20 | 09 | 2018

Versione CMS del sito www.riforme.net - Per gli anni precedenti, sito aggiornato al 9 aprile 2014 causa problemi al database

1993-2009

 
Il referendum costituzionale tradito ed il presidenzialismo fai da te del Presidente Napolitano


A soli 4 giorni dalla vittoria del No arriva, dall’allora Ministro della difesa Parisi, un primo ultimatum:
Se la maggioranza di centrosinistra venisse meno sull’Afghani­stan sarebbe necessario tornare alle urne e sciogliere il Parlamento”.
Sì, avete letto bene: neanche 100 giorni di governo di centrosini­stra e con la vittoria referendaria appena ottenuta, uno dei massimi esponenti del Governo Prodi ricorreva agli argomenti cari al fondamentalismo bipolare per minacciare il tutti a casa.
Al primo passaggio parlamentare difficile, su una questione che investiva profondamente le coscienze, si ritornò al punto di partenza con la pretesa di dover piegare la “forma di Governo parlamentare” al feticcio del presunto programma di governo, sottoscritto dalle forze politiche e votato dagli elettori, che imponeva il fare come il non fare.
Improvvisamente, molti elettori dell’Unione, con la bandiera della pace ancora appesa al balcone, scoprirono di aver votato un programma di Governo che rifinanziava le missioni militari all’estero. Ma non solo, scoprirono anche che non era servito a nulla votare No alla revisione costituzionale del centrodestra: se su un tema come le missioni all’estero la maggioranza espressa dalle elezioni non si fosse dimostrata autosufficiente, si sarebbe applicato quanto scritto nei nuovi articoli 88 e 94 appena bocciati. E sì che anche il progetto di revisione del centrodestra, come abbiamo visto(pag. 47), prevedeva una sorta di apertura per consentire di superare indenni, per le sorti del Governo, eventuali piccole divisioni all'interno della maggioranza su questioni specifiche.

A fianco dei talebani della logica bipolare scese anche il Presi­dente della Repubblica Napolitano.
L’attivismo del Presidente Napolitano a sostegno della missione militare in Afghanistan andò via via crescendo. Dopo aver vestito i panni dell’esperto costituzionalista nel tentativo di dimostrare la legittimità della presenza militare italiana in Afghanistan e dopo aver plaudito la scelta del centrodestra di votare insieme al centrosinistra il rifinanziamento della missione, intimò alla maggioranza parlamentare “scelta dagli elettori” di rimanere unita. Sull’Afghanistan il centrosinistra doveva dimostrare la sua compattezza, altrimenti potevano aprirsi problemi politici abbastanza delicati.

Che ci si trovasse di fronte ad un’ingerenza era sin troppo evi­dente, peraltro per nulla attenuata dal fatto che fu lo stesso Napolitano ad aggiungere che “Al Presidente tocca solo aspet­tare e vedere”.
Il Governo Prodi finì per subire i “consigli” del Presidente, dissanguando la già esigua maggioranza in drammatici passaggi parlamentari che avrebbe potuto evitare se soltanto avesse seguito il dettato costituzionale anziché gli anatemi del fonda­mentalismo bipolare.
Costretto a continue verifiche circa l’autosufficienza della maggioranza espressa dagli elettori, Prodi divenne ostaggio non tanto della sinistra estrema, che finì per votare di tutto pur di non rischiare la fine anticipata della legislatura, quanto dei cosiddetti moderati e delle mire di chi, come Veltroni, anziché lavorare per tenere unita la maggioranza, già pensava a nuove elezioni; da svolgersi, possibilmente, con una nuova legge elettorale da concordare con Berlusconi .

 

 
l'olocausto di Gaza
L'olocausto di Gaza
 
 
di Germano Monti
 
216 pagine 15x23
€ 13,00 più sped.

 

 

 

Quando ancora c'era il muro
 
 
di Franco Ragusa
 
serie UMORISMO

168 pagine 15x23
€ 8,00 più sped. su sito web de "il mio libro"