21 | 09 | 2018

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1993-2009


 
L’irrisolto “conflitto d’interessi”
 
No a Berlusconi Premier ... perché Berlusconi ha moltissime attività, e andando a fare il presidente del Consiglio ogni legge che dovesse fare, si troverebbe a decidere pro o contro i suoi interessi. Come fa allora? Perché voglio vedere quando noi tireremo fuori una legge antitrust per l’ informazione se Berlusconi sarà d’ accordo. Avrebbe di certo qualche imbarazzo.”

Chi pronunziò queste parole?
La stessa persona che all’indomani della vittoria elettorale del 1994 pensò bene di rincarare così la dose:

Non è pensabile avere un presidente del Consiglio che sia un affarista. Penso che Berlusconi lo capirà da sé. Il nostro presidente del Consiglio è Maroni. ... In nessun paese civile una persona sola controlla tre reti tv. Tra pochi giorni toccheremo con mano se Forza Italia è solo un tentativo di far sopravvivere la vecchia Dc.”

L’ascesa di Berluscosi pose, a tutti gli effetti, la questione del conflitto d’interessi e del controllo dei media. E come si è visto, fu lo stesso alleato Bossi il primo a rendersene conto.
Problemi che di lì a meno di un anno porteranno alla caduta del primo Governo Berlusconi ma che, in futuro, non impediranno ai due di rincontrarsi e consolidare una solida alleanza che ancora dura.
Miracoli della politica.

Risolte non si sa bene come le inquietudini di Bossi, dal 1996 al 2001 il centrosinistra ha governato ed ha così avuto la possibilità di risolvere le questioni derivanti dal conflitto d’interessi, non solo per il Bossi del 1994, ma per tutti gl’italiani.
Tanto più che, fallita la bicamerale per un evidente conflitto d’interessi del Cavaliere, non c’erano più scuse per rimandare oltre il problema.
La montagna partorì soltanto, però, il topolino della Par Condicio, una sorta di aspirina con la quale cercare di curare il più insanabile dei tumori.
Diamine, con il sistema elettorale di tipo maggioritario è sufficiente spostare anche solo pochi voti per ottenere il Governo del paese (l’importante è arrivare primi, al 50 o al 20% non fa differenza), e questi non trovarono altro di meglio da escogitare che una banale regolamentazione degli spazi di comunicazione politica a ridosso delle scadenze elettorali.
Ma avevano capito o no che Berlusconi già controllava 3 reti televisive, che potevano divenire 6 se a capo del Governo, con tutto quello che ne consegue in termini di manipolazione delle coscienze già facendo soltanto, giorno per giorno, un determinato tipo di “programmazione culturale”?
Il tutto, è bene ripeterlo, con una legge elettorale di tipo maggioritario dove è sufficiente spostare poche decine di migliaia di voti per vincere le elezioni.
Con una legge elettorale, per dirla tutta, che ha creato un problema che prima non c’era o che, in ogni caso, era più facilmente controllabile grazie alla difficoltà di ottenere larghe maggioranze parlamentari completamente asservite al magnate di turno.