16 | 12 | 2019

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«Nuova legge elettorale o faremo il referendum»

Di Stefano Passigli, lettera al Corriere della sera

Caro Direttore,
È necessario modificare al più presto l'attuale legge elettorale per portare rimedio ai gravi danni che essa provoca al nostro sistema politico. In via referendaria è possibile intervenire abrogando i suoi principali difetti.
Le liste bloccate, ad esempio, non solo privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti, ma ledono irrimediabilmente quell'equilibrio tra poteri che è da oltre due secoli uno dei cardini del costituzionalismo. Un Parlamento di «nominati» non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del premier che, nella sua veste di leader di partito, ha potere di vita e di morte sui propri parlamentari. Analogamente il premio di maggioranza — presente solo in Italia — ha. effetti del tutto opposti a quelli auspicati dai suoi fautori. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che anche con solo il 30-35% dei voti abbia riportato un voto in più dei concorrenti, il premio di maggioranza obbliga anche i maggiori purtiti alla ricerca di qualsiasi voto utile. La conseguenza è la formazione di coalizioni quanto più ampie possibili ove sono rappresentati anche partiti che non raggiungono il 2%. Lungi dall'assicurare stabilità ed omogeneità alle alleanze di governo, il premio produce il risultato del tutto opposto di incrementare la frammentazione e paralizzare l'azione dell'esecutivo, come del resto ben dimostra l'esperienza dei governi Prodi e Berlusconi. Aver previsto una riduzione della soglia di sbarramento dal 4% a meno del 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione che ha del tutto snaturato l'auspicato bipolarismo trasformandolo in un «bipolarismo di coalizione», ove coalizioni sempre più disomogenee possono trovare un collante solo in una crescente personalizzazione della leadership.
Abrogare liste bloccate e premio di maggioranza, mantenendo fermo senza eccezioni lo sbarramento al 4%, non significa dunque attentare a quel desiderio di bipolarismo e di stabilità ed efficacia di governo che caratterizza oramai l'elettorato italiano, ma anzi creare proprio le condizioni perché all'attuale spurio bipolarismo di coalizione si sostituisca una vera «competizione bipolare» per il governo, del tutto compatibile con l'esistenza di partiti di centro, come ha dimostrato la recente esperienza inglese e da molti decenni la stabilità ed efficacia del governo tedesco. Anche tralasciando altri minori difetti, è evidente che la legge vada cambiata. Ma, l'attuale situazione politica non consente certezza che questo Parlamento possa varare una nuova legge elettorale. Per questo — dopo aver verificato con alcuni tra i maggiori costituzionalisti italiani l'ammissibilità di un referendum abrogativo degli aspetti più negativi del Porcellum — è stato dato vita ad un Comitato promotore composto in spirito bipartisan da illustri esponenti della società civile rappresentativi dell'eccellenza nelle Arti, Scienza e Professioni. Con la vittoria del referendum la Camera verrebbe eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza, con soglia di sbarramento al 4% senza deroghe, eliminazione delle liste bloccate e ritorno alla preferenza unica introdotta dal referendum Segni approvato a larghissima maggioranza. Anche il Senato verrebbe eletto su base regionale con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza, in collegi uninominali e dunque senza liste bloccate, con una soglia di sbarramento implicita determinata dall'ampiezza delle circoscrizioni regionali. Naturalmente, varie obiezioni potrebbero essere mosse all'assetto risultante dal referendum. Occorre però ricordare che i referendum abrogativi sono strumenti imperfetti, ma spesso necessari per superare la paralisi delle forze politiche ed aprire la via a decisioni del Parlamento, che resta ovviamente libero di integrare l'assetto risultante dal referendum (sostituendo, ad esempio, i collegi uninominali al voto di preferenza). La via parlamentare resta la via maestra. Ma se il Parlamento non saprà nei prossimi mesi riformare la legge elettorale, il comitato promotore depositerà i quesiti in Cassazione dando inizio all'iter referendario.