28 | 05 | 2020

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La revisione dell’art. 81 della Costituzione

di Franco Russo
Chi vuole condurre avanti una mobilitazione contro la crisi economico-finanziaria, da cui le classi dirigenti stanno uscendo con soluzioni sociali e istituzionali liberiste, sembra stia smarrendo perfino la percezione della realtà politica. Solo questo ‘oscuramento dei sensi’ può spiegare il silenzio pressoché totale che nei movimenti, nei sindacati e nei partiti di sinistra avvolge anche la seconda ‘deliberazione’ della modifica dell’art. 81 della Costituzione.

Lunedì 5 marzo riprende alla Camera l’iter per portare a termine la modifica volta ad introdurre il pareggio di bilancio in Costituzione: ciò significherà fornire una base di legittimità costituzionale alle politiche liberiste per rendere permanenti le misure di austerità, imposte dai governi ‘tecnici’ in Italia e in Grecia.
Se la votazione alla Camera  e al Senato raggiungerà la soglia dei due terzi degli aventi diritti, sarà preclusa la possibilità di attivare il referendum popolare sulla norma revisionata (secondo quanto prescrive l’art.138 Cost.). Pericolo reale perché a sostenere l’introduzione del pareggio di bilancio sono PdL, PD e Terzo Polo, e anche l’IdV.
Avverrebbe così un radicale cambiamento della Costituzione senza neppure interpellare i cittadini.
Al di là delle posizioni − se di condivisione o meno della modifica – occorre chiedere che il Parlamento dia la possibilità ai cittadini di esprimersi, ma è necessario che non si raggiungano i due terzi degli aventi diritto in seconda deliberazione.
È allarme rosso per la Costituzione democratica, perché il pareggio di bilancio rende impossibile  interventi delle istituzioni pubbliche nell’economia, così il complesso dei diritti sociali viene a perdere la sua legittimità, e il liberismo potrà dilagare e continuare nella sua opera di distruzione dello Stato sociale. Inoltre il pareggio di bilancio in Costituzione è chiesto dal nuovo ‘fiscal compact’, che è un Trattato internazionale oggi strumento di demolizione di un pilastro del costituzionalismo democratico.
Chi può invii e-mail alla Camera e al Senato, faccia sentire in qualche modo la sua voce perché i parlamentari si astengano in un numero tale da evitare di raggiungere la soglia dei due terzi consentendo l’attivazione del referendum popolare. I cittadini devono decidere sulla Costituzione!