19 | 11 | 2018

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Le liste civetta e l’elezione diretta del Premier

Alle elezioni del 2006 sia la Casa delle Libertà che l’Ulivo si presentano agli elettori con un simbolo con il quale veniva espli­citamente indicato il candidato Premier.
Approfittando, quindi, degli effetti della nuova legge elettorale maggioritaria, veniva estorta agli elettori l’indicazione del futuro Capo del Governo.
Con un comportamento bipartisan e senza aver cambiato una riga della Costituzione, di colpo veniva meno un altro dei pila­stri del sistema parlamentare.
Il potere di nomina del Presidente del Consiglio passava così dalle mani del Presidente della Repubblica, ed il confronto tra le forze politiche rappresentate in Parlamento, direttamente nelle mani delle segreterie di partito e gli accordi stipulati prima delle elezioni, il tutto da sottoporre ad un corpo elettorale che non avrebbe avuto altra scelta che subire il meccanismo imposto dalle due minoranze meglio organizzate. Certo, c’era anche la possibilità di rimanere a casa ...
Insomma, liberi di scegliere se aderire o no al nuovo corso imposto dalle forze maggiori.

Altro comportamento adottato da entrambi gli schieramenti, l’uso delle Liste civetta per aggirare le norme sullo scorporo.
La precedente legge elettorale prevedeva una sorta di piccolissimo riequilibrio del principio maggioritario: alle liste in competizione per il 25% assegnato con metodo proporzionale e collegate con i candidati uninominali vincenti, veniva sottratto il numero di voti che erano risultati necessari per vincere nei collegi.
I partiti minori potevano così godere di un piccolo vantaggio nella ripartizione dei seggi assegnati con la quota proporzionale.
Si trattava di pochi seggi, importantissimi per chi non aveva alcuna possibilità di vincere nei collegi ed ininfluenti ai fini della vittoria finale di uno dei due schieramenti maggiori, che Ulivo e Casa della Libertà decisero, però, di avere per sé.
Quasi tutti i candidati uninominali che correvano sotto il simbolo delle due coalizioni vennero collegati a delle liste elet­torali per il proporzionale che gli elettori non avrebbero mai votato, in quanto totalmente sconosciute e con denominazioni che non lasciavano capire l’effettiva provenienza.
In questo modo, i voti ottenuti per vincere nei collegi non sareb­bero stati sottratti ai partiti di effettiva provenienza dei candidati uninominali, bensì a delle liste fantasma e senza voti.
I richiami del Presidente Ciampi, per un comportamento rispet­toso dello spirito della legge elettorale, caddero nel vuoto. L’Ulivo rifiutò anche un patto di desistenza con Di Pietro che si era reso disponibile a non presentare propri candidati in un certo numero di collegi laddove l’Ulivo non avesse fatto ricorso alle liste civetta.
Con il senno del poi, e considerato il favore che Rifondazione Comunista fece all’Ulivo non presentando candidati nei collegi uninominali, le elezioni del 2001 avrebbero potuto avere ben altro esito se soltanto fosse stata accettata la proposta di Di Pietro.
Il centrodestra, infatti, ottenne il 45,40% dei voti; L’Ulivo il 42,99%; la Lista Di Pietro il 3,99%.
 
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