23 | 11 | 2017
di Felice Besostri

Scon­tro o accordo sul ddl di revi­sione costi­tu­zio­nale, sarebbe impor­tante che fosse tra­spa­rente. La più vasta e, per molti costi­tu­zio­na­li­sti, deva­stante revi­sione della Costi­tu­zione non è stata pre­ce­duta da un dibat­tito pub­blico all’altezza della posta in gioco.



Cer­ta­mente c’è stata una discus­sione sui gior­nali e tra gli addetti ai lavori ma per il grande pubblico, quello che teo­ri­ca­mente dovrebbe essere stato rap­pre­sen­tato nelle isti­tu­zioni, nulla. Quale rappre­sen­tanza è stata assi­cu­rata da un Par­la­mento nel quale alla Camera dei Depu­tati un quarto degli  eletti lo è stato gra­zie ad un pre­mio di mag­gio­ranza inco­sti­tu­zio­nale e tutti i par­la­men­tari , pro­prio tutti, gra­zie alle liste bloc­cate, ugual­mente inco­sti­tu­zio­nali, come deciso dalla Corte Costi­tu­zio­nale con la sen­tenza n. 1/2014?

A un anno e mezzo di distanza da quella sto­rica sen­tenza, otte­nuta gra­zie alla tena­cia dell’avv. Aldo Bozzi, cui ero asso­ciato, il risul­tato poli­tico è l’Italicum. Con cogni­zione di causa posso dire che è peg­gio del Por­cel­lum, per­ché più ipocrita.

Per esem­pio asse­gna un abnorme pre­mio di mag­gio­ranza, gra­zie ad un bal­lot­tag­gio, così da non avere una soglia minima da rispettare.

Un bal­lot­tag­gio dal quale sono esclusi più di 3 milioni di votanti della cir­co­scri­zione estero, ma con val­do­stani e trentino-sudtirolesi, che in com­penso votano 2 volte, prima per i loro col­legi unino­mi­nali e poi per deci­dere, come nel 2013, da chi deb­bono essere gover­nati il resto degli italiani. I nomi­nati capi­li­sta saranno la mag­gio­ranza della nuova Camera.

In que­sto scor­cio di legi­sla­tura, con la Costi­tu­zione del 1946 ancora vigente, abbiamo visto i gua­sti dell’insensibilità costi­tu­zio­nale degli organi di garan­zia a comin­ciare dalla Pre­si­denza della Repubblica. La pre­si­denza della Camera ha ammesso voti di fidu­cia sulla legge elet­to­rale come sulla legge Acerbo e sulla legge truffa ma anche della pre­si­denza di turno del Senato, che ha ammesso un «emenda­mento can­guro» per impe­dire suc­ces­sive vota­zioni dall’esito incerto.

Pos­siamo imma­gi­nare, con la com­bi­na­zione di Ita­li­cum e revi­sione costi­tu­zio­nale, l’assenza di con­trappesi costi­tu­zio­nali: con un solo par­tito con primo mini­stro e mag­gio­ranza par­la­men­tare che in pochi anni eleg­ge­rebbe il «suo» Pre­si­dente della Repub­blica e nel corso di al mas­simo 2 legi­sla­ture potrebbe aver nomi­nato 2/3 della Corte Costituzionale.

Quale con­trap­peso può essere un Senato di 100 mem­bri a fronte di una camera di 630? L’elettività diretta o indi­retta dei sena­tori ha assor­bito tutto il dibat­tito. Se i sena­tori restas­sero 100 e non venis­sero aumen­tati con cor­ri­spon­dente auspi­ca­bile dimi­nu­zione dei depu­tati sarebbe indif­fe­rente che venis­sero eletti diret­ta­mente tutti con il pro­por­zio­nale. La lista vin­ci­trice alla Camera avrà almeno tra il 25 e il 30% dei sena­tori. Sena­tori a mezzo ser­vi­zio e sog­getti a fre­ne­tica tur­na­zione. Le 19 regioni ita­liane e le 2 pro­vince auto­nome sono state elette in anni diversi e anche quando lo sono state nello stesso anno in mesi diversi.

Se la riforma del Senato entrasse in vigore alla fine del 2016 i sena­tori eletti dalla Sici­lia sca­drebbero nell’ottobre 2017: in carica per meno di un anno. I sena­tori di Lazio-Lombardia-Molise (feb. 2013), Friuli Vene­zia Giu­lia (apr.)- Val d’Aosta (mag.)Trentino Alto Adige (ott.) Basi­li­cata (nov.) tutti a casa nel 2018, ma non tutti insieme: in quat­tro rate da feb­braio a novem­bre. I sena­tori di Sar­degna (feb. 2014), Abruzzo-Piemonte (mag.), Calabria-Emilia Roma­gna (nov.) in tre volte nel 2019. I senatori di Puglia, Cam­pa­nia, Toscana, Ligu­ria, Veneto, Mar­che e Umbria, i più lon­gevi, nel 2020. Sbagliato defi­nirlo un albergo a ore ma un albergo a mesi sì.
Non è una cosa seria! Pen­siamo ai sena­tori degli uffici di pre­si­denza del Senato o delle sue com­missioni, che ruo­te­reb­bero in con­ti­nua­zione. Come potreb­bero diven­tare esperti in qual­che settore?

Ci sono assur­dità che non minac­ciano, se non indi­ret­ta­mente, la demo­cra­zia, come il fatto che i sin­daci metro­po­li­tani, cioè delle più impor­tanti città ita­liane, eletti diret­ta­mente dai cit­ta­dini, non pos­sano essere nomi­nati senatori.

Cen­tra­liz­za­zione, ridu­zione dell’autonomia comu­nale e l’irrisolto pro­blema della dichia­ra­zione d’incostituzionalità di leggi elet­to­rali che non ha effetto sugli eletti sono solo 3 delle tante que­stioni ancora sul tap­peto e di cosa si discute? Di ele­zioni semi­di­rette. Le modi­fi­che, pos­si­bili senza limiti, se si rispetta l’art. 138 Cost., non è que­stione interna al Pd e di spec­chietti per le allodole, ma di tutti i cittadini.

La bat­ta­glia non è tra chi vuole appro­vare la revi­sione costi­tu­zio­nale e chi vuol lasciare le cose come stanno ma di modi­fi­care pro­fon­da­mente il dise­gno di legge di revi­sione costituzionale.

Se c’è una lezione è che la vera difesa della Costi­tu­zione non è l’immobilismo, ma la sua attua­zione a comin­ciare dall’eliminazione delle diseguaglianze(art. 3 c.2 Cost.), dal rea­liz­zare un sistema fiscale vera­mente equo e pro­gres­sivo( art. 53 Cost.) e dal rea­liz­zare gli obiet­tivi di un’economia equa e soli­dale, come richie­sto dal titolo III (Rap­porti eco­no­mici) della prima Parte della Costi­tu­zione: un programma di sini­stra di governo piut­to­sto che al Governo, a qual­siasi costo.

Da Il Manifesto del 10/09/2015