23 | 11 | 2017

Legge Elettorale

Nota di aggiornamento: per quanto pubblicato poche ore prima la pubblicazione delle motivazioni alla sentenza sull'Italicum, l'approfondimento non necessità di particolari correzioni.
Ciò vale anche per la parte dedicata alla questione relativa le due diverse legislazioni per l'elezione delle due Camere, tanto più vista la formula con la quale i Giudici hanno concluso su questo specifico aspetto: la Costituzione NON IMPONE MA ESIGE DI NON OSTACOLARE.

"Tra cinque anni mezza Europa copierà la nostra legge elettorale". Così Renzi, di fronte agli studenti della Luiss, riferendosi alla nuova legge elettorale che a breve potrebbe essere approvata.
Un'evocazione del futuro che avrà sicuramente strappato l'applauso, ma anche, si spera, stimolato qualche riflessione.
È la "profezia" stessa, infatti, a ricondurci nel mondo reale: in nessun paese europeo, per rimanere in Europa, è possibile trovare un meccanismo elettorale come quello disegnato dall'Italicum.

No, il sistema elettorale greco non è esattamente uguale all'Italicum.
In Grecia c'è un solo turno ed il premio in seggi, fisso, non assicura, al di sotto di una certa percentuale di voti, la maggioranza assoluta dei seggi.
Il trucco-porcata dell'Italicum sta infatti nel turno di ballottaggio tra le prime due liste.  È questo ciò che assicura l'asso piglia tutto a forze politiche poco rappresentative del corpo elettorale, e questo anche se al secondo turno si prendono meno voti del turno precedente.
Con il sì al doppio turno, anche il Movimento 5 Stelle si è infine piegato alla logica renziana che chiede un vincitore assoluto delle elezioni ad ogni costo.
A ben vedere i precedenti, però, le premesse c'erano tutte.
La logica maggioritaria dell'asso piglia tutto piace da sempre a Grillo, così come dimostrato da più prese di posizione a favore del Mattarellum e la levata di scudi, nell'autunno 2012, contro l'introduzione della soglia minima di voti per l'acquisizione del premio di maggioranza con il Porcellum.
Mettendo insieme tutti i tasselli, quella del Movimento 5 Stelle si sta infatti rivelando una fine strategia per ottenere quello che, solo all'apparenza, si dice di voler contrastare.

Con la nota sentenza contro il Porcellum, la Corte Costituzionale ha definito i criteri entro i quali potrebbe essere possibile procedere con l'assegnazione di un premio in seggi, sino al conseguimento della maggioranza dei seggi, alla lista o alla coalizione di liste maggiormente votata, ma al di sotto del 50% dei voti.
Diversamente dal Porcellum, che non prevedeva alcuna soglia minima di voti da dover raggiungere per poter accedere al cosiddetto premio di maggioranza, la nuova legge elettorale, laddove si decidesse di riproporre un analogo meccanismo premiante, dovrà necessariamente prevedere il conseguimento di una congrua soglia minima di voti ai fini dell'acquisione del suddetto premio.

I ballottaggi, è opinione comune, costituiscono il perfezionamento della volontà elettorale.
Dopo un primo giro, dove si misurano gli orientamenti generali e prevalenti, gli elettori si danno un secondo appuntamento con il fine di scegliere il migliore tra i primi due migliori.
Un meccanismo sin troppo semplice che sarebbe quindi in grado di fornire una legittimazione forte, in quanto espressione della maggioranza degli elettori.
Tutto molto bello, se non fosse che non sempre tutto ciò corrisponde al vero.

Italicum: soglia al 37, 40 o 45%, che cambia se l’incostituzionalità si cela nel doppio turno e negli sbarramenti?

Siamo alle solite. La Cassazione decide di sollevare la questione di costituzionalità della legge elettorale, inviando gli atti alla Consulta, ma di approfondire le conseguenze che, logicamente, da questa decisione dovrebbero discendere, non se ne parla proprio.
Di fatto siamo già alla “mezza notizia”, utile solo per sostenere, con buona pace dell’interesse dei cittadini, i soliti interessi di parte: se la legge elettorale potrebbe essere incostituzionale, la si cambia senza neanche attendere la Consulta e il problema non c’è più.
Per cui, anziché prendere atto che l’attuale Parlamento potrebbe essere il frutto di una legge elettorale incostituzionale, quindi scarsamente legittimato ad intervenire su “questioni di sistema”, è iniziata la gara per affrettare i tempi: e quale miglior soluzione se non quella di ritornare, come chiedevano i firmatari del referendum non ammesso dalla Consulta lo scorso anno, alla precedente legge elettorale, il Mattarellum? Senza il 25% di quota proporzionale, poi, sarebbe anche meglio.

Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
Procedimento n. 651/2013
Sez. II Bis
Udienza del 4 aprile 2013
Memoria di replica
Per Franco Ragusa,  come in atti – ricorrente
Contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno

C’è un luogo comune che imperversa in gran parte dei commenti dei più illustri analisti di questioni elettorali: è tutta colpa del Porcellum, cioè della lotteria con la quale vengono assegnati i diversi premi regionali, se il Senato non è in grado di esprimere, rispetto alla Camera dei Deputati, una maggioranza stabile.
Vero, ma solo in piccola parte. Anzi no, in piccolissima parte.
Che il sistema elettorale preveda l’elezione del Senato su base regionale, infatti, sta scritto sulla Costituzione; così come c'è pure scritto che per le due Camere votano due corpi elettorali diversi.
Tant’è che è sempre stato così, sia con il Mattarellum in vigore dal 1993 al 2005, e sia con la precedente legge elettorale proporzionale.
La regione Lombardia, ad esempio, ha sempre avuto il più alto numero di seggi senatoriali, così come, da sempre, gli elettori lombardi non hanno mai mischiato i propri voti per il Senato con quello proveniente dalle altre regioni.



copertina-legge elettorale
 
III-IV edizione - aprile 2014

 di Franco Ragusa

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