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Categoria: Pillole
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Pubblicato Martedì, 21 Maggio 2013 09:48
Premesso ciò, ognuno si associa liberamente come meglio crede per concorrere, fuori di casa propria, con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Questo sta scritto sull'art. 49 della Costituzione, e questo è quanto si ricava dalla lettura dei lavori della Costituente.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Sabato, 18 Maggio 2013 17:37
Siamo alle solite. La Cassazione decide di sollevare la questione di costituzionalità della legge elettorale, inviando gli atti alla Consulta, ma di approfondire le conseguenze che, logicamente, da questa decisione dovrebbero discendere, non se ne parla proprio.
Di fatto siamo già alla “mezza notizia”, utile solo per sostenere, con buona pace dell’interesse dei cittadini, i soliti interessi di parte: se la legge elettorale potrebbe essere incostituzionale, la si cambia senza neanche attendere la Consulta e il problema non c’è più.
Per cui, anziché prendere atto che l’attuale Parlamento potrebbe essere il frutto di una legge elettorale incostituzionale, quindi scarsamente legittimato ad intervenire su “questioni di sistema”, è iniziata la gara per affrettare i tempi: e quale miglior soluzione se non quella di ritornare, come chiedevano i firmatari del referendum non ammesso dalla Consulta lo scorso anno, alla precedente legge elettorale, il Mattarellum? Senza il 25% di quota proporzionale, poi, sarebbe anche meglio.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Venerdì, 17 Maggio 2013 11:48
Secondo un'indiscrezione de "La Repubblica", la Cassazione avrebbe già pronta l'ordinanza con la quale inviare alla Consulta, per il giudizio di costituzionalità, la legge elettorale, il famigerato Porcellum. Del resto, per quanto i mezzi di informazione non ne avevano dato adeguata notizia, nell'udienza tenuta a marzo la Procura Generale si era già associata alla richiesta di rinvio dell'intera legge alla Corte Costituzionale. Nel frattempo, si è ancora in attesa, dopo l'udienza tenuta il 4 aprile, della decisione del Tar per il Lazio per un analogo ricorso, anch'esso promosso sulla scia delle iniziative che hanno visto come capofila l'Avv. milanese Aldo Bozzi.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Lunedì, 30 Agosto 2010 00:51
Siamo alle solite: da un lato la giustissima critica all'attuale legge elettorale, il Porcellum; dall'altro, però, l'apertura di scenari, tra i quali anche un ritorno alla precedente legge elettorale, il Mattarellum, chiaramente finalizzati a non restituire alcun potere di scelta effettiva agli elettori. Una sorta di bue che dice cornuto all'asino, con la convinzione che, pur di cambiare, la gggente con 3 G finirà per cadere nella medesima trappola che nel '93 la convinse a passare dal proporzionale puro ad un maggioritario di collegi uninominali per il 75% e recupero del restante 25% su base proporzionale (questo il risultato effettivo del referendum del '93 che, è bene ricordare e sottolineare, si svolse per la sola legge elettorale del Senato).
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Giovedì, 21 Marzo 2013 22:42
Oggi, in Prima Sezione della Corte di Cassazione, si è discusso il ricorso promosso da 27 cittadini elettori per far affermare il loro diritto di votare secondo Costituzione, diritto non assicurato dalla legge elettorale vigente, non per niente denominata il "porcellum".
"La Corte Costituzionale è dal 2008 che chiede che la legge elettorale le sia sottoposta, oggi si è fatto un passo avanti" ha dichiarato l'On. Avv. Felice Besostri*, che ha discusso il ricorso, il cui primo firmatario è l'avv. ALDO BOZZI.
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Categoria: Legge Elettorale
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Pubblicato Mercoledì, 30 Gennaio 2013 01:04
Nel 2008 il ricorso contro il Porcellum venne liquidato molto velocemente.
Ma grazie a quel ricorso fu possibile argomentare con forza le proteste presentate in sede di seggio elettorale prima; gli esposti che chiedevano alle Camere di pronunziarsi su quelle proteste poi.
Ed è proprio a seguito del pronunziamento delle Camere che è stato infine presentato un nuovo ricorso per il quale, diversamente dal precedente, lo stesso collegio ha ritenuto necessario rinviare ad "un approfondito esame nell’opportuna sede di trattazione della causa nel merito".
Per dirla in parole povere, a seconda dei punti di vista, un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
Per quanto ci riguarda lo consideriamo un primo successo, in quanto, per la prima volta, non è stato opposto il difetto di giurisdizione.
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Categoria: Legge Elettorale - Documenti
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Pubblicato Giovedì, 17 Gennaio 2013 15:20
Aggiornamento: l'udienza del 29 gennaio si è conclusa con un'ordinanza che lascia ben sperare. Non è stato infatti opposto il difetto di giurisdizione ed è stata fissata la data del 4 aprile 2013 per la trattazione della causa nel merito.
