19 | 08 | 2019

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Rassegna Stampa

Rassegna stampa dei commenti e le notizie inerenti le Questioni Istituzionali.

Il Porcellum all'esame della Consulta: deciderà se la legge è costituzionale

La Cassazione ha rinviato alla Corte il ricorso sulla norma Calderoli. I giudici costituzionali ci metteranno 6-7 mesi per esprimere il parere. Il ricorso presentato dal nipote del liberale Bozzi: "Una legge vergognosa". Si è riaperta la trattativa tra Pd e Pdl sulla legge elettorale.

È giunto il momento del verdetto finale sul Porcellum. Ancora una volta, mentre la politica volutamente cincischia sulle riforme, la svolta arriva dalla magistratura. Succederà così anche con la legge elettorale. Perché la Cassazione ha deciso che l'ultima parola sulla legge Calderoli del 21 dicembre 2005, la più contestata tra le leggi della Repubblica, spetta alla Consulta.

L'ordinanza è pronta, sarà diffusa nelle prossime ore.

da repubblica.it

In attesa della decisione del TAR, lettera alla Giunta delle elezioni da un ricorrente contro il Porcellum

Da: Franco Ragusa
elettore residente a Roma ....
 
A: Presidente della Camera On. Laura Boldrini - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    Presidente della Giunta delle elezioni On. Giuseppe D'Ambrosio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Per conoscenza:
On. Giorgia Meloni (FdI) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Giancarlo Giorgetti (LN) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Roberta Lombardi (M5S) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Roberto Speranza (PD) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Renato Brunetta (PdL) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Lorenzo Dellai (SC) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Gennaro Migliore (SEL) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., On. Pino Pisicchio (Misto - Minoranze Linguistiche) Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Condizioni impossibili hanno fermato Bersani

Intervista a Lorenza Carlassare: due mesi di sospensione, poi si è favorita la conservazione. Napolitano ha chiesto la certezza della fiducia, ma in politica i numeri si verificano nel voto. La Costituzione non si può stravolgere. Le scelte degli elettori sono state tre volte disprezzate

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Governo Letta: riassunto-collage per quanto riguarda la parte delle riforme

governo-lettaIl Presidente del Consiglio Letta lega la vita del Governo allo stato del processo di revisione costituzionale.
Una revisione ad ampio spettro, della medesima portata di quella varata dal centrodestra e successivamente bocciata dal referendum costituzionale nel non lontanissimo 2006.
Ancora una volta, le intenzioni non sono quelle di aggiornare alcuni aspetti della Costituzione, bensì di avviare un processo costituente in grado di demolirla.

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Politica e Democrazia

di Patrizia Turchi
La noiosità della politica è evidente, pervasiva e soprattutto funzionale ad un modello autoritario.
Da mesi, se non da anni, il dibattito politico pubblico si è ridotto a ben misere cose e per altro, volutamente, di banalissima importanza.

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Ilva, il gip: “Inammissibile l’istanza di dissequestro dei prodotti”

Lo scorso 9 aprile la Corte Costituzionale aveva dichiarato la legge ‘salva Ilva‘ costituzionale e l'azienda aveva presentato istanza di dissequestro dei prodotti sequestrati lo scorso novembre.
 
Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dai legali dell’Ilva che chiedevano lo sblocco dei prodotti sotto sequestro dal 26 novembre 2012. Il dissequestro era stato chiesto dopo la sentenza della Consulta che il 9 aprile ha dichiarato costituzionale la legge 231/2012. Il giudice, allo stato, non ha ancora potuto leggere le motivazioni della decisione e non può basare la sua decisione sull’istanza dell’azienda cui è allegato il comunicato stampa della Consulta.

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Sono e resto un uomo di sinistra

rodotadi Stefano Rodotà 
CARO direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l'articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all'interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice "non c'è problema ", non gira la testa dall'altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com'è andata concretamente a finire.

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Elezioni Lombardia, spunta un ricorso al Tar

In Regione irregolari consiglieri e liste.
Verifiche su Tremonti 3L, Fratelli d’Italia e Partito Pensionati. Se venisse accolto Maroni si troverebbe senza maggioranza

