20 | 09 | 2018

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Il diritto costituzionale alle ortiche di Emanuele Macaluso

Emanuele Macaluso da "Il Riformista" - Il fatto che Berlusconi, dopo tutto quello che si vede, e si sa, dopo i danni gravi arrecati all’immagine del Paese, dopo le esortazioni a fare un “passo indietro” da parte di tutte le forze sociali (Confindustria compresa) e dopo le cose dette dal Cardinale Bagnasco, non si dimetta, è certo una anomalia politica. Il fatto che in Parlamento ci sia sempre una maggioranza, sorretta dagli Scilipoti, che vota la fiducia è un altro fatto politicamente incomprensibile. Ma sono anni che, non solo in Italia, si discute sul “caso” Berlusconi e sull’anomalo sistema politico italiano che ancora oggi regge, anche grazie a una legge elettorale infame.

 
Non sto qui a ripetere i motivi per cui il Cavaliere può ancora resistere, che attengono soprattutto alla debolezza politica dell’opposizione. Su questo abbiamo ragionato da gran tempo. Occorre dire però che fra le debolezze dell’opposizione non c’è solo il Centrosinistra e il Centro che non riescono a indicare una alternativa, c’è anche quella che si identifica nelle campagne di “Repubblica” e del “Fatto quotidiano”, organi di stampa molto diffusi nell’area della sinistra, che certificano l’impotenza politica dell’opposizione indicando come soluzione della “anomalia” Berlusconi, un intervento, costituzionalmente “anomalo”, del presidente della Repubblica.
La sortita più aperta l’aveva fatta Asor Rosa con l’idea di un “golpe democratico” ispirato dal Quirinale e attuato dai Carabinieri. Asor è un gran letterato e persona appassionata alla politica e alla sinistra, e non mi stupisce che in momenti di “disperazione politica” possa evocare l’assurdo.
Ma domenica scorsa è stato Eugenio Scalfari a scrivere che c’è una democrazia formale, che impone al Presidente della Repubblica, di attenersi alle regole costituzionali sul tema dello scioglimento delle Camere, ma c’è anche la “democrazia sostanziale” che dovrebbe suggerirgli un intervento per togliere il “tappo” (Berlusconi) al sistema. Liberali “alle vongole”, direbbe lo stesso Scalfari.
Ieri, il Fatto di Padellaro ha pubblicato su questo tema gli interventi di due costituzionalisti, Lorenza Carlassare e Valerio Onida, corredati dai deliri di Massimo Fini che non vale la pena riprendere.
Valerio Onida spiega con chiarezza come il comportamento di Napolitano, sul tema, è quello che la Costituzione impone, e critica l’avventurismo politico-costituzionale che prefigura interventi che innescherebbero conflitti istituzionali distruttivi per la vita democratica. Posizione questa che ritroviamo nelle incredibili cose scritte dalla professoressa Lorenza Carlassare. La quale, tra l’altro, dice che il presidente della Repubblica può sciogliere il Parlamento, «quando il governo ha la fiducia delle Camere, ma è la maggioranza a non avere la fiducia dei cittadini». Chi certifica questa sfiducia? E di fronte all’obiezione che il decreto di scioglimento delle Camere deve essere controfirmato dal presidente del Consiglio (art. 89 della Costituzione) la professoressa ritiene: «Che il capo dello Stato possa rivolgersi alla Corte Costituzionale per denunziare che in tal modo gli viene impedito l’esercizio delle sue funzioni pur in presenza dei presupposti. Presupposti indiscutibili: il venir meno della corrispondenza tra maggioranza parlamentare e popolo è considerato motivo di scioglimento, e rimettere in moto le istituzioni inceppate si considera primo compito del capo dello Stato. Aggiungendo lo scandalo perdurante, il decoro delle istituzioni violato, la fedeltà infranta, il danno all’economia, non è azzardato pensare che il capo dello Stato, nel conflitto di attribuzioni, veda accolte dalla Corte le proprie ragioni».
Ammesso e non concesso che il capo dello Stato accolga questo suggerimento, e se la Corte finisse per non accettarlo? Ci sarebbe il caos politico-istituzionale. Onida non prende in considerazione il ricorso del Presidente alla Corte Costituzionale. Ma se il capo dello Stato accogliesse l’invito di Scalfari a fare un messaggio al Parlamento, per mettere in mora il governo, e se la maggioranza confermasse la fiducia, si aprirebbe, scrive il professore, «un conflitto politico e istituzionale gravissimo e insanabile». Ma c’è sempre la rivoluzione come “levatrice della storia”!
Quel che mi inquieta dello scritto della Carlassare è il fatto che insegna diritto costituzionale ai giovani che studiano nelle università.