 È giusto votare con una legge elettorale incostituzionale? Il Porcellum, è costituzionale? Forse sì, forse no, molto probabilmente no. Nulla di più normale che su questo si pronunci la Corte Costituzionale. Ma proprio qui sta il problema. Come attivare il sindacato di costituzionalità? Già altre volte si è tentato ma è andata male, perché la giustizia ordinaria e amministrativa hanno dichiarato di non poter intervenire in materia di legge elettorale, neanche, appunto, per sollevare la questione di legittimità. Nel frattempo sono però sopraggiunti elementi nuovi , ed è per questo che è stato presentato un nuovo ricorso al TAR del Lazio (in coda all'articolo), con il chiaro obiettivo di far giungere la questione di legittimità costituzionale della legge elettorale all'Organo preposto, la Corte Costituzionale.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Mercoledì, 14 Novembre 2012 01:10
La scorsa settimana abbiamo avuto un sondaggio di Renato Mannheimer con risultato a sorpresa: “Premio di maggioranza, no da un italiano su due”. Certo, potrebbe trattarsi di un caso di volubilità temporanea. Ma forse no, non si tratta di un caso sporadico, ma di una convinzione via via consolidatasi negli ultimi anni. Secondo un vecchio sondaggio di Repubblica, infatti, nel settembre 2010 il 41% era favorevole ad un sistema proporzionale con sbarramento sul modello tedesco. Valessero questi dati così come in genere ci vengono proposti per convincerci sulle cose da fare, il come modificare la legge elettorale sarebbe cosa fatta. E invece no!
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Giovedì, 16 Maggio 2013 19:31
 Siamo in campagna elettorale e quale miglior propaganda se non il parlare alla pancia del paese?
Ma sì, dai, fomentiamo un altro po' di guerra tra poveri, tanto più che una parte di questi neanche vota.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Mercoledì, 15 Maggio 2013 23:10
 Con l'abolizione delle Province il risultato sarà quello di avere, per riassegnare le funzioni, o aggregazioni irresponsabili fra Comuni che non rispondono agli elettori, oppure tanto centralismo regionale. Tutte questioni già discusse durante i lavori della Costituente. le Province, infatti, furono dapprima soppresse di fronte alla novità costituita dalla previsione delle Regioni, per poi però essere, per i motivi suddetti, reinserite.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Sabato, 04 Maggio 2013 00:47
In primo luogo una premessa, o meglio, una premessa utile a chi scrive per cercare di distinguersi dal facile coro.
Negli ultimi due mesi è notevolmente aumentata l'enfasi con la quale si parla dei mandati elettorali ricevuti dai cittadini, vuoi perché da alcuni ritenuti rigorosamente rispettati, vuoi perché per altri ne è stato invece denunciato il palesemente tradimento.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Martedì, 30 Aprile 2013 08:48
 Il Presidente del Consiglio Letta lega la vita del Governo allo stato del processo di revisione costituzionale.
Una revisione ad ampio spettro, della medesima portata di quella varata dal centrodestra e successivamente bocciata dal referendum costituzionale nel non lontanissimo 2006.
Ancora una volta, le intenzioni non sono quelle di aggiornare alcuni aspetti della Costituzione, bensì di avviare un processo costituente in grado di demolirla.
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Categoria: Segnalazioni
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Pubblicato Lunedì, 06 Maggio 2013 23:18
Domenico Gallo - Edizioni Gruppo Abele
Agli inizi ci fu un sovrano che, «con lealtà di Re e con affetto di padre», concesse ai suoi amatissimi sudditi una Costituzione: era il 4 marzo 1848 e quella costituzione, emanata da Carlo Alberto di Savoia, divenne, qualche anno dopo, la carta fondamentale del Regno d’Italia. Il nuovo Stato, culmine del Risorgimento, riconosceva il diritto di voto all’1,9 per cento della popolazione, cioè ai soli maschi abbienti. Un secolo dopo, il 1° gennaio 1948, la Costituzione repubblicana ha proclamato che «la sovranità appartiene al popolo» (articolo 1), introdotto il suffragio universale di donne e uomini e stabilito che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (articolo 3). Oggi c’è chi quella Costituzione vuole modificare.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Sabato, 04 Maggio 2013 09:14
Intervista a Lorenza Carlassare: due mesi di sospensione, poi si è favorita la conservazione. Napolitano ha chiesto la certezza della fiducia, ma in politica i numeri si verificano nel voto. La Costituzione non si può stravolgere. Le scelte degli elettori sono state tre volte disprezzate
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Domenica, 21 Aprile 2013 04:25
Cominciamo con il mettere i puntini sulle i.
Se UNO vale UNO, come da Costituzione, chiunque dica di parlare a nome dei Cittadini, faccia la cortesia di sottrarre il mio nome: i Cittadini meno UNO!
Per parlare a mio nome si deve avere in mano un atto legale da me sottoscritto o, quanto meno, aver ottenuto il 100% dei voti in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento.
Tenuto quindi conto che l’esercizio del diritto di voto è segreto, chiunque prenda un voto in meno del 100%, se non esplicitamente autorizzato a farlo, non può e non deve arrogarsi il diritto di parlare anche a nome del Cittadino-Elettore Franco Ragusa.
Premesso ciò, la cronaca di questi ultimi giorni.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Giovedì, 25 Aprile 2013 22:24
di Patrizia Turchi
La noiosità della politica è evidente, pervasiva e soprattutto funzionale ad un modello autoritario.
