16 | 12 | 2019

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Riforme Istituzionali - l'Editoriale

Minibot per tutti

Partiamo da una premessa: i debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei privati, cioè circa 60 miliardi di euro.
A conti fatti si tratta di due-tre manovre finanziarie.
Questa breve premessa per dire che sì, si tratta di trovare 60 miliardi e che, per farlo, non è che ci sia molto da scegliere: spostare il debito da una voce all'altra; oppure aumentare le entrate, quindi più tasse, ma una volta tanto andando a prendere i soldi necessari dove sono, visto che la ricchezza reale e finanziaria degli italiani è stimata in circa 10.000 miliardi, oltre 4 volte il debito pubblico italiano.
Ovviamente, parlando della ricchezza degli italiani, vale la regola dei polli di Trilussa: chi tanto e chi niente, ma la media dice altro.
A ben vedere, quindi, se a prescindere dal loro reale significato e conseguenze, oggi ci troviamo a parlare di minibot, è perché anche il Governo Verde-Giallo non ha alcuna intenzione di intaccare i ricchi forzieri di alcuni privilegiati: circa 4.000 miliardi di sola ricchezza finanziaria.
Ricchezza finanziaria per lo più generata dagli alti interessi sul debito pagati da tutti i cittadini italiani; interessi che poi determinano quel famoso spread che al solo nominarlo paesi come l'Italia vanno in fibrillazione. Ebbene sì, gli sciacalli dello spread, se è giusto parlare di finanza speculativa a danno della sovranità dei singoli paesi, per lo più li abbiamo in casa nostra, in chi muove e accresce quei 4.000 miliardi di ricchezza finanziaria.

Finita la premessa, questi minibot, in effetti, cosa sono?
Beato chi lo sa. Litigano tra economisti, figuriamoci tra comuni mortali.
Non a caso da alcuni viene utilizzata la formuletta o-o, o moneta, o debito, mentre il leghista Borghi parla invece di cartolarizzazione. Cartolarizzazione del debito, per citarlo da un suo Tweet.
Il che però già suona strano, visto che normalmente le cartolarizzazioni si fondano sui crediti consolidati, facilmente esigibili o meno che siano.
Dove starebbe quindi la trovata di Borghi?
Semplice, si cartolarizza il credito futuro, cioè le tasse o qualsiasi spesa dovuta dai privati alla pubblica amministrazione, per cui la destinazione finale di queste obbligazioni, cioè la garanzia che dovrebbe rendere appetibile accettare di essere ripagati in minibot, è per l'appunto la promessa che lo Stato accetterà in pagamento questi titoli al loro valore nominale.
Tradotto: ho un debito presente con i privati; lo trasformo in titoli garantiti dallo Stato che i privati potranno usare per pagare le tasse future.
Ciò significa, però, che il buco di 60 miliardi che c'era con i privati rimane, semplicemente trasferito su un'altra voce passiva del bilancio, visto che anziché gli euro con i quali tenere in piedi la macchina statale, lo Stato si vedrà tornare indietro le proprie obbligazioni, cioè 60 miliardi di niente con i quali dover poi coprire la spesa corrente.
Dove risiederebbero quindi i vantaggi nel pagare i debiti con minibot che manterrebbero inalterato lo stock di debito?
Se accettati da chi detiene crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione, ma non è detto che lo saranno, si tratterebbe di titoli non soggetti alle valutazioni dei mercati, per cui emessi senza interessi.
Un vantaggio auspicato che dovrebbe aprire qualche interrogativo e stimolare riflessioni di tipo "rivoluzionario" sulle cose da fare nei confronti del libero mercato, ma tant'è, non è neanche questo il Governo.
Un altro vantaggio ipotizzato, che è poi il motivo per il quale potrebbero essere accettati come pagamento per i crediti vantati nei confronti della PA, la speranza che questi titoli diventino una moneta parallela da poter utilizzare al pari degli euro: la PA mi salda con minibot di piccolo taglio; vado dal fornaio a fare la spesa e pago con questi titoli; ciliegina sulla torta, infine, ricevo il resto in euro.
Ed eccola quindi qui la vera furbata-speranza su cui si basa l'operazione minibot.
Una moneta non ufficiale che aumenta il circolante; diluire nel tempo il rientro delle obbligazioni.
Considerate alcune variabili molto critiche (accettazione su base volontaria; una volta presi non c'è certezza di scambio tra privati; zero garanzie di tenuta del valore nominale, se non per i soli pagamenti alla PA), siamo di fronte ad una scommessa.
Una scommessa peraltro portata avanti con il dichiarato intento di aggirare i vincoli sulla moneta (difficile rassicurare dopo tante cose scritte al riguardo negli anni passati) e che può essere letta come un tentativo di preparare l'Italia all'uscita dall'euro.
Con un simile scenario e tenuto conto che sul fronte del libero mercato le regole non le ha ancora cambiate nessuno e che nessuno pare voglia metterle in discussione, i signori dello Spread, quei famosi 4.000 miliardi di ricchezza finanziaria tutta italiana, difficilmente potrebbero lasciarsi scappare l'occasione di speculare nuovamente di fronte alle inevitabili turbolenze politico-economiche che seguirebbero alla furbata dagli incerti risultati.

Nulla a che vedere con i timori di insolvenza. Chi teme rischi di insolvenza non si accontenta certo del 2-3% di interesse. Arriva però ad ottenere con facilità tassi di interesse elevati se dall'altra parte ha di fronte un debitore che ha continuo bisogno di rinnovare il proprio debito; debito crescente nonostante decenni di avanzi primari e il welfare ridotto a pezzi.
Altissimi tassi di interesse che pagavamo prima quando ancora non c'era l'Euro con cui prendersela; alti tassi di interesse che continuiamo a pagare ancora oggi, con i sovranisti che però hanno finalmente un nemico fuori casa da additare come causa di tutti i mali, convinti che uscire dall'Unione Europea e che tornare all'Italia e la Lira degli anni '70 potrebbe risolvere tutti i problemi.
Un'Italia, quella del debito pubblico degli anni '80, che ha via via spostato enormi ricchezze nelle mani di chi poteva imporre rendimenti molto alti; così alti che lo spread di questi giorni è acqua fresca.
Una "nostalgia" che può andar bene per i più giovani, non di certo per chi ha buona memoria e ricorda gli anni delle targhe alterne, l'inflazione a due cifre, e che anche allora la società era "odiosamente" divisa in chi aveva tanto e chi aveva poco.
Ecco, appunto, la società iniquamente divisa, la grande assente dalla discussione.

Franco Ragusa


copertina-legge elettorale
 
III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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