11 | 12 | 2019

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PARLIAMO DI COSE SERIE: LA DEMOCRAZIA

Chiuse le urne, è ora possibile una riflessione sull’attuale stato di salute della nostra democrazia. E scopriamo che ha la febbre molto alta.
La questione che intendo affrontare non è chi abbia vinto o chi abbia perso, perché i numeri ci restituiscono l’immagine di una drammatica distorsione della volontà popolare e di un intollerabile insulto al principio della rappresentanza.
Dati del Ministero dell'interno alla mano, gli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati erano 46.906.341. Hanno esercitato il loro diritto in 35.271.541, vale a dire il  75,19 %.
La coalizione che ha ottenuto più voti è stata quella di centrosinistra formata dal Partito Democratico, da Sinistra Ecologia e Libertà, dal Centro Democratico e dal Südtiroler Volkspartei, votata da 10.047.603 elettori, pari al 29,54% dei votanti. Grazie al premio di maggioranza che l’attuale legge elettorale assegna alla Camera al partito o alla coalizione che abbia ottenuto anche un solo voto più degli avversari, il centrosinistra si ritrova ora con 340 parlamentari, vale a dire il 55% del totale. Questo significa che la percentuale dei seggi assegnati al “vincitore” è quasi il doppio di quella rappresentata dal proprio elettorato. Aggiungiamo un altro dato: è vero che, nelle democrazie rappresentative, chi non vota, non conta, ma è vero anche che in Italia non si era mai verificato il caso di una forza politica che, rappresentando soltanto il 20% dei cittadini aventi diritto al voto, si ritrova con una maggioranza dei seggi che ne “rappresenta” quasi il triplo!  
Volutamente, in questa sede lascio da parte la questione riguardante il Senato, dove lo stesso, esorbitante premio di maggioranza viene assegnato su base regionale, trasformando le elezioni della seconda Camera della Repubblica in una sorta di lotteria. Quel che deve assolutamente indurre tutti ad una seria riflessione è il dato che questa legge elettorale è la negazione del principio della rappresentanza, un disastro per la nostra democrazia. Qualunque sia la sorte di questa legislatura, è sotto gli occhi di tutti la necessità assoluta di intervenire per ripristinare un rapporto corretto fra la volontà dell’elettorato e la sua rappresentazione istituzionale, pena la messa a rischio della nostra democrazia.
Bisogna prendere atto che i tentativi di imporre al Paese il bipolarismo sono miseramente falliti e che questo è l’elemento da cui si deve ripartire per individuare un assetto istituzionale adeguato alla realtà. L’urgenza, però, è quella di riparare il danno provocato da una legge elettorale che viola i principi di base della rappresentanza, assegnando un abnorme premio di maggioranza al primo arrivato, senza individuare almeno una soglia minima da raggiungere per ottenere quel premio. Le forze politiche, in tutti questi anni, non hanno fatto nulla per sanare la situazione, e c’è da dire anche che, per via referendaria, qualcuno avrebbe voluto fare anche di peggio, imponendo il bipartitismo o il ritorno al famigerato “Mattarellum”. Fortunatamente, l’iniziativa di alcuni cittadini è riuscita ad investire del problema la Magistratura, portando la questione al Tribunale Amministrativo Regionale, che potrà decidere di attivare la Corte Costituzionale, possibilità preclusa al semplice cittadino. Ad oggi, questa iniziativa è la sola opportunità concreta di porre riparo ai danni ed alle distorsioni causati dal “Porcellum”, e trovo molto significativo il fatto che questa possibilità si debba ad un intervento di esponenti della società civile, mentre la politica ha consumato questi anni senza alcun costrutto. Ma questa è un’altra storia: oggi, dobbiamo e possiamo cancellare i danni prodotti dal “Porcellum”, sostenendo il ricorso pendente al T.A.R. del Lazio, che lo riprenderà in esame il prossimo 4 aprile. E’ una data importante: teniamola a mente.
 
Germano Monti