Da mesi, se non da anni, il dibattito politico pubblico si è ridotto a ben misere cose e per altro, volutamente, di banalissima importanza.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Lunedì, 22 Aprile 2013 09:19
 di Stefano Rodotà
CARO direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l'articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all'interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice "non c'è problema ", non gira la testa dall'altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com'è andata concretamente a finire.
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Categoria: Lettere e risposte
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Pubblicato Domenica, 21 Aprile 2013 18:02
Caro direttore,
nell'articolo in questione lei esprime la giustificata opinione che il Presidente della Repubblica stia assumendo di fatto poteri più ampi che nel passato; lei si riferisce in particolare ai poteri nomina di un nuovo Presidente del Consiglio. Io credo che questi ampi poteri fossero già impliciti all'atto della promulgazione della nostra Costituzione, avvenuta in un momento di duro conflitto internazionale e nazionale e con un Parlamento a rappresentanza rigorosamente proporzionale.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Venerdì, 19 Aprile 2013 03:41
A prescindere dal modo con il quale il Movimento 5 Stelle è infine arrivato a proporre il nome di Stefano Rodotà, le sin troppo nebulose quirinarie, tutto ciò non può e non deve divenire il pretesto per evitare di discutere "la proposta".
Il Movimento 5 Stelle, piaccia o no, è una forza politica che oggi gode del consenso di oltre 8 milioni di elettori.
Un risultato elettorale che gli ha attribuito 163 grandi elettori e che gli dà tutto il diritto, al pari delle altre forze politiche, di proporre un nome per la Presidenza della Repubblica; cosa che ha fatto, peraltro, attingendo da un'area politico-culturale non propriamente "grillina".
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Mercoledì, 17 Aprile 2013 04:04
 Giudizio a freddo: l'intervista rilasciata da Milena Gabanelli a Ballarò, dopo l'annuncio dell'esito delle Quirinarie svolte dal Movimento 5 Stelle, è stato qualcosa di molto imbarazzante.
Ritrovarsi candidati da una forza politica per ricoprire la carica di Presidente della Repubblica è certamente lusinghiero. Ma da una giornalista che fa inchiesta "con i numeri", numeri che sa usare molto bene, ci si sarebbe aspettato, quanto meno, un approccio più serio e coerente con i "numeri reali".
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Lunedì, 15 Aprile 2013 11:24
 Brutta storia e dal risultato prevedibile la bassa partecipazione della Città di Taranto al referendum consultivo sull'Ilva.
Una consultazione "democratica" dove la domanda era sbagliata in partenza: "Vuoi morire subito o tra un po?"
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Lunedì, 15 Aprile 2013 22:12
In Regione irregolari consiglieri e liste. Verifiche su Tremonti 3L, Fratelli d’Italia e Partito Pensionati. Se venisse accolto Maroni si troverebbe senza maggioranza
Un attacco a sorpresa sulla brillante vittoria di Maroni e del centrodestra in Lombardia. Lo sferra l’avvocato Felice Besostri, costituzionalista ed esperto di sistemi elettorali. Domani viene infatti depositato un ricorso al Tar su tre punti: «Errata e/o illegittima attribuzione del premio di maggioranza; illegittimità delle soglie di accesso e illegittimità dell’esenzione dalla raccolta firme in particolare per le liste Tremonti 3L, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati». In quest’ultimo caso, si contesta la costituzione di queste tre liste nell’era Formigoni a Consiglio regionale già sciolto. Fu fatto per non dover così raccogliere le firme. Ma ora il Tar potrebbe giudicarlo illegale. Interessante anche la contestazione della legittimità del premio di maggioranza, che secondo il costituzionalista non è possibile assegnare in un sistema che prevede il tanto contestato voto disgiunto. In sostanza, spiega Besostri, se un elettore vota la lista del Pd e poi Maroni come presidente, non si capisce perché i voti che Maroni prende vadano distribuiti sulle forze politiche che lo sostengono. «Paradossalmente — scrive l’avvocato nel ricorso — il vecchio listino collegato al candidato presidente (il famigerato ’listino bloccato’, ndr.) e il premio di maggioranza regionale nelle elezioni per il Senato, sono invece rispettose della volontà degli elettori, mentre il nuovo sistema varato con legge regionale il 31 ottobre 2012 risente della fretta con cui è stata adottata quando era già stato preso atto delle dimissioni» del Consiglio.Sulla base di questo ricorso quindi, undici consiglieri eletti nelle file del centrodestra sarebbero irregolari. E clamorosamente il governatore Maroni non avrebbe più la maggioranza in consiglio.Tra i nomi a rischio quelli di Riccardo De Corato, Francesco Dotti (Fratelli d’Italia) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati). «Io faccio ricorso come privato cittadino» dice Besostri «anche se a livello politico sono attivo nel Gruppo di Volpedo che guarda al Socialismo europeo».
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Sabato, 13 Aprile 2013 11:49
In materia di riforme istituzionali i saggi hanno proposto di affidare ad un organo giurisdizionale terzo la verifica delle elezioni. Ci hanno provato invano molte proposte di legge. Ecco perché la modifica potrebbe sbloccare la legislatura.
