16 | 12 | 2019

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Il 49% «riscopre» i piccoli partiti

Renato Mannheimer - Corriere della sera, 13 settembre 2010

La prospettiva di elezioni anticipate appare talvolta più probabile, talvolta meno. Specularmente, anche gli atteggiamenti della popolazione al riguardo risultano in qualche modo mutevoli.
Beninteso, anche gli ultimi dati confermano l'ostilità della maggioranza all'idea di un ritorno immediato alle urne, com’è stato mostrato dai sondaggi svolti nelle scorse settimane. Ma l’intensità di questo orientamento è andata attenuandosi, passando dal 67% di inizio settembre al 53% di oggi.

A questa articolazione di posizioni sull’opportunità del voto si contrappone una diffusa condivisione della necessità di una riforma del sistema elettorale. La maggioranza relativa (36%) la ritiene una priorità urgente per il Paese. A costoro va aggiunto un altro 30% che, comunque, la reputa uno dei provvedimenti rilevanti che il governo deve varare, anche se non prioritario. Più complessa è la questione di quale riforma si desidera. Come si sa, la tematica dei sistemi elettorali è difficile da padroneggiare, tanto che persino alcuni leader politici dimostrano talvolta, con le loro dichiarazioni, di non averne ben presente tutte le implicazioni e le sfaccettature. Anche per questo, è molto arduo per la popolazione fornire opinioni consapevoli e meditate sul sistema elettorale migliore per il Paese. Dai sondaggi, è possibile tuttavia trarre alcune indicazioni di carattere generale, che possono dare un’idea sugli orientamenti attuali degli elettori.
Innanzitutto, si rileva un’inversione di trend: l'insistenza per una semplificazione del quadro politico e per lo sfoltimento del numero dei partiti presenti nel Parlamento, rilevata nelle ricerche condotte sino a qualche anno fa, pare essersi attenuata. Nel 2007 il 62% degli intervistati reclamava un sistema elettorale «che premi e rafforzi i partiti maggiori, indebolendo quelli più piccoli». Oggi questa percentuale è scesa al 45% ed è, seppur di poco, superata da quanti (49%, era il 24% tre anni fa) ritengono invece preferibile una soluzione «che tenga conto dei partiti più piccoli che non li indebolisca». Sembrerebbe esserci, in altre parole, una nuova voglia di rappresentanza più specifica, definita e articolata, costituita anche dai piccoli partiti, mentre forse l’esperienza delle grandi aggregazioni tra forze politiche di natura talvolta anche diversa tra loro può aver suscitato qualche delusione. Ciò accade in particolare tra i possessori dei titoli di studio più bassi (mentre i laureati confermano la propensione per una semplificazione del sistema dei partiti) e tra gli elettori del centrosinistra.
Questa sorta di nuovo desiderio di frammentazione spiega perché, riguardo al sistema elettorale da adottare, si registri inaspettatamente una crescita di consensi per il «vecchio» proporzionale. Ciò accade specialmente tra i più giovani. Dal punto di vista degli orientamenti politici, il proporzionale trova più adesioni a sinistra (specie nell’Idv), mentre i votanti per il centrodestra sembrano, nonostante tutto, preferire il sistema attuale. Ma ciò che emerge soprattutto dalla distribuzione delle risposte sul sistema elettorale preferito è la grande varietà degli orientamenti, riflesso forse di quella rilevabile tra gli esponenti dei partiti. La popolazione, insomma, non ha le idee chiare e non esprime preferenze definite. Ma si aspetta che vengano indicazioni più nette dai leader politici.