24 | 09 | 2017
«L’Avv. Felice C. Besostri è anche colui che, assieme ad altri colleghi, ha fatto mandare in “pensione” il Porcellum. A seguito dell’approvazione dell’Italicum al Senato, in seconda lettura, e sebbene il testo della nuova legge elettorale necessiti di un’approvazione finale da parte della Camera dei Deputati, in terza lettura, ho deciso di chiedere un’opinione intermedia all’Avv. Besostri.
 
a cura di Michele Capaccioli
 
Avv. Felice Besostri, l’Italicum uscito in seconda lettura dal Senato ha sollevato diverse perplessità in una parte dell’opinione pubblica. Innanzitutto, potrebbe cortesemente spiegare com’è fatta questa legge elettorale e verso quali scenari ci può portare?
 
L’impianto di fondo è lo stesso del Porcellum: è una legge proporzionale con premio di maggioranza. Già questo fatto è un ossimoro perché se la legge è proporzionale non potrebbe avere un premio di maggioranza e quando c’è un premio di maggioranza non è proporzionale. Questo è un aspetto molto importante perché nella sentenza n. 1 del 2014, con la quale è stato annullato il Porcellum, la Corte Costituzionale ha dato delle indicazioni che mi sembrano chiare: è possibile prevedere un sistema elettorale maggioritario, ma, se i seggi sono attribuiti, anche in parte, con criterio proporzionale, i voti devono essere eguali. Questo significa che deve esserci lo stesso peso sia in entrata che in uscita. In questo caso, l’Italikum ha mantenuto, ancora una volta, degli elementi di proporzionalità corretti da un premio di maggioranza e i voti non sono uguali come peso. Infatti, il mio voto dato ad una di quelle liste che vanno al ballottaggio conta di più rispetto ai voti di coloro che hanno espresso la propria preferenza a favore di una lista che non accede al ballottaggio. Inoltre, nel caso in cui, al primo turno, nessuna lista abbia superato il 40% dei voti validi, le liste che vanno al ballottaggio sono semplicemente le prime due che hanno ottenuto il maggior numero di voti: un dato di carattere relativo senza, anche qui, aver indicato una soglia minima in seggi o in voti per essere ammessi al ballottaggio. Non ci sono più coalizioni perché il premio è attribuito a una lista. Il problema è che, finché manca una legge sui partiti politici, non c’è nessun collegamento tra un partito politico e la lista che si presenta alle elezioni. Perciò, nulla impedisce che la coalizione venga fatta dentro alla stessa lista. Allora, a questo punto, abbiamo il solito problema che i premi di maggioranza che sono dati ad una lista o a delle coalizioni che non sono politicamente omogenee garantiscono di prendere il premio di maggioranza ma non che i componenti di questa lista stiano insieme dopo le elezioni. Questo è il difetto principale.
 
In sostanza, con l’Italikum, sono sicuramente violati gli artt. 48 e 56 della Costituzione Italiana, in quanto la legge elettorale, se così approvata definitivamente, non consente il voto personale, eguale, libero, dando per scontato che sia segreto (art. 48), e diretto (art. 56).
 
Il voto non è eguale perché con il premio di maggioranza viene alterato il peso dei voti. Non è nemmeno diretto, altra violazione più grave, perché con il premio di maggioranza si trasferisce in collegi diversi da quelli dove sono stati espressi i voti e perciò si vengono ad eleggere dei candidati che non sono stati eletti o scelti nel loro collegio dai loro elettori. Con ciò viene meno anche quel rapporto di personalità che proprio l’art. 48 della nostra Costituzione richiede.
 
Un’obiezione che può essere fatta è la seguente: con l’Italicum si cerca di tenere assieme l’esigenza di governabilità con quella della rappresentanza allo scopo di garantire il più possibile una stabilità politica e, quindi, una stabilità al Paese. Pertanto, con tale obiezione, si giustificherebbe il fatto che il 60% dei deputati sia sostanzialmente “nominato”, se il testo della legge elettorale rimane tale e quale. Dal suo punto di vista, ritiene questa obiezione ammissibile?
 