Modificare l'articolo 66 della Costituzione in modo da attribuire ''ad un giudice indipendente e imparziale'' la decisione su legittimità dell'elezione, ineleggibilità e incompatibilità, togliendolo al Parlamento: è quanto propongono i saggi nella loro relazione al Capo dello Stato, consegnata oggi, sottolineando che il sistema attuale comporta il rischio ''del prevalere di logiche politiche''.
Potrebbe apparire una modifica marginale, rispetto al complessivo riassetto dei poteri costituzionali prefigurato dai "saggi": eppure la proposta va al cuore di un problema che attiene alla struttura stessa del nostro sistema istituzionale.
Non si vuole qui addurre l'ampia congerie di dubbi sull’imparzialità della decisione dell’organo politico - più volte sollevati anche in tema di conformità all’articolo 6 § 1 CEDU - né citare i ricorrenti rilievi sulla tempestività del suo esame. Ci si limita a ricordare che a tali dubbi diede voce uno dei punti più qualificanti enunciati - al termine dell'attività di monitoraggio internazionale condotta dagli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) - nel rapporto dedicato alle elezioni parlamentari italiane del 9-10 aprile 2006: “Fatta salva la base costituzionale per la procedura esistente di reclamo, il nuovo parlamento dovrebbe considerare di introdurre misure atte a risolvere le controversie elettorali in modo imparziale e puntuale, compresa la possibilità di ricorrere in appello ad un tribunale”. L'invito fu disatteso, prestandosi così a confermare i dubbi in ordine all'esistenza di una vera e propria giurisdizione del «fatto compiuto» che, in una vastissima parte della dottrina, vede la verifica dei poteri di esclusiva competenza parlamentare un retaggio di altre epoche, abbandonato da oltre un secolo nella stessa patria del parlamentarismo moderno.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Martedì, 09 Aprile 2013 05:53
La riforma Fornero ha avuto un “impatto devastante” sul sistema giudiziario italiano. Fabio Rusconi, presidente dell’Agi, Associazione degli avvocati giuslavoristi italiani, riassume così gli effetti della legge, che ha “generato caos negli uffici giudiziari”, introducendo una riduzione obbligatoria dei tempi dei processi, un aumento delle fasi di giudizio e una corsia preferenziale per le cause di licenziamento. “Premesso che non voglio dare giudizi politici sui contenuti della riforma del lavoro e che non è pensabile attribuire l’ondata di licenziamenti registrati dallo stesso ministero del welfare proprio alla riforma Fornero, va detto che l’impatto devastante è quello che la riforma del processo del lavoro produce su tutti gli uffici giudiziari, ora costretti, con gli stessi organici di prima, a un super lavoro sulle cause di licenziamento, a scapito spesso delle altre cause di lavoro”, spiega Rusconi a Labitalia. Il flop della riforma Fornero, che dopo nove mesi ha portato a un aumento di licenziati e precari, è stato confermato dai dati degli ultimi giorni: oltre 1 milione di licenziamenti nel 2012 e 1,6 milioni di “scoraggiati” che hanno gettato la spugna.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Martedì, 09 Aprile 2013 06:06
Il titolare dell'inchiesta su Abu Omar: "C'è ancora Guantanamo, gli Stati Uniti non sono cambiati". MILANO - La premessa non è polemica: "È tra le prerogative dello Capo dello Stato concedere la grazia". La spiegazione, però, è molto più graffiante: "Leggendo il comunicato del Quirinale, i presupposti su cui si basa suscitano più di una perplessità". A tre giorni dalla grazia che il presidente Giorgio Napolitano ha concesso all'ufficiale americano Joseph Romano - condannato a 5 anni per il rapimento dell'imam Abu Omar - il titolare dell'inchiesta, l'ex procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, rompe il silenzio. Nel suo commento - durante un convegno organizzato all'Università Cattolica di Milano - nonostante i toni pacati, non ci sono carezze per il Colle. Perché se il magistrato milanese da un lato si è detto "favorevolmente colpito dalla conoscenza del caso del presidente", dall'altro sottolinea come bisognerebbe vedere "se il governo statunitense ha realmente cambiato politica in tema di extraordinary rendition". di Emilio Randacio >>> Prosegui la lettura su repubblica.it
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Venerdì, 05 Aprile 2013 10:26
Interessante riflessione quella di Michele Ainis del 28 marzo sull'Espresso: negli ultimi anni i poteri del Presidente della Repubblica si sono dilatati ad un punto tale che non è più possibile ignorare i rischi derivanti dalla presenza al Colle di un possibile mascalzone.
Ovviamente, nel solco della tradizione dei costituzionalisti italiani, il presente c’entra sempre molto poco, per cui le ipotesi “coraggiose” sono per lo più rivolte ai rischi futuri.
Ma va bene, accontentiamoci: meglio di nulla.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Venerdì, 05 Aprile 2013 19:17
 Se oggi è stata una pagina nera per il giornalismo italiano, è perché per i Media paga di più inseguire il gossip che fare informazione seria.
