21 | 09 | 2018

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1993-2009


Nuova Legge elettorale alla prova: il centrosinistra non lo dice, ma deve ringraziare per la vittoria

Colpa della nuova legge elettorale; legge elettorale truffa; legge elettorale per farci perdere ma non ci sono riusciti.

Questi i commenti e gli umori dei massimi dirigenti del centrosi­nistra di fronte al risultato elettorale che, per l’Italia, senza cioè considerare il voto degli italiani all’estero, consegnò la Camera dei Deputati all’Unione ed il Senato al centrodestra.

E proprio la diversa distribuzione dei seggi nelle due Camere venne indicata come la prova del fallimento della nuova legge elettorale.

Non era così, o meglio: qualcosa non aveva sì funzionato, ma non nel senso indicato dal centrosinistra.

Guardando ai numeri, più che alle chiacchiere, era sin troppo evidente che non c’era stata, in primo luogo, nessuna anomalia nella distribuzione dei seggi.

Pur vincendo per pochissimi voti alla Camera, L’Unione aveva ottenuto una larga maggioranza di deputati grazie al premio di maggioranza; il centrodestra, vincendo in misura molto più larga al Senato, aveva invece ottenuto (sempre senza considerare i seggi per l’estero), pur se di un solo senatore, la maggioranza dei seggi.

A fronte di un simile risultato, con due diversi corpi elettorali (al Senato si vota a partire dai 25 anni di età) che si erano oggettiva­mente espressi in maniera opposta, il primo istinto è quello di provare a capire cosa sarebbe successo con la precedente legge.

Non è mai buona cosa confrontare meccanismi elettorali diversi prendendo come riferimento i risultati di una sola elezione. Tanto più che per farlo si dovrebbero analizzare i risultati in maniera capillare per cercare di riprodurre cosa sarebbe potuto succedere nella distribuzione dei voti collegio per collegio.

Essendo in ogni caso rimasti nel terreno dello scontro bipolare, in quanto la nuova legge aveva mantenuto, con l’assegnazione del premio di maggioranza, tutti i caratteri della logica maggio­ritaria della legge precedente, qualche ipotesi può essere fatta.

Cosa sarebbe quindi successo al Senato con i vecchi collegi uninominali? e cosa alla Camera?

 

Per il Senato, senza ombra di dubbio, il centrodestra avrebbe potuto vantare un vantaggio, in seggi, di gran lunga superiore a quello ottenuto.

La distanza tra i due schieramenti era di oltre un punto percen­tuale a vantaggio del centrodestra. Certo, nei sistemi uninominali una simile percentuale, riferita a livello nazionale, per quanto indicativa di una certa tendenza, potrebbe anche non significare la vittoria in termini di assegnazione dei seggi. L’In­ghilterra insegna.

Perdere un collegio per 100 voti e vincerne 10 con un solo voto di scarto, comporta una vittoria di 10 a 1 nonostante i 90 voti in meno a livello globale.

Ciò che avrebbe potuto quindi fare la differenza è proprio la distribuzione dei voti Regione per Regione. In tal senso, il centrodestra aveva largamente vinto nelle Regioni con più alto numero di seggi a disposizione (e nelle altre situazioni più signi­ficative si era arrivati al “testa a testa”). Con il sistema maggioritario dei collegi, ciò avrebbe sicuramente comportato l’assegnazione della quasi totalità di questi seggi al centrodestra.

 

Diversamente, i conti per la Camera risultano più complicati.

La vittoria dell’Unione fu infatti nell’ordine di un misero 0,1%. Decisamente nulla per poter pensare, con un sistema elettorale maggioritario uninominale, di vedersi garantita l’assegnazione della maggioranza dei seggi.

Da valutare attentamente, ancora una volta, la distribuzione del voto zona per zona.

Ma anche in questo caso, l’impressione è che la bilancia conti­nuasse a pendere dalla parte del centrodestra.

 

Senza alcun timore di apparire “controcorrente”, visto l’an­damento del voto del 2006 , è da ritenere quanto mai fondato che con la precedente legge elettorale la vittoria, in termini di assegnazione dei seggi, sarebbe andata, in entrambe le Camere, al centrodestra.

In ogni caso, il centrodestra avrebbe avuto una larga maggio­ranza al Senato che invece non ottenne. Anzi, causa una cattiva gestione del voto all’estero1, si ritrovò in minoranza anche al Senato.

Difficili da comprendere, quindi, le ragioni con le quali il centrosinistra decise di recriminare contro la nuova legge eletto­rale.

Piuttosto, ciò che avrebbe dovuto far riflettere era stata la facilità con la quale L’Unione aveva ottenuto una larga maggioranza alla Camera dei Deputati pur con un risultato di sostanziale parità. E considerato che non sempre si sta dalla parte dei vinci­tori ...

Note al capitolo

1 Per il voto degli italiani all’estero il centrodestra fece il grave errore di presentare più liste. Fu soltanto grazie a questo errore di valutazione che l’Unione riuscì a conquistare 4 dei 6 senatori a disposizione per la Circoscrizione Estero.

 
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