Per prima cosa, direi che la questione della stabilità non c’entra assolutamente nulla con la nomina dei rappresentanti del popolo da parte di un capo di partito. Una legge garantisce stabilità se dà una chiara maggioranza politica e non una maggioranza di individui che sono fedeli a un’altra persona. La fedeltà c’entra poco o nulla. Al riguardo proprio della governabilità e della rappresentanza, la sentenza n. 1 del 2014 è stata chiarissima: la governabilità è un obiettivo costituzionalmente apprezzabile, mentre, però, la rappresentanza, perciò l’eguaglianza, è un bene tutelato dalla Costituzione. Pertanto, governabilità e rappresentanza non possono essere messi sullo stesso piano: posso sacrificare, ma molto parzialmente, la rappresentanza per avere la governabilità, ma non in modo esagerato o irragionevole come, invece, in questo caso, è stato fatto.
 
Pensiamo al fatto che, specialmente in caso di ballottaggio, il premio di maggioranza è sempre lo stesso sia che la prima lista abbia raggiunto il 40% o meno. Questa prima lista, però, potrebbe tranquillamente aver preso il 20/25% dei voti al primo turno. Ciò significa che il premio è tanto più consistente quanto minore è il consenso elettorale: una lista del 40% viene premiata meno di una lista del 25%. Questa è una irragionevolezza che fa saltare soprattutto l’eguaglianza del voto. Questo è il punto principale.
 
In ogni caso, la questione che alla sera delle elezioni si debba sapere chi governerà è un’esigenza, una curiosità che può avere qualcuno, ma non c’è nessun sistema elettorale che possa garantire questo.

In un sistema ipermaggioritario, come quello inglese, in cui, in base alla regola “first-past-the-post”, ovvero chi arriva primo, anche per un voto, quale che sia la sua percentuale, si prende il seggio, i Conservatori, usciti vincitori dalle elezioni, hanno dovuto fare un’alleanza con i Liberal Democratici per governare il Paese. La scelta dei Liberal Democratici, ovvero se allearsi con i Conservatori o con i Laburisti, era decisiva per il governo del Paese. Con una legge italiana, invece, i Conservatori avrebbero avuto la maggioranza assoluta dei seggi: nella patria del maggioritario, questa possibilità non l’ha pensata nessuno.

In Francia, quando Hollande è stato eletto Presidente della Repubblica, alla sera delle elezioni sapeva che lui era il Presidente, ma se un mese dopo il Partito Socialista non avesse avuto la maggioranza assoluta dei seggi, non si sapeva chi avrebbe governato.

Barack Obama, candidato del Partito Democratico americano, è stato riconfermato, alle Presidenziali del 2012, Presidente degli Stati Uniti d’America per un secondo mandato. In quello stesso anno, i democratici avevano la maggioranza del Senato e i repubblicani della Camera. Invece, con le elezioni midterm del 2014, i democratici hanno perso la maggioranza al Senato, mentre i Repubblicani l’hanno conservata alla Camera. Questo per dire che, in un sistema presidenziale, non si assicura una maggioranza nelle Camere, ma, addirittura, si controlla in un certo modo il Presidente: l’ultima parola spetta al popolo, come è giusto in democrazia.
 
In Germania, con un sistema più simile al nostro proporzionale, ci sono voluti due mesi dopo le elezioni per trovare un accordo di coalizione.
 
Questi paesi non sono rimasti “traumatizzati” dal fatto che alla sera delle elezioni non sapevano chi avrebbe governato. Da noi, questa esigenza ha un senso se corrisponde alla volontà popolare, ma se il popolo non vuole dare una maggioranza a un partito perché questo se la deve prendere con un “trucco” elettorale?
 
Secondo lei, quanti rischi ci sono che l’Italicum finisca innanzi la Corte Costituzionale?
 
