24 | 09 | 2017
Mentre alla Camera erano in corso le operazioni di voto sul progetto di modifica costituzionale Renzi-Boschi, in una sala adiacente si è svolto l'atteso e partecipato convegno del Comitato per il No alle modifiche.
In premessa le considerazioni del Costituzionalista Pace: un Parlamento eletto con il Porcellum, una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta, un Parlamento contrassegnato da continui ed ampi cambi di casacca, un Parlamento inconsistente che si è in breve sottomesso ai voleri dell'accoppiata Napolitano-Renzi, con quale credibilità può essere oggi ritenuto legittimato per poter modificare la Costituzione?
Sicuramente, ha ripreso Azzariti, di una modifica costituzionale vi sarebbe certamente bisogno, ma per restituire al Parlamento il suo ruolo, ormai svilito dalle incursioni dell'esecutivo nell'attività legislativa.
L'avvocato Besostri, provocatoriamente, si è dichiarato pentito per i sei anni di battaglie legali per far giungere il Porcellum all'esame Consulta, visto appunto qual è stato il risultato finale di quella fatica: non il ritorno a nuove elezioni con una legge elettorale finalmente costituzionale, bensì l'approvazione dell'altrettanto incostituzionale Italicum.
 
Tutti d'accordo nell'evidenziare come la contrarietà al progetto Renzi-Boschi non derivi affatto dall'oggetto del contendere, così come viene superficialmente sintetizzato dai proponenti e dai mezzi di informazione, cioè la fine del bicameralismo paritario, bensì dall'accrocco, "deforma" nelle parole dell'avvocato Besostri, che con l'ampia modifica si concretizzerebbe.
Da un lato un Senato reso marginale nelle proporzioni con la Camera dei Deputati (100 membri contro 630), si veda ad esempio per gli atti in seduta comune, dall'altro, però, un Senato che con formule confuse continua a mantenere poteri legislativi di rilievo e che elegge 2 giudici costituzionali sui 5 di competenza del Parlamento. Un Senato di dopolavoristi precari, infine, con una formula di elezione differita-diretta che bravo chi l'ha compresa. Tombali, al riguardo, la lettura delle considerazioni in chiusura del Presidente emerito della Consulta Zagrebelsky: "Dite con parole vostre", rivolgendosi all'ex Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio Renzi, "cosa avete capito di quello che avete fatto".

Altro aspetto al centro di tutti gli interventi, è che non sarà certo Renzi a concedere ai cittadini la possibilità di pronunciarsi: è la Carta Costituzionale a prevedere questa garanzia, su richiesta di un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o cinque consigli regionali, laddove in seconda lettura la modifica costituzionale non venisse approvata con la maggioranza di due terzi in entrambe le Camere.
Al riguardo, proprio per ribaltare la logica plebiscitaria che sottende alla "concessione" di un referendum promosso dallo stesso Renzi sulla sua persona, sarà opportuno fare chiarezza con i fatti, non solo a livello di opposizione parlamentare, ma anche raccogliendo le 500mila firme necessarie per promuovere la consultazione su iniziativa degli elettori.
"Il referendum lo chiediamo noi!", sono appunto state le parole di chiusura del convegno.

Link agli atti del convegno: http://www.radioradicale.it/scheda/463358/costituzione-1deg-bene-comune