17 | 11 | 2019

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Referendum Irlanda: il Senato resta per volontà degli elettori

Con un risultato a sorpresa, sempre che i sondaggi fossero affidabili, il referendum per l'abolizione del Senato irlandese si è concluso con la sconfitta dei favorevoli.
Alcune considerazioni sono pertanto d'obbligo. O meglio, sorgono spontaneamente.
 
Da un lato i poteri del Senato irlandese sono molto limitati, con di fatto la sola possibilità di ritardare l'entrata in vigore di una legge; prerogativa peraltro quasi mai usata.
D'altro canto, però, da qui a dire che si tratta di un Organo inutilmente costoso, motivazione sostenuta dal Governo, ce ne passa.
È un po' come la nostra questione sulle province o sulla riduzione del numero dei parlamentari: sono inutili, tanto vale risparmiare sui costi.
Vista la scarsa partecipazione, la questione costi sembrerebbe però non essere riuscita ad entusiasmare gli irlandesi, così come, invece, forse sarebbe stato dalle nostri parti; e seppur di poco, chi ha partecipato ha votato in maggioranza per il mantenimento di questi costi.
In altre parole, dato che chi vince ha sempre ragione, il risultato potrebbe essere così sintetizzato: chi l'ha detto che una seconda Camera non potrebbe servire?
Che oggi serva a poco non significa, infatti, che debba essere cancellata del tutto. Piuttosto: come e perché non renderla più utile, modificandone le attribuzioni?
Domande da altro pianeta, pensando alla furia riformatrice che va avanti in Italia da oltre venti anni.