Qui, come al solito, non abbiamo, purtroppo, una possibilità di un ricorso diretto che, forse, viene introdotto nella riforma della Costituzione per la prima volta per le leggi elettorali. Perciò, dobbiamo trovare un giudice che, nel corso di una causa, ritenga che l’eccezione di costituzionalità non sia manifestamente infondata, ma, soprattutto, che sia rilevante ai fini della decisione. È questo secondo aspetto quello che ha acconsentito finora a leggi pacificamente incostituzionali, come il Porcellum, non solo di essere state applicate per ben tre volte, ma, addirittura, che, una volta accertata l’incostituzionalità, non sia possibile modificare la composizione del Parlamento. Questo è colpa dell’art. 66 – “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità”. Comunque, che sarà fatto un tentativo di mandare l’Italikum davanti alla Corte Costituzionale è certo. Io faccio parte di un gruppo che sta già lavorando sulla questione: appena la nuova legge elettorale sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, faremo un ricorso come quello contro il Porcellum per accertare il “mio” diritto di voto secondo Costituzione. Tireremo fuori tutti i vizi di legittimità costituzionale dell’Italikum che ho annunciato nelle risposte precedenti.  Questo è un passaggio fondamentale soprattutto perché quando dei premi di maggioranza non sono collegati al numero degli aventi diritto al voto, perciò alla percentuale dei votanti, già qui siamo nella distorsione più “violenta”. Non è la stessa cosa avere il 40% se va a votare il 70% e avere il 40% se va a votare, come è successo in Emilia-Romagna, il 35%. E poi, per di più, vanno a votare il 35% per le prime due liste. Nel caso che siano solo due, cosa avranno? Insieme, il 35% dei votanti. Vanno al ballottaggio e quella che prende la maggioranza di un voto, ma che in numero di voti assoluti, perciò di votanti, potrebbe essere addirittura inferiore al 25%, si prende il 53% dei seggi. C’è qualcosa che non va. Questo è un meccanismo “malato” e incostituzionale.
 
Anche a lei porgo questa domanda. Qualsiasi legge elettorale che preveda anche o solamente la nomina di un numero di parlamentari (capilista o inseriti in posizione eleggibile), può, secondo lei, aumentare il rischio che alcuni partiti o responsabili che agiscono per quei partiti stabiliscano della regole, scritte o non scritte, con le quali si scelgono delle persone anche in base a quanto possano/siano disponibili a contribuire economicamente alla campagna elettorale oppure al partito, stilando una graduatoria (Al primo posto va chi ha contribuito 10, al secondo chi ha dato 8, al terzo chi ha partecipato con 7 e cosi via), creando degli sbarramenti all’entrata e, quindi, facendo rimanere indietro chi non ha certe capacità economiche e finanziarie?
 
Per fare questo non c’è bisogno di aspettare l’Italikum. Infatti, sembra che sia già avvenuto nel regime del Porcellum. Sembrerebbe che ci siano stati dei partiti che chiedevano ai candidati messi in posizione teoricamente eleggibile, è cioè al primo, secondo posto, massimo al terzo, di depositare migliaia e migliaia di Euro. Sembrerebbe che l’abbiano già fatto. Perciò sembra che il tutto sia fattibile e può esserlo ancora di più nel momento in cui saranno aboliti i rimborsi per la partecipazione alle campagne elettorali che prima erano € 5 per ogni iscritto alle liste elettorali, sia che andasse a votare, sia che non ci andasse. Quando non è prevista alcuna forma di finanziamento pubblico ai partiti, un “sistema” del genere può sicuramente piacere ai tesorieri che non sanno come pagare i costi della campagna elettorale. Questo è un rischio che c’è e, in questo caso, la distorsione della democrazia “1 testa = 1 voto” è pacifica, come è pacifica la violazione dell’art. 51, comma 1 – “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. Se questi posti sono a pagamento, è chiaro che l’eguaglianza non c’è più.

Fonte: http://www.felicebesostri.it/?p=3036