Se quindi togli pure il finanziamento pubblico, rimane solo la logica di mercato, cioè il gossip.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Domenica, 31 Marzo 2013 05:25
Allora, cominciamo con il chiamare con il loro vero nome le cose: “l’operatività del Governo tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”, nonché l’istituzione di “due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze” a cui chiedere di “formulare - su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo - precise proposte programmatiche”, rappresentano un grave atto eversivo di commissariamento del Parlamento di cui ieri si è macchiato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Sabato, 30 Marzo 2013 21:49
 Che il Movimento 5 Stelle non avrebbe mai votato la fiducia per un governo Bersani o simili lo si sapeva.
Quello che non si sapeva e che non si poteva neanche intuire, è che anche un movimento che dice di volerli mandare tutti a casa, con tanto di apriscatole in bella vista a simboleggiare la rivoluzione in atto, potesse poi finire per apprezzare, anch'esso, l'ennesimo colpo di mano anti parlamentare compiuto dal Presidente Napolitano.
Del resto, paradossalmente, è stato proprio il M5S a suggerire a Napolitano l'invenzione del super Premier Monti in prorogatio.
E Napolitano li ha, per l'appunto, accontentati.
Giochi a fare l'apprendista stregone, e poi arriva lo stregone vero.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Sabato, 30 Marzo 2013 19:20
A un mese dall’esito delle elezioni è apparsa impossibile la formazione di un nuovo governo. In questa sede non interessa rimarcare le responsabilità delle singole forze politiche (certo che un po’ d’ironia sulla certezza di vittoria sbandierata dal PD nei mesi scorsi la si potrebbe pur fare).
Interessa, invece, rimarcare alcuni dati di fondo che emergono da una possibile valutazione di fase
1) C’è grande preoccupazione per l’andamento dei mercati, ma non altrettanta preoccupazione è stata dimostrata, almeno a leggere la ridda di dichiarazioni rilasciate in questi giorni dai diversi esponenti dei partiti, sulle condizioni materiali di vita dei ceti sociali maggiormente impoveriti dalla crisi. Tanto per fare un esempio spicciolo: è giusta l’accelerazione dei tempi circa il pagamento dei debiti della P.A verso le imprese; ma, nel frattempo, nulla si è mosso al riguardo degli esodati e mancano i fondi per il pagamento della Cassa Integrazione per migliaia e migliaia di lavoratori;
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Giovedì, 28 Marzo 2013 22:58
 Voti Movimento 5 Stelle per liberarti di Monti, poi ti ritrovi Grillo che dice che si può andare avanti con Monti in prorogatio.
Per fare cosa?
Una legge elettorale che non dice.
Aggiornamento: no, alla fine l'ha detta: per liberarsi della porcata, si torna alla precedente porcata, il Mattarellum.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Giovedì, 28 Marzo 2013 11:23
 Lo sanno la Boldrini e Grasso, ma anche Crocetta, che nelle passate legislature ci sono stati molti parlamentari, senza distinzione di genere, disposti a vendersi? E che ora c'è anche qualche inchiesta in corso?
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Giovedì, 21 Marzo 2013 12:38
 Il 23 Marzo "Tutti in piazza per la Costituzione".
L'argomento principe più propagandato è l'ineleggibilità di Berlusconi sulla base delle norme elettorali vigenti.
Dato che si parla di legge elettorale, ci sarà spazio, anche, per interrogarsi sul fatto che oggi abbiamo i due maggiori partiti al 25%, ma che uno di questi ha tre volte il numero dei Deputati dell'altro?
E ci sarà spazio, anche, per riflettere su quanto, questa abnorme disparità di numeri, sia in grado di falsare tutti gli strumenti di controllo e garanzia previsti da una Costituzione scritta avendo come riferimento un Parlamento ben più rappresentativo?
Il 4 aprile il Tar del Lazio tratterà nel merito un ricorso che chiede l'invio della legge elettorale alla Corte Costituzionale, procedimento 651/2013.
Ci sara spazio, anche per questo, nella giornata "Tutti in piazza per la Costituzione"?
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Mercoledì, 20 Marzo 2013 20:15
 E bravi i nuovi Presidenti delle Camere: soltanto poche ore e già si respira un'aria nuova.
La Boldrini prima va a mangiare alla mensa dei dipendenti della Camera, poi in serata, insieme al collega Grasso, annuncia la riduzione del 30% dello stipendio.
Il Popolo, da sempre vilipeso e offeso dai privilegi della Casta, può finalmente guardare con più fiducia al futuro.
Ed è solo l'inizio della rivoluzione, perché Beppe Grillo, colui che l'ha innescata, lo ha già detto: quanto fatto dai due Presidenti non basta.
La riduzione dello stipendio deve essere del 50% e deve valere per tutti i parlamentari; ma non solo: tutti i partiti debbono rinunziare ai rimborsi elettorali.
Tanti, tantissimi soldi che oggi escono dalle tasche dei cittadini.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Giovedì, 21 Marzo 2013 02:05
Con 51 voti favorevoli, 22 voti contrari ed un astenuto è stata approvata la legge che abolisce le province siciliane
Per non fare venire i nodi al pettine è sufficiente non riordinare i capelli. La soluzione trovata dal Governo regionale siciliano per abrogare le Province, senza affrontare i relativi problemi, è stata quella di rimandare l’acconciatura, rinviando il tutto al 31 dicembre.
