19 | 11 | 2018

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Il tripolarismo del Movimento 5 Stelle

Il tripolarismo del Movimento 5 Stelle
 
Come segnalato di passaggio durante la trattazione del capi­tolo “Proposte alternative al Porcellum prima del referendum”, il Movimento 5 Stelle, pur avendo sostenuto la mozione Giachetti per il ritorno al Mattarellum, rilanciato subito dopo la dichiarazione di incostituzionalità di parti del Porcellum, per poi accantonarlo dopo le motivazioni della sentenza, aveva da tempo depositato un progetto1 di legge elettorale che, sostanzialmente, metteva insieme le circoscrizioni elettorali a livello provinciale (Proposta Chiti) ed il metodo D’Hondt, utilizzato anche nella bozza Vassallo, per quanto riguarda la distribuzione proporzionale dei seggi.
In altre parole: il cosiddetto modello spagnolo.
Riguardo ai livelli di selettività che il metodo di calcolo adottato comporta non c’è molto altro da aggiungere, se non il ricordare che da questa selezione ne trarrebbero vantaggio i partiti maggiori.
Così come molto è già stato approfondito anche riguardo alle conseguenze dello spezzettamento dell’Italia in tante piccole circoscrizioni con un numero di seggi variabile a disposizione.
Al momento, i seggi a disposizione per tutte queste circoscrizioni, che aumentano con la suddivisione di quelle maggiori2, sono 618; numero che potrebbe diminuire nel caso andassero in porto, come anche previsto nella bozza Chiti del 2007, i propositi di riduzione del numero dei parlamentari.
È facile quindi immaginare un certo numero di circoscrizioni da 1 a 3 seggi a disposizione, di fatto appannaggio delle sole prime tre forze politiche; altre di ampiezza medio e medio-grandi, con quote di sbarramento implicite molto elevate e che, per il metodo D’Hondt di ripartizione adottato, rimarrebbero, anch’esse, di esclusivo dominio delle tre forze maggiori.
Dalle stime fatte dal Movimento 5 Stelle, circa il 50% dei seggi verrebbe assegnato dalle circoscrizioni con a disposizione da 1 a 8 seggi.
Del resto, nella sua scheda illustrativa3 il Movimento 5 Stelle non nasconde in alcun modo che l’obiettivo perseguito è proprio quello di rendere il sistema fortemente disproporzionale, anche più di quanto avviene in Spagna, a tutto vantaggio delle forze maggiori.
 
Questa soluzione di legge elettorale, si legge inoltre sempre dalla stessa scheda informativa, non può garantire un vincitore sicuro “che possa poi governare da solo e, quindi, non esclude la necessità di dover dare vita ad un Governo di coalizione fra forze politiche che si accordano dopo il voto.”
 
Per concludere, di ammissione in ammissione, si comprende che l’intento della proposta è quello di garantire una sorta di tripartitismo dal quale escludere, tranne forse poche briciole, tutte le forze politiche al di sotto di percentuali anche a 2 cifre.
 
Per quanto riguarda, infine, le modalità di selezione dei parlamentari, il Movimento 5 Stelle prende spunto dalla vicina Svizzera e propone voti di preferenza positiva (anche da suddi­videre su liste diverse) e voti di preferenza negativa.
Il sistema dovrebbe avere il pregio di consentire agli elettori più consapevoli di contrastare, attraverso la preferenza negativa, le eventuali distorsioni determinate dall’uso clientelare delle prefe­renze.
Una forma di contrasto, però, che non sembra tenere in debito conto l’elevato numero di combinazioni possibili.
Potrebbe infatti divenire molto più semplice controllare il comportamento di voto del singolo elettore, se abbia cioè votato con la combinazione concordata, così come neanche avveniva con la preferenza multipla.