Un attacco a sorpresa sulla brillante vittoria di Maroni e del centrodestra in Lombardia. Lo sferra l’avvocato Felice Besostri, costituzionalista ed esperto di sistemi elettorali. Domani viene infatti depositato un ricorso al Tar su tre punti: «Errata e/o illegittima attribuzione del premio di maggioranza; illegittimità delle soglie di accesso e illegittimità dell’esenzione dalla raccolta firme in particolare per le liste Tremonti 3L, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati». In quest’ultimo caso, si contesta la costituzione di queste tre liste nell’era Formigoni a Consiglio regionale già sciolto. Fu fatto per non dover così raccogliere le firme.
Ma ora il Tar potrebbe giudicarlo illegale. Interessante anche la contestazione della legittimità del premio di maggioranza, che secondo il costituzionalista non è possibile assegnare in un sistema che prevede il tanto contestato voto disgiunto. In sostanza, spiega Besostri, se un elettore vota la lista del Pd e poi Maroni come presidente, non si capisce perché i voti che Maroni prende vadano distribuiti sulle forze politiche che lo sostengono. «Paradossalmente — scrive l’avvocato nel ricorso — il vecchio listino collegato al candidato presidente (il famigerato ’listino bloccato’, ndr.) e il premio di maggioranza regionale nelle elezioni per il Senato, sono invece rispettose della volontà degli elettori, mentre il nuovo sistema varato con legge regionale il 31 ottobre 2012 risente della fretta con cui è stata adottata quando era già stato preso atto delle dimissioni» del Consiglio.Sulla base di questo ricorso quindi, undici consiglieri eletti nelle file del centrodestra sarebbero irregolari. E clamorosamente il governatore Maroni non avrebbe più la maggioranza in consiglio.Tra i nomi a rischio quelli di Riccardo De Corato, Francesco Dotti (Fratelli d’Italia) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).
«Io faccio ricorso come privato cittadino» dice Besostri «anche se a livello politico sono attivo nel Gruppo di Volpedo che guarda al Socialismo europeo».

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Elezioni (ed eletti) sub iudice

In materia di riforme istituzionali i saggi hanno proposto di affidare ad un organo giurisdizionale terzo la verifica delle elezioni. Ci hanno provato invano molte proposte di legge. Ecco perché la modifica potrebbe sbloccare la legislatura.
Modificare l'articolo 66 della Costituzione in modo da attribuire ''ad un giudice indipendente e imparziale'' la decisione su legittimità dell'elezione, ineleggibilità e incompatibilità, togliendolo al Parlamento: è quanto propongono i saggi nella loro relazione al Capo dello Stato, consegnata oggi, sottolineando che il sistema attuale comporta il rischio ''del prevalere di logiche politiche''.
Potrebbe apparire una modifica marginale, rispetto al complessivo riassetto dei poteri costituzionali prefigurato dai "saggi": eppure la proposta va al cuore di un problema che attiene alla struttura stessa del nostro sistema istituzionale.
Non si vuole qui addurre l'ampia congerie di dubbi sull’imparzialità della decisione dell’organo politico - più volte sollevati anche in tema di conformità all’articolo 6 § 1 CEDU - né citare i ricorrenti rilievi sulla tempestività del suo esame. Ci si limita a ricordare che a tali dubbi diede voce uno dei punti più qualificanti enunciati - al termine dell'attività di monitoraggio internazionale condotta dagli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) - nel rapporto dedicato alle elezioni parlamentari italiane del 9-10 aprile 2006: “Fatta salva la base costituzionale per la procedura esistente di reclamo, il nuovo parlamento dovrebbe considerare di introdurre misure atte a risolvere le controversie elettorali in modo imparziale e puntuale, compresa la possibilità di ricorrere in appello ad un tribunale”. L'invito fu disatteso, prestandosi così a confermare i dubbi in ordine all'esistenza di una vera e propria giurisdizione del «fatto compiuto» che, in una vastissima parte della dottrina, vede la verifica dei poteri di esclusiva competenza parlamentare un retaggio di altre epoche, abbandonato da oltre un secolo nella stessa patria del parlamentarismo moderno.

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Spataro critica Napolitano: "È suo diritto ma ha sbagliato a graziare l'ufficiale Usa"

Il titolare dell'inchiesta su Abu Omar: "C'è ancora Guantanamo, gli Stati Uniti non sono cambiati". 

MILANO - La premessa non è polemica: "È tra le prerogative dello Capo dello Stato concedere la grazia". La spiegazione, però, è molto più graffiante: "Leggendo il comunicato del Quirinale, i presupposti su cui si basa suscitano più di una perplessità".

A tre giorni dalla grazia che il presidente Giorgio Napolitano ha concesso all'ufficiale americano Joseph Romano - condannato a 5 anni per il rapimento dell'imam Abu Omar - il titolare dell'inchiesta, l'ex procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, rompe il silenzio. Nel suo commento - durante un convegno organizzato all'Università Cattolica di Milano - nonostante i toni pacati, non ci sono carezze per il Colle. Perché se il magistrato milanese da un lato si è detto "favorevolmente colpito dalla conoscenza del caso del presidente", dall'altro sottolinea come bisognerebbe vedere "se il governo statunitense ha realmente cambiato politica in tema di extraordinary rendition".
di Emilio Randacio
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