La legge approvata dall’Assemblea Regionale Siciliana, nella serata del 20 marzo (51 voti favorevoli, 22 voti contrari ed un astenuto), non risolve nessuna delle questioni che erano state sollevate nel momento in cui si è iniziato a parlare di abolizione delle Province.
Non dice nulla sui 6.500 dipendenti provinciali che dovrebbe transitare verso la Regione o verso i Comuni. Non chiarisce se questo passaggio avverrà in deroga ai vincoli di legge in materia di costo del personale e che conseguenze avrà sul rispetto del patto di stabilità. E’ ovvio che sarebbe necessaria una deroga espressa ma questa deve essere negoziata, quanto meno, con il Governo nazionale.
La soluzione alternativa sarebbe trasferire i dipendenti provinciali ai nascituri Liberi Consorzi dei Comuni. Delle competenze dei Liberi Consorzi, però, il ddl approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana non parla, limitandosi a fare riferimento a generiche funzioni di governo di area vasta.
Non è detto, ad esempio, se tra queste competenze rientreranno le funzioni di tutela, protezione ed igiene ambientale e se questo comporterà il diritto dei nuovi soggetti giuridici ad incassare il relativo tributo provinciale, di cui all’articolo 19 del D.Lgs. n. 504/1992.
Così come nulla è chiarito in merito alle altre entrate tributarie provinciali, a partire dalle tasse automobilistiche.
>>> Prosegui la lettura su leggioggi.it
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Giovedì, 21 Marzo 2013 02:01
Analisi sulla recente decisione dell’Assemblea Regionale Siciliana
Ora che la Sicilia ha passato il Rubicone della cosiddetta abolizione delle province, appare opportuno analizzare meglio la questione, per evidenziare ciò che la stampa generalista non conosce e, dunque, non può dire, e spiegare il perché dell’insensatezza della legge regionale siciliana.
Intanto, occorre sgomberare il campo dal primo equivoco, derivante da una comunicazione imperfetta. La riforma siciliana non fa sparire l’ente intermedio tra regione e comuni.
Una vera e propria abolizione delle province dovrebbe determinare la cancellazione dell’ente intermedio e la ripartizione delle funzioni e competenze proprie di questo tra i due rimanenti, comuni e regione, con netta prevalenza per quest’ultima, considerando il livello sovra comunale delle competenze delle province.
La riforma siciliana, invece, non cancella l’ente intermedio, ma sostituisce alle province i “liberi consorzi”, rimodulando le competenze e funzioni dell’ente intermedio. Che, dunque, resta ben saldo.
Non solo. Al posto di 9 province, sorgeranno un numero di potenziali 33 “liberi consorzi” più tre province regionali. Non proprio un esempio di razionalizzazione per accorpamento.
Vi sono, ovviamente, voci plaudenti (calati junco, ca passa la china) alla riforma, che affermano l’esatto opposto di quanto si sta qui rilevando, come quella di Massimo Costa:
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Categoria: Legge Elettorale - Documenti
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Pubblicato Domenica, 17 Marzo 2013 12:40
Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Procedimento n. 651/2013
Sez. II Bis
Udienza del 4 aprile 2013
Memoria di replica
Per Franco Ragusa, come in atti – ricorrente
Contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Domenica, 17 Marzo 2013 12:46
Alla Camera il centrosinistra con il 29,5% dei voti ha preso il 55% dei seggi, quasi il doppioAl Tar già sollevata la questione di incostituzionalità di Cesare Maffi
Il porcellum è incostituzionale? Molti ritengono che la legge n. 270 del 21 dicembre 2005 messa a punto dall'allora ministro delle riforme Roberto Calderoli lo sia, almeno in un punto fondamentale: l'assegnazione dei premi di maggioranza (unico e nazionale, alla camera; diciassette e regionali, al senato) senza la fissazione di un quorum percentuale da superare.
Dalla loro gli avversari del porcellum vantano un richiamo della Corte Costituzionale, nella sentenza n.15 del 2008.
Esprimendosi su una proposta referendaria, e quindi non potendo fornire una sorta di giudizio anticipato d'incostituzionalità, il giudice delle leggi asserì di sentire il «dovere di segnalare al Parlamento l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici di una legislazione che non subordina l'attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi». In effetti, il fatto che sia sufficiente, a una lista o a una coalizione, arrivare in prima posizione per aggiudicarsi un premio di maggioranza ha prodotto risultati abnormi in queste elezioni. Alla Camera il centro-sinistra, col 29,5%, ha ottenuto il 55% dei seggi: un dovizioso premio superiore al 25%. Si noti che il dibattito, in sede di riforma elettorale, girava pure intorno alla soglia minima, spaziando da un po' più del 30% al 35% al 40% al 42%, ma nessuno postulava mai che si potesse scendere sotto il 30%.
Quanto alle circoscrizioni del Senato, in due regioni la coalizione vincente è rimasta sotto il 30%: il centro-sinistra in Piemonte e il centro-destra in Abruzzo. Fra il 30% e il 35%, poi, abbondano le regioni con maggioranze dell'uno o dell'altro schieramento.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Venerdì, 08 Marzo 2013 00:41
 C'è un gran fermento per il golpe bianco ungherese. Da noi, invece... i due partiti maggiori al 25%, uno con 292 seggi, l'altro con 108, parla qualcuno?
