19 | 11 | 2018

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1993-2009


La sconfitta dei quesiti Guzzetta

Il 21 ed il 22 giugno si vota nuovamente per decidere se cam­biare o meno la legge elettorale.
Lasciarla così com’è, con la possibilità di attribuire il premio di maggioranza anche ad una coalizione di più liste; oppure inter­venire, assegnando il premio di maggioranza soltanto ad una singola lista?
Come visto, alle ultime elezioni i due maggiori partiti avevano in qualche modo anticipato il risultato auspicato dai referendari, optando per coalizioni minime e presentandosi, in modo partico­lare il PD, sostanzialmente da soli.
Gli elettori avevano quindi davanti agli occhi un esempio concreto, anche se parziale, di ciò che li avrebbe aspettati in caso di vittoria dei referendum, con un sistema rigidamente regolato per legge e non lasciato più alla libera scelta delle forze politiche.
Sarà stato forse per questo, oppure no, di certo c’è che i refe­rendum Guzzetta vennero bocciati con un risultato che non ammetteva repliche.
Non solo la più bassa partecipazione di sempre, ma anche un risultato di scrutinio che, con soli 8 milioni di , si spera abbia messo la parola fine a qualsiasi tentativo di ledere i diritti fonda­mentali, come quello della rappresentanza, per via referendaria.
Grazie ad un articolo di garanzia della Costituzione, che impone la partecipazione del 50% più uno degli elettori, erano già stati respinti altri due tentativi. Con la sconfitta del 2009, alla garanzia costituzionale si aggiunse lo scarso consenso di ottenuto.
Facendo un confronto con il referendum più boicottato della storia referendaria italiana, quello per l’estensione delle tutele dell’art. 18 dello “Statuto dei lavoratori” (90% dell’arco costituzionale, confindustria e sistema dell’informazione che hanno invitato all’astensione o a votare no), siamo ad oltre due milioni di in meno.

Una parola, infine, sul triste spettacolo dato da un certo modo opportunistico e superficiale di utilizzare lo strumento referen­dario.
Come succede in praticamente tutte le scadenze referendarie, le motivazioni per promuovere e sostenere un dato quesito possono essere le più diverse; troppe volte, però, soltanto strumentali e per esercitare pressione.
Ma con i quesiti Guzzetta è successo l’imprevedibile.
Nomi illustri, come Bassanini e Cheli solo per citarne alcuni, hanno prima fatto parte del Comitato promotore, per poi uscirne e sostenere la necessità di battere i referendum da loro promossi.
L’IDV, in prima fila nel raccogliere le firme e nel lanciare anatemi per bocca del suo leader Di Pietro, si è di colpo defilata per lasciare campo libero agli esponenti del partito, Passigli e Pardi, in prima fila in differenti Comitati per l’astensione.
Al di là del giudizio da dare per questi comportamenti, rimane la certezza dell’uso spregiudicato ed eccessivo che spesso si è fatto del Referendum. Un uso improprio che ha via via trasformato le consultazioni referendarie da “strumento di democrazia diretta nelle mani dei cittadini” a “strumento di manipolazione subito dai cittadini”.
 
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