21 | 09 | 2018

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1993-2009


Elezioni 2008: come ottenere la maggioranza dei seggi con appena il 36% degli elettori

Nel giro di pochi mesi, tra l’ottobre 2007 e il marzo del 2008, dalla fusione delle componenti maggiori del centrosinistra e del centrodestra nascono il Partito democratico ed il Popolo della libertà.
Per le elezioni anticipate del 2008 entrambi i partiti decidono di limitare al minimo le alleanze, lasciando fuori anche forze poli­tiche alle quali era stato chiesto di confluire nelle nuove formazioni.
Diversamente dal 2006, la competizione elettorale si sarebbe quindi svolta in un ambito non più fortemente bipolarizzato, bensì con un panorama politico non più assorbito per intero da due schieramenti.
Con il venir meno delle due ampie coalizioni, prendeva così seriamente corpo il rischio che il premio di maggioranza venisse assegnato a forze politiche sostenute da un consenso di voti ampiamente inferiore a quello ottenuto nel 2006.
Vista, poi, la concreta possibilità, per i partiti al di fuori delle due coalizioni maggiori, di non riuscire a superare le soglie di sbarramento (4% alla Camera; 8% al Senato), gli elettori sarebbero stati inoltre costretti a subire il ricatto del voto utile: bruciare il proprio voto dando la preferenza ad un partito a rischio soglia di sbarramento, o accontentarsi del meno peggio tra i due schieramenti maggiori?

Di fronte a questa forma di costrizione, non fu probabilmente per una coincidenza se l’affluenza alle urne diminuì, di colpo, di oltre il 3%; come anche aumentarono le schede bianche o nulle. Complessivamente, il numero degli aventi diritto al voto per l’elezione della Camera dei deputati che preferì ingrossare le fila del non voto, tra astensione, schede bianche o nulle, può essere stimato in circa 1.700.000 elettori: ben oltre la soglia di sbarramento del 4%.
Pur trovandoci di fronte a dei numeri incontestabilmente impor­tanti, sia la Politica che tutto il sistema dell’informazione si attivarono immediatamente per nascondere la diminuita rap­presentatività del nuovo Parlamento.
Prendere in considerazione la novità di un non voto che di colpo aumentava del 4%, avrebbe infatti costretto ad un’analisi severa circa l’effettiva entità del premio di maggioranza conseguito dalla coalizione vincente.
Vediamole, quindi, le novità introdotte da questa tornata eletto­rale all’insegna del bipartitismo, partendo dal confronto con i risultati delle elezioni del 2006.
Il centrodestra, che nel 2006 aveva ottenuto soltanto 277 seggi alla Camera, nel 2008 ne conquistò ben 340 pur passando dai 18.977.843 elettori del 2006 ai 17.063.874 del 2008.
Quasi 2 milioni di voti in meno ma ben 63 Deputati in più!
Di fronte all’assurdità di un simile dato, diventa d’obbligo cercare di comprendere l’effettiva rappresentatività della nuova maggioranza parlamentare.
Rapportando, infatti, il numero di voti del centrodestra al numero degli elettori aventi diritto, si scopre che si supera appena il 36%, mentre nel 2006 si era, per entrambi gli schiera­menti, ad oltre il 40%.
Siamo cioè di fronte ad un’ampia maggioranza parlamentare che può governare, può modificare la Costituzione, può nominare le più alte cariche dello Stato e tanto altro ancora, pur rappresen­tando soltanto il 36% del corpo elettorale.
Che il Palazzo sia quindi molto più lontano dal Paese reale di quanto già non lo fosse in precedenza, non è certo una sensa­zione da pensiero estremo: sono i numeri, purtroppo per noi, a confermarlo.
 
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