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Martedì, 26 Febbraio 2013 12:12
“Riconsegnare a Berlusconi il Paese per sei mesi o un anno credo che sia un crimine contro la galassia”
Questo il commento a caldo di Beppe Grillo, colui che può essere considerato il vero vincitore di queste elezioni.
Un crimine a cui si è però giunti molto più vicini di quanto si creda: 124.407 voti in più per il centrodestra o in meno per il centrosinistra ed il PDL, pur essendo solo terza forza politica nel Paese, sarebbe stato il primo partito alla Camera dei Deputati.
Tutto per “merito” di una legge elettorale sciagurata in grado di regalare seggi, neanche fossero noccioline, alla lista o alla coalizione in grado di prendere più voti, anche se meno del 30% dei voti validi.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Martedì, 26 Febbraio 2013 00:30
C’è un luogo comune che imperversa in gran parte dei commenti dei più illustri analisti di questioni elettorali: è tutta colpa del Porcellum, cioè della lotteria con la quale vengono assegnati i diversi premi regionali, se il Senato non è in grado di esprimere, rispetto alla Camera dei Deputati, una maggioranza stabile.
Vero, ma solo in piccola parte. Anzi no, in piccolissima parte.
Che il sistema elettorale preveda l’elezione del Senato su base regionale, infatti, sta scritto sulla Costituzione; così come c'è pure scritto che per le due Camere votano due corpi elettorali diversi.
Tant’è che è sempre stato così, sia con il Mattarellum in vigore dal 1993 al 2005, e sia con la precedente legge elettorale proporzionale.
La regione Lombardia, ad esempio, ha sempre avuto il più alto numero di seggi senatoriali, così come, da sempre, gli elettori lombardi non hanno mai mischiato i propri voti per il Senato con quello proveniente dalle altre regioni.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Giovedì, 28 Febbraio 2013 13:53
Chiuse le urne, è ora possibile una riflessione sull’attuale stato di salute della nostra democrazia. E scopriamo che ha la febbre molto alta.
La questione che intendo affrontare non è chi abbia vinto o chi abbia perso, perché i numeri ci restituiscono l’immagine di una drammatica distorsione della volontà popolare e di un intollerabile insulto al principio della rappresentanza.
Dati del Ministero dell'interno alla mano, gli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati erano 46.906.341. Hanno esercitato il loro diritto in 35.271.541, vale a dire il 75,19 %.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Martedì, 26 Febbraio 2013 01:30
 " La parola ai numeri che, meglio di ogni altro commento, sono di per se stessi significativi della truffa elettorale appena consumata".
Questo scrivevamo nel 2008, ma lo stesso possiamo scrivere nel 2013.
Una larga maggioranza di seggi è stata infatti assegnata ad una coalizione che, rispetto alle elezioni del 2006 e del 2008, ha preso molti voti in meno. Le rappresentazioni percentuali sono infatti solo un altro trucco per nascondere che anche in queste elezioni un largo numero di elettori, il 5,5%, così elevato che avrebbe potuto superare la soglia di sbarramento, si è aggiunto alla già ampia area del non voto non recandosi alle urne.
Confrontando il dato percentuale con il complesso degli aventi diritto, già nel 2008 si era in presenza di numeri da "allarme democratico", con il 55% dei seggi assegnati al centrodestra con un consenso di poco superiore al 36% degli aventi diritto.
Ma il dato elettorale di queste ultime elezioni è ancor più sconfortante: senza tenere conto dell'area del non voto, infatti, a spoglio ultimato il premio di maggioranza è stato assegnato ad una coalizione al di sotto del 30%, cioè poco più del 21% degli aventi diritto.
Ebbene sì, con meno del 30% dei voti validi o, tenuto conto della disaffezione di molti elettori, poco più del 21% degli aventi diritto, c'è una coalizione che ha intascato il 55% dei seggi della Camera.
Mentre, pertanto, il Movimento 5 Stelle, prima forza politica alla Camera con il 25,55% dei voti validi, ha avuto soltanto 108 Deputati, il Partito Democratico, secondo partito con il 25,51%, ben 292. Stessi voti ma 184 Deputati di differenza.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Domenica, 10 Febbraio 2013 11:17
E pace fu!
Scattato il divieto dei sondaggi, è finalmente venuto meno il balletto delle percentuali che sino a ieri l’altro ha contribuito ad alimentare il dibattito sul peso del voto “inutile”, di quel voto, cioè, che milioni di elettori “sconsiderati” potrebbero esprimere per l’ovvio e più che legittimo desiderio di inviare in Parlamento chi meglio potrebbe rappresentarli, senza con ciò preoccuparsi troppo su quale dei due, tra Bersani o Berlusconi, potrebbe riuscire ad ottenere il ricco premio di seggi che il Porcellum, neanche si trattasse di noccioline, è in grado di regalare.
Un esercito di elettori considerati “inutili” solo da chi, ovviamente, ha ben poco da offrire per il futuro e che sa solo contrapporre il timore della vittoria degli altri.
