20 | 09 | 2018

Versione CMS del sito www.riforme.net - Per gli anni precedenti, sito aggiornato al 9 aprile 2014 causa problemi al database

Dobbiamo fermarli. Qui ed ora!

Di Sergio Cararo

Ci sono ottime ragioni per fare in modo che l'assemblea nazionale del 1 Ottobre al teatro Ambra Jovinelli di Roma convocata dall'appello “Dobbiamo Fermarli!” produca risultati importanti e duraturi. Lo richiede la realtà della crisi economica e lo impone la insostenibile prospettiva indicata dalle forze politiche che si oppongono al governo Berlusconi ma accettano i diktat della Banca Centrale Europea.

La pubblicazione della lettera segreta della Bce inviata al governo italiano il 5 agosto scorso, scrive oggi l'editoriale del Corriere della Sera che ieri l'ha resa pubblica, indica un fatto storico: un governo viene commissariato da una istituzione sovranazionale e perde la sua sovranità.
Fin qui nulla di nuovo. La decisione delle classi dominanti italiane negli anni '90 di procedere a marce forzate verso l'Unione Monetaria ed Economica europea, si sapeva che avrebbe portato a cessioni di sovranità sempre maggiori, e non solo in termini economici, monetari, fiscali. L'Italia del resto in questo sport era ben allenata. Dal 1949 è un membro subalterno della Nato, il che ne ha determinato non solo la collocazione internazionale e la militarizzazione del proprio territorio ma ha anche permesso “sanguinose ingerenze” nella vita politica interna del nostro paese.

Ma la lettera della Bce si rivela una serissima rogna non solo per il governo Berlusconi che ne esce ridimensionato nella sua credibilità. Anzi, possiamo dire che il diktat della Bce sta diventando un problema molto più serio per gli oppositori di Berlusconi e in primo luogo per il Pd. Non a caso, sempre oggi, il Corriere affonda il dito nella piaga ricordando i peana del Pd ma anche di Sel verso Draghi come “uomo della provvidenza” e l'evidente imbarazzo di oggi quando lo stesso Draghi mette la sua firma ad una lettera che pretende lacrime e sangue dai lavoratori sui loro salari e i loro diritti, sulle pensioni, sui servizi sociali primari.

Ed è curioso che oggi il quotidiano più organico al Pd – l'Unità – ometta in ben quattro pagine di articoli le scandalose dichiarazioni dei suoi dirigenti e pubblichi un commento severissimo contro la lettera della Bce definendola come uno “spartiacque tra destra e sinistra”: a destra chi la condivide, a sinistra chi vi si oppone. Riteniamo che ai redattori dell'Unità non possano essere sfuggite le dichiarazioni del vicepresidente del Pd, Enrico Letta che ha affermato testualmente: “I contenuti della lettera di Draghi e Trichet rappresentano la base su cui impostare politiche per far uscire l'Italia dalla crisi, è siderale la distanza tra quelle analisi e ciò che il governo ha concretamente fatto, o meglio non fatto in queste settimane. Qualunque governo succederà al governo Berlusconi, si dovrà ripartire dai contenuti di quella lettera”. Non solo. Enrico Letta in serata ha aggiunto di sposare il «manifesto delle della crescita» con cui la Confindustria di Emma Marcegaglia sta dando il benservito al governo Berlusconi. “Il manifesto è una svolta importante per la situazione di stallo che sta vivendo il paese», dice Letta, pronto insieme al suo partito «a confrontarci e a fare lunga strada insieme agli estensori del manifesto per dare, ognuno nella sua responsabilità, un contributo all'uscita dell'Italia dalla crisi”..

Ora, se le valutazioni di Enrico Letta indicano il percorso e il progetto sul quale il Pd e i suoi alleati (IdV,Sel) intendono sostituire il governo Berlusconi, capiamo bene il significato di opposizione frontale al “governo unico delle banche “ invocato dall'appello “Dobbiamo Fermarli!” che ha convocato l'assemblea del 1 Ottobre a Roma.

E' un appuntamento che mette finalmente al centro di una vasta alleanza politica e sociale cinque punti di programma comuni e lancia una campagna di massa nel paese per interdire gli effetti micidiali dei diktat della Bce. Una sorta di programma minimo di fase, “credibile ma non realista” sul quale marcare uno spazio politico indipendente ed una azione sociale, sindacale, culturale e politica conseguente su contenuti completamente rimossi dallo scenario politico esistente, anche a sinistra. L'appiattimento del Pd sugli obiettivi della lettera della Bce e sullo stesso Manifesto della Confindustria, segna uno spartiacque inesorabile e dirimente.