19 | 11 | 2018

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No alla cancellazione dell’articolo 18

In nome delle politiche di austerità e di liberalizzazione del mercato del lavoro volute dall’UE, il governo di ‘impegno nazionale’ cancellando l’articolo 18 realizza ciò che fu impedito al governo Berlusconi.
Il disegno di legge Monti-Fornero nega il diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo, e completa la restaurazione di un regime autoritario nelle fabbriche e negli uffici.
La Costituzione, 42 anni fa, con lo Statuto dei diritti entrava nei luoghi di lavoro, oggi ne verrebbe ricacciata.
Il disegno di legge Monti-Fornero, mentre cancella l’articolo 18, non contrasta anzi facilita il dilagare della precarietà, non potenzia gli ammortizzatori sociali per renderli universali anzi li riduce nei processi di riconversione industriale. Il Governo mira a porre i precari contro lavoratori a tempo indeterminato, giovani contro adulti, uomini contro donne, lavoratori italiani contro migranti.
Quando nel 2002 il governo Berlusconi tentò di modificare l’articolo 18, la CGIL organizzò una grande manifestazione che indusse il governo a ritirare il disegno di legge.
Quando il governo Monti annunciò la ‘riforma del mercato del lavoro’ e la cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decine sono state le manifestazioni spontanee per respingerle. Le iniziali proteste dei lavoratori sono però state sovrastate da uno schieramento di forze politiche dal PD al PdL, di forze sindacali dalla Cisl alla Uil alla Cgil (salvo la voce critica della FIOM), e di forze mediatiche affinché la riforma Monti-Fornero potesse avere un iter facile in Parlamento. Al Senato il progetto Monti-Fornero è stato fatto proprio dalla maggioranza PD-PdL-UDC che ha approvato addirittura emendamenti peggiorativi rispetto al testo del Governo: si raddoppia il periodo di durata massima dei contratti precari acausali (da 6 a 12 mesi), si consente un ampio utilizzo di voucher in agricoltura, si sterilizza la normativa antifraudolenta sulle partite IVA, e si cancella  l’ultima possibilità residua di reintegra per i licenziamenti disciplinari con l’eliminazione di qualsiasi riferimento alla legge nel vaglio che il Giudice sarà chiamato a fare per decidere se ordinare il ripristino del rapporto.
Il prossimo 22 giugno un insieme di forze del sindacalismo di base, indipendente e conflittuale, ha proclamato, con l’auspicio che venga fatto proprio da altre organizzazioni sindacali e movimenti sociali, uno sciopero generale per protestare contro la cancellazione dell’articolo 18, per proporre la sua estensione, l’uscita dalla precarietà, l’universalizzazione degli ammortizzatori sociali, la democrazia sindacale.
Cogliamo questa occasione per prendere parola, chiedendo che alla Camera sia fermato il disegno di legge Monti-Fornero, per affermare la dignità e i diritti democratici del lavoro, fondamento della Costituzione della Repubblica.

Appello promosso dal Forum Diritti/Lavoro

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