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Categoria: Pillole
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Pubblicato Martedì, 24 Luglio 2012 15:48
 In italiano "spending review" si traduce con "revisione della spesa", cioè anche e soprattutto cambiare modo di spendere. Perché farlo? Per spendere meglio, ovvio. Esempio: riduco le pensioni d'oro e giro le risorse all'innovazione. Altro esempio: metto un tetto massimo per la somma degli stipendi erogabili dalla PA ad una singola persona, e con quello che recupero faccio funzionare meglio la giustizia civile. Insomma, di cose buone, per revisionare la spesa, se ne potrebbero fare tante. Ma tagliare tanto per tagliare, senza preoccuparsi di far ripartire la macchina, serve a poco ... e tutti i fessi son capaci.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Sabato, 05 Gennaio 2013 14:50
E così, dopo le parlamentarie del Movimento 5 Stelle e quelle appena svolte dal PD e da SEL, possiamo finalmente ragionare avendo tra le mani qualcosa di più concreto. Ci sono i numeri e tre diverse esperienze dalle quali poter trarre insegnamento.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Mercoledì, 20 Febbraio 2013 15:04
 Giovedì 21 febbraio 2013 dalle ore 11 alle ore 16 Unione Camere Penali Italiane - Via del Banco di Santo Spirito, 42 - Roma
AVVIO DELLA CAMPAGNA PUBBLICA PER LA RACCOLTA DELLE FIRME PER LE TRE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO LA TORTURA, CONTRO LA LEGGE SULLE DROGHE, PER LA LEGALITÀ NELLE CARCERI PROMOSSE DA:
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Venerdì, 08 Febbraio 2013 19:46
 Lunedì 11 febbraio alle ore 16, a Roma in via Giovenale 79 , l'Associazione Progetto Diritti Onlus inaugura e presenta alla cittadinanza il servizio per l'informazione, l'orientamento e l'accompagnamento dei lavoratori stranieri vittime di incidenti sul lavoro.
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Categoria: Riforme Istituzionali - L'Editoriale
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Pubblicato Sabato, 02 Febbraio 2013 11:44
 Secondo la classifica sulla libertà di stampa stilata da “Reporter Sans Frontieres”, l’Italia occupa un’imbarazzante 57° posto. Grido di allarme, ovviamente, sulla diffamazione non ancora depenalizzata e sui continui e pericolosi tentativi di introdurre leggi bavaglio.
Ma al di là dei problemi di tipo legislativo, non ci è possibile sapere, però, se e quanto questa classifica sia in parte determinata da quello che potremmo definire l’auto-bavaglio. Se e quanto, cioè, l’informazione in Italia sia libera anche e soprattutto dalle ingerenze politiche ed economiche, ma anche e soprattutto dal desiderio dei mezzi di informazione di inseguire solo facili scoop.
In tal senso, forse la posizione attribuita all’Italia, di per sé già imbarazzante, potrebbe rivelarsi sin troppo generosa.
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Categoria: Notizie - Opinioni - 2013
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Pubblicato Mercoledì, 23 Gennaio 2013 23:18
 Tutti contro il Porcellum, tutti a lamentare questo o quel difetto, ma poco o nulla si sa del ricorso intentato presso il TAR del Lazio dal curatore del sito Riforme Istituzionali, Franco Ragusa.
Costretti, quindi, più per dovere verso “il capo” che per la voglia di metterci la faccia, abbiamo deciso di intervistarlo noi.
Riforme: Allora Ragusa, il Tar del Lazio ha fissato l’udienza per il 29 gennaio. Nonostante i molti tentativi per sollecitare un po’ di attenzione, nessuno ne parla. Non è che forse sì, non c’è molto di cui parlare?
F. Ragusa: Probabilmente sì, forse si tratta di un tentativo così sconclusionato che neanche vale la pena di perderci un minuto.
È però curioso che non si trovi il tempo per interrogarsi ed informare su quelle che sono le domande alle quali, attraverso questo ricorso, si sta cercando di trovare una risposta.
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Categoria: Diritto Pubblico - Approfondimenti
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Pubblicato Mercoledì, 16 Gennaio 2013 00:03
Lunga ed ampiamente argomentata la sentenza della Corte Costituzionale, la prima del 2013, sul conflitto di Attribuzione sollevato dal Presidente Napolitano nei confronti della Procura di Palermo e sul quale i giudici costituzionali si erano già sommariamente espressi dichiarandolo fondato, in quanto "non spettava ai PM di valutare la rilevanza delle intercettazioni, né di omettere di chiederne al giudice l’immediata distruzione ai sensi dell’articolo 271 del codice di procedura penale".
Uno sforzo notevole quello compiuto dalla Corte Costituzionale, ma non per questo del tutto convincente. Anzi, rimane forte l'impressione che sull'esito del giudizio abbiano pesato considerazioni di opportunità politica.
Non possono sfuggire a nessuno, del resto, le drammatiche conseguenze che vi sarebbero state nel caso la Consulta si fosse pronunziata contro le ragioni del conflitto sollevato dal Presidente Napolitano; in una fase, peraltro, dagli equilibri politico-istituzionali estremamente fragili.
Ma a rafforzare i dubbi sono soprattutto le poche righe a conclusione della sentenza, di segno totalmente opposto alle tantissime parole spese in precedenza.
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