09 | 12 | 2019

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Fiscal compact e nuovo Art. 81 della Costituzione, questi sconosciuti ormai di casa

In attesa di essere ratificato dai singoli Stati, il 2 marzo 2012 venticinque Capi di Governo dell'Unione Europea, tra cui il Presidente del Consiglio Monti, hanno firmato il "trattato sulla stabilità", il cosiddetto "Fiscal compact", che imporrà un'ulteriore limitazione di sovranità.
Ai fini dell'osservanza del trattato, gli Stati membri s'impegnano ad introdurre nelle legislazioni nazionali il pareggio di bilancio, al più tardi entro un anno dopo l'entrata in vigore, con disposizioni vincolanti e di natura permanente, preferibilmente di tipo costituzionale.
 
Il motivo che ha suggerito ai Capi di Governo di non inserire l'obbligo della modifica costituzionale nel trattato, è stato quello di evitare il rischio costituito dalle consultazioni referendarie che in alcuni Stati membri sono obbligatorie per le modifiche costituzionali.
Può quindi essere motivo di soddisfazione per il Premier Monti se, con largo anticipo ed adottando la via costituzionale, l'Italia sia ormai ad un passo dall'inserimento delle disposizioni richieste: nella giornata di domani, infatti, il Senato della Repubblica compirà l'ultimo passaggio necessario per l'approvazione definitiva della revisione dell'art. 81 della Costituzione.
Nel caso del nostro Paese, però, il rischio del referendum temuto dai 25 può dirsi scongiurato, viste le maggioranze bulgare che hanno contraddistinto i precedenti passaggi parlamentari, in quanto il referendum confermativo può essere richiesto solo nel caso che la legge approvata in seconda deliberazione non raggiunga la maggioranza dei due terzi e, al momento, non ci sono motivi per dubitare che non sarà così anche per il voto di domani al Senato.
Sono infatti pochi, per la felicità dei Capi di Governo che hanno sottoscritto il trattato, i parlamentari italiani che si sono espressi per un voto tecnico in grado di consentire l'approvazione dell'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione con una maggioranza inferiore ai due terzi, così da non impedire a 500.000 cittadini che lo volessero di poter richiedere il referendum confermativo.