19 | 11 | 2018

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1993-2009

 

La nuova legge elettorale proporzionale ... con il trucco

Sempre a fine legislatura, tra gli obiettivi in cima all’agenda del centrodestra vi è la modifica della legge elettorale. A motivare tale scelta, senza dubbio, il tentativo di limitare i danni in vista di quella che veniva ormai considerata una sconfitta annunciata.

L’intero centro-sinistra alzò le barricate.

Sicuri di poter vincere a mani basse le prossime elezioni, la parola d’ordine fu la difesa a spada tratta del maggioritario e della legge elettorale vigente.

Venuto meno qualsiasi terreno di confronto, il momento di debo­lezza del centrodestra non venne colto in alcun modo neanche da chi, da posizioni antimaggioritarie, non aveva mai amato il mattarellum.

Nel frattempo, al di fuori del Parlamento, un appello “La sini­stra per il proporzionale raccolse centinaia di firme in pochissimi giorni.

Anziché porsi a bastione dell’indifendibile legge elettorale maggioritaria, i firmatari chiedevano alla sinistra parlamentare di stanare il centrodestra proprio sul suo terreno. Ciò che veniva infatti spacciato come ritorno al proporzionale, altro non era che una diversa formulazione del principio maggioritario, passando dal maggioritario dei collegi a quello di coalizione o di lista su base nazionale: al primo arrivato, coalizione o lista, al 50 o al 10% non avrebbe fatto differenza, sarebbe andato un premio di maggioranza sino ad ottenere il 55% dei Deputati; analogo meccanismo per il Senato dove, però, per un vincolo costituzio­nale, i conti si sarebbero fatti Regione per Regione. Il tutto condito da soglie di sbarramento che nel 2008 lasceranno senza rappresentanti in Parlamento oltre 3 milioni di elettori.

Rimasti inascoltati e censurati, in due assemblee i sostenitori di quell’appello misero in luce tutti i difetti della nuova legge che stava per essere approvata in un contesto di assurda contrapposi­zione fra la difesa dell’esistente e la proposizione di una variante che riproduceva tutti i difetti dell’esasperazione bipolare.

La nuova legge elettorale in discussione, come anche il maggio­ritario dei collegi uninominali, era potenzialmente in grado di consegnare il Paese a liste o a coalizioni scarsamente rappre­sentative dell’elettorato o, in ogni caso, al di sotto di una soglia di consensi accettabile per poter ritenere ammissibile il regalo di una larga maggioranza parlamentare1.

Sarebbe infatti bastato che le forze politiche maggiori avessero deciso di presentarsi da sole o in piccole coalizioni, per correre il serio pericolo di avere maggioranze parlamentari come quella che sta attualmente governando, sostenuta da un consenso elet­torale di poco superiore al 36% degli aventi diritto di voto. Questo anche per effetto del prevedibile rifiuto di molti elettori di votare con una legge elettorale non in grado di garantire un livello di rappresentatività democratica degna di un paese complesso come l’Italia2.

Note al Capitolo

1 Sarà la Corte Costituzionale, nel gennaio 2007, in occasione del giudizio di ammissibilità di nuovi referendum elettorali, a segnalare al Parlamento gli aspetti problematici dell’assegnazione di un premio di maggioranza senza la previsione di un tetto minimo da raggiungere

2 In coincidenza della scelta di Veltroni e Berlusconi di correre, sostan­zialmente, da soli, nel 2008 vi fu un calo, tra aumentata astensione, schede bianche e nulle, di oltre il 4% di voti

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