16 | 12 | 2019

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SORPRESA! IL PROPORZIONALE PIACE

I risultati del sondaggio commissionato da Repubblica a IPR Marketing non potrebbero essere più chiari: la maggioranza degli intervistati, pari al 41%, è favorevole ad un sistema elettorale proporzionale con sbarramento, sul modello tedesco. Un altro 22% preferisce un sistema alla francese, uninominale maggioritario a doppio turno, mentre solo il 18% rimpiange il vecchio uninominale a turno unico (con piccola correzione proporzionale) in vigore in Italia dal 1994 al 2005 e conosciuto come "Mattarellum", ed un misero 12% difende la validità della legge elettorale vigente, meglio nota come "Porcellum". Dulcis in fundo, il 60% degli intervistati ha dichiarato di preferire un sistema in cui si può esprimere una preferenza, rispetto alle liste bloccate contemplate dal vigente Porcellum.

di Germano Monti (Comitato per il proporzionale - Contro la forzatura bipartitica)

In realtà, il titolo di questo intervento non è del tutto veritiero, perché avrebbe dovuto essere una cosa del genere: "I bonzi bolliti dei partiti di destra, centro e sinistra sono gli unici ad essere sorpresi dal fatto che gli Italiani apprezzano il sistema proporzionale, visto che questa preferenza si era già manifestata attraverso il fallimento di ben tre referendum tendenti a rendere sempre più maggioritaria la legge elettorale (quattro referendum, se vogliamo considerare anche quello - fallito anch'esso - per modificare in senso uninominale la legge per le elezioni comunali)". Converrete che si sarebbe trattato di un titolo un po' troppo lungo, mentre un altro del tipo "I dirigenti della sinistra italiana sono delle granitiche teste di cazzo", pur richiamando una celebre definizione dell'On.le Pajetta nei confronti di Marco Pannella, avrebbe reso perfettamente il mio pensiero, ma sarebbe potuto apparire irriguardoso.

Diciamo, allora, che il sondaggio di Repubblica potrebbe servire ad aprire un confronto sulla legge elettorale - vale a dire sulle forme della rappresentanza - che parta con il piede giusto, in primo luogo prendendo in considerazione quella "società civile" di cui tutti parlano ma che nessuno, nel ceto politico della nostra disgraziata sinistra, interroga mai, con lo splendido risultato di aver ridotto la dialettica politica nazionale ad una faida tutta interna alla destra.

Non intendo, in questo intervento, parlare delle convulsioni del Partito Democratico, che con la nozione di "sinistra" c'entra ben poco, ma limitare le mie osservazioni al campo della "sinistra reale". E quel che si osserva in quel campo non è piacevole.

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Nel non lontano autunno del 2005, quando l'allora governo Berlusconi, alle sue ultime battute, modificò la legge elettorale vigente, fummo - insieme a Franco Ragusa, Sergio Cararo ed altri - tra quelli che tentarono di lanciare un'iniziativa che rimettesse in campo il sistema proporzionale. Con l'appello "La sinistra per il proporzionale", intendevamo "cogliere l'opportunità di correggere una situazione che vede la vita politica del nostro Paese profondamente distorta da un sistema elettorale maggioritario uninominale che - dopo oltre dieci anni di sperimentazione - ha dimostrato tutta la sua natura antidemocratica", precisando anche di ritenere che "di fronte ad una questione dirimente come il diritto ad una rappresentanza parlamentare proporzionata ai consensi riscossi nel Paese, le considerazioni di carattere utilitaristico e contingente non possano e non debbano prevalere: si tratta di una questione di democrazia che deve vedere le forze democratiche e di sinistra impegnate per garantire il massimo di corrispondenza fra volontà popolare espressa nelle urne e rappresentanza di questa nelle istituzioni".

Nonostante le centinaia di adesioni raccolte da quell'appello in pochissimi giorni, anche da parte di dirigenti di Rifondazione Comunista e del PdCI, gli apparati dei partiti "di sinistra" scelsero di accodarsi ai DS ed alla Margherita (non ancora sposi nel PD) e di arroccarsi a difesa del maggioritario uninominale vigente dal 1994, il cosiddetto Mattarellum. Naturalmente, persero la battaglia parlamentare e la legge elettorale venne cucinata esclusivamente nella cambusa del centrodestra, la quale sfornò un prodotto talmente nauseante da farlo chiamare dal suo stesso cuoco, il leghista Calderoli, una "porcata".

