08 | 12 | 2019

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Notizie - Opinioni - 2013

Notizie - Opinioni - 2013

Politica e Democrazia

di Patrizia Turchi
La noiosità della politica è evidente, pervasiva e soprattutto funzionale ad un modello autoritario.
Da mesi, se non da anni, il dibattito politico pubblico si è ridotto a ben misere cose e per altro, volutamente, di banalissima importanza.

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Ilva, il gip: “Inammissibile l’istanza di dissequestro dei prodotti”

Lo scorso 9 aprile la Corte Costituzionale aveva dichiarato la legge ‘salva Ilva‘ costituzionale e l'azienda aveva presentato istanza di dissequestro dei prodotti sequestrati lo scorso novembre.
 
Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai legali dell’Ilva che chiedevano lo sblocco dei prodotti sotto sequestro dal 26 novembre 2012. Il dissequestro era stato chiesto dopo la sentenza della Consulta che il 9 aprile ha dichiarato costituzionale la legge 231/2012. Il giudice, allo stato, non ha ancora potuto leggere le motivazioni della decisione e non può basare la sua decisione sull’istanza dell’azienda cui è allegato il comunicato stampa della Consulta.

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Sono e resto un uomo di sinistra

rodotadi Stefano Rodotà 
CARO direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l'articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all'interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice "non c'è problema ", non gira la testa dall'altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com'è andata concretamente a finire.

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Elezioni Lombardia, spunta un ricorso al Tar

In Regione irregolari consiglieri e liste.
Verifiche su Tremonti 3L, Fratelli d’Italia e Partito Pensionati. Se venisse accolto Maroni si troverebbe senza maggioranza

Un attacco a sorpresa sulla brillante vittoria di Maroni e del centrodestra in Lombardia. Lo sferra l’avvocato Felice Besostri, costituzionalista ed esperto di sistemi elettorali. Domani viene infatti depositato un ricorso al Tar su tre punti: «Errata e/o illegittima attribuzione del premio di maggioranza; illegittimità delle soglie di accesso e illegittimità dell’esenzione dalla raccolta firme in particolare per le liste Tremonti 3L, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati». In quest’ultimo caso, si contesta la costituzione di queste tre liste nell’era Formigoni a Consiglio regionale già sciolto. Fu fatto per non dover così raccogliere le firme.
Ma ora il Tar potrebbe giudicarlo illegale. Interessante anche la contestazione della legittimità del premio di maggioranza, che secondo il costituzionalista non è possibile assegnare in un sistema che prevede il tanto contestato voto disgiunto. In sostanza, spiega Besostri, se un elettore vota la lista del Pd e poi Maroni come presidente, non si capisce perché i voti che Maroni prende vadano distribuiti sulle forze politiche che lo sostengono. «Paradossalmente — scrive l’avvocato nel ricorso — il vecchio listino collegato al candidato presidente (il famigerato ’listino bloccato’, ndr.) e il premio di maggioranza regionale nelle elezioni per il Senato, sono invece rispettose della volontà degli elettori, mentre il nuovo sistema varato con legge regionale il 31 ottobre 2012 risente della fretta con cui è stata adottata quando era già stato preso atto delle dimissioni» del Consiglio.Sulla base di questo ricorso quindi, undici consiglieri eletti nelle file del centrodestra sarebbero irregolari. E clamorosamente il governatore Maroni non avrebbe più la maggioranza in consiglio.Tra i nomi a rischio quelli di Riccardo De Corato, Francesco Dotti (Fratelli d’Italia) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).
«Io faccio ricorso come privato cittadino» dice Besostri «anche se a livello politico sono attivo nel Gruppo di Volpedo che guarda al Socialismo europeo».

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Elezioni (ed eletti) sub iudice

In materia di riforme istituzionali i saggi hanno proposto di affidare ad un organo giurisdizionale terzo la verifica delle elezioni. Ci hanno provato invano molte proposte di legge. Ecco perché la modifica potrebbe sbloccare la legislatura.
Modificare l'articolo 66 della Costituzione in modo da attribuire ''ad un giudice indipendente e imparziale'' la decisione su legittimità dell'elezione, ineleggibilità e incompatibilità, togliendolo al Parlamento: è quanto propongono i saggi nella loro relazione al Capo dello Stato, consegnata oggi, sottolineando che il sistema attuale comporta il rischio ''del prevalere di logiche politiche''.
Potrebbe apparire una modifica marginale, rispetto al complessivo riassetto dei poteri costituzionali prefigurato dai "saggi": eppure la proposta va al cuore di un problema che attiene alla struttura stessa del nostro sistema istituzionale.
Non si vuole qui addurre l'ampia congerie di dubbi sull’imparzialità della decisione dell’organo politico - più volte sollevati anche in tema di conformità all’articolo 6 § 1 CEDU - né citare i ricorrenti rilievi sulla tempestività del suo esame. Ci si limita a ricordare che a tali dubbi diede voce uno dei punti più qualificanti enunciati - al termine dell'attività di monitoraggio internazionale condotta dagli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) - nel rapporto dedicato alle elezioni parlamentari italiane del 9-10 aprile 2006: “Fatta salva la base costituzionale per la procedura esistente di reclamo, il nuovo parlamento dovrebbe considerare di introdurre misure atte a risolvere le controversie elettorali in modo imparziale e puntuale, compresa la possibilità di ricorrere in appello ad un tribunale”. L'invito fu disatteso, prestandosi così a confermare i dubbi in ordine all'esistenza di una vera e propria giurisdizione del «fatto compiuto» che, in una vastissima parte della dottrina, vede la verifica dei poteri di esclusiva competenza parlamentare un retaggio di altre epoche, abbandonato da oltre un secolo nella stessa patria del parlamentarismo moderno.

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