterà altrove la produzione della nuova Panda "perché - spiega la dirigenza - l'eccessivo prolungarsi della trattativa ha già ritardato la possibilità di investimenti".

La Cgil ricorda che "l'utilizzo degli impianti, la produttività e la flessibilità sono temi sempre negoziati, come dimostrano le proposte fatte dalla stessa categoria e gli accordi sottoscritti in tutti i settori e in tutte le aziende". Tuttavia nella proposta consegnata da Fiat vengono "introdotti temi che coinvolgono diritti individuali che non possono essere contrapposti al lavoro". E, se da un lato l'organizzazione guidata da Guglielmo Epifani condivide l'esigenza di affrontare "l'eventuale assenteismo", dall'altro si evidenzia che "le norme proposte dall'azienda aprono profili di illegittimità in materia di malattia e diritto di sciopero".
Per questo la Cgil chiede alla Fiat di riflettere sul fatto che la proposta di accordo "possa violare leggi e Costituzione". Secondo il sindacato di Corso Italia, infatti, la clausola relativa al diritto di sciopero è "illegittima perché pretende di trasformare in illecito, passibile di licenziamento, l'esercizio individuale di sciopero, sancito dalla Costituzione". Dunque, "ogni firma eventualmente apposta a questa clausola non è semplicemente invalida, è inefficace e inesistente".

La proposta di contratto avanzata dalla Fiat sarebbe incomprensibile se non la si leggesse alla luce della strategia messa in atto dal Governo con la rottura dell'unità sindacale, il decreto sul lavoro che sposta la tutela legislativa dal soggetto più debole (il lavoratore in cerca di occupazione) al soggetto più forte (il datore di lavoro), la manovra economica che fa pagare il prezzo della crisi solo al lavoro dipendente, e infine la messa in discussione dell'art. 41 della Costituzione considerato un ostacolo alla libertà di impresa. Se si aggiunge poi il libro bianco sul welfare del Ministro Sacconi, si capisce come si delinei così la fine del modello Europeo che aveva basato il compromesso tra capitale e lavoro sulla costruzione dello Stato Sociale e sulla responsabilità sociale d'impresa. L'accordo proposto dalla Fiat è la prova generale per annullare il conflitto come strumento di avanzamento e riequilibrio dei poteri e inaugurare la nuova era del "sindacato collaborativo".

Dunque Pomigliano non riguarda solo la Fiom ma l'intero modello di sviluppo e il grado di democrazia e di valorizzazione del lavoro che il nostro Paese è in grado di esprimere. In ogni caso per la Cgil "tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti, ed individuare le corrette forme per il giudizio da parte dei lavoratori".
Ma è evidente che sarebbe ipocrita e irresponsabile se il centrosinistra decidesse di lasciare quei lavoratori da soli a reggere l'urto di un offensiva così dura e di una involuzione epocale.