Anziché cogliere l'opportunità per una battaglia politica che allargasse gli spazi di democrazia e rappresentanza, gli astuti dirigenti della sinistra di allora (che sono, e non è un dettaglio, gli stessi di oggi) difesero l'indifendibile Mattarellum, al solo scopo di garantirsi l'alleanza con il centrosinistra, anche a costo di tradire anni di coerenza nella rivendicazione della rappresentanza proporzionale.

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A soli cinque anni di distanza da quei (mis)fatti, ci risiamo. Anche oggi, Berlusconi è in difficoltà per motivi interni allo schieramento di destra, non certo per l'efficacia dell'opposizione: nel 2005 erano Casini e Follini a farlo ballare, oggi sono Fini e Bocchino. Anche oggi si parla di mettere mano alla legge elettorale, alla luce della dimostrata inadeguatezza della porcata di Calderoli, detta anche Porcellum. Anche oggi, anziché avere il coraggio di alzare la bandiera del proporzionale, "una testa, un voto", gli astuti dirigenti della sinistra (sinistra che, nel frattempo, hanno portato ai minimi termini) tornano ad aggrapparsi al Mattarellum, sostenendo che si tratterebbe di un male minore.

Perché tanta incongruenza? E' presto detto: i sondaggi parlano chiaro e collocano la Federazione della Sinistra (ben due partiti comunisti, più il movimento socialista di Cesare Salvi, più una componente della CGIL) in una "forchetta" che va dall' 1,2% al 2,1%, lontanissimo da ogni soglia di sbarramento, compresa quella per le elezioni comunali, fissata al 3% . Soglie di sbarramento a parte, questi numeri quasi da prefisso telefonico stanno ad indicare che la distanza fra il sentire del "popolo di sinistra" e chi pretenderebbe di rappresentarlo si è fatta stellare e incolmabile.

Una sinistra degna di questo nome si preoccuperebbe, in via prioritaria, di recuperare il rapporto con i propri referenti sociali, con la propria cultura, con le proprie idee fondanti. la nostra "sinistra reale", invece, si preoccupa principalmente di ricollocare i glutei di famiglia su qualche poltrona istituzionale, per tornare a beneficiare di quei finanziamenti pubblici senza i quali tanti suoi esponenti sarebbero costretti in situazioni biasimevoli, magari persino a lavorare, proprio come milioni di altre persone. Di fronte ad una tale, orrenda eventualità, il sistema dei collegi uninominali previsti dal vecchio Mattarellum costituisce una specie di assicurazione sulla vita, perché consente a forze anche molto piccole di contrattare con quelle più grandi qualche collegio "sicuro" (nel caso della federazione-bonsai, qualcuno fra quelli delle regioni centrali), offrendo alla coalizione su tutto il territorio nazionale i propri voti, che possono essere decisivi in quei collegi dove il distacco fra i due schieramenti è minimo e la vittoria o la sconfitta si decidono per pochissimi voti.

Con i numeri di cui sembra disporre ora, la federazione-bonsai il proporzionale - specie se accompagnato da una soglia di sbarramento anche minima - non se lo può proprio permettere, e pazienza se l'adesione al modello maggioritario uninominale è né più e né meno che il tradimento di anni ed anni di battaglia per il diritto alla rappresentanza proporzionale. del resto, da gente che ha votato le missioni militari all'estero, lo scippo del T.F.R., il protocollo assassino del welfare e tante altre di quelle schifezze che nemmeno ce le ricordiamo, cosa c'era da aspettarsi?

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Per chi antepone la dirittura morale e la coerenza politica all'interesse di casta, il sondaggio di IPR Marketing per Repubblica potrebbe essere un formidabile incentivo per riaprire la partita della rappresentanza democratica, mortificata da oltre un quindicennio di bipolarismo forzato e maggioritario coatto, poco importa se in versione Mattarellum o Porcellum. Il direttore di IPR Marketing, Antonio Noto, rileva "da un lato, il costante incremento di popolarità dei sistemi che valorizzano il principio della rappresentatività; dall'altro, il crescente scetticismo verso formule che concepiscono l'aggregazione e la semplificazione come presupposto necessario per la stabilità e la possibilità di governo" e conclude notando come "l'acceso ma argomentato dibattito sulla legge elettorale di questi mesi, oltre a fornire maggiori elementi di valutazione, abbia spogliato il tema delle "regole del gioco" del suo tradizionale carattere asettico e alchemico, per evidenziarne le ricadute sostanziali sull'agibilità della politica e sulla qualità della democrazia del nostro Paese".

Posto che, tutto sommato, un giudizio alla Pajetta i dirigenti della "sinistra reale" se lo meritano appieno, perché non tentare di rilanciare dal basso una battaglia di democrazia, per un sistema rappresentativo e proporzionale, ora che il re del maggioritario è finalmente nudo come un verme?