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Home Rassegna Stampa Selezionata 2009 Il federalismo fiscale è legge - E i leghisti acclamano Bossi
30 | 07 | 2010

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... Berlusconi e il berlusco­nismo non rappresentano altro che gli effetti di una riduzione degli spazi di rappresentanza e degli strumenti di garanzia iniziata e consolidatasi con la sottrazione di ogni reale potere di scelta degli elettori.
Tutto questo è stato chiamato progresso ed è stato trasformato in una stagione di riforme, anche se non sempre vincente, tendente ad escludere dall'agenda politica le istanze provenienti da ampi settori della società.
Senza poter più contare e con una qualità della vita sempre più compromessa, c’è certamente la necessità di restituire agli elettori quella sovranità che dovrebbe già essere loro ma che, invece, il Partito azienda e gli americani de Roma hanno fatto divenire di loro esclusiva proprietà.
Il federalismo fiscale è legge - E i leghisti acclamano Bossi Stampa E-mail
Rassegna Stampa 2009
Mercoledì 29 Aprile 2009 21:48
da repubblica.it - Il provvedimento approvato in via definitiva dall'aula di Palazzo Madama. Favorevoli maggioranza e Idv, contraria l'uDc, astenuto il Pd.
In Senato fazzoletti verdi e applausi per celebrare la vittoria.

Il federalismo fiscale è legge. Con 154 voti a favore, 6 contrari e 87 astenuti il Senato ha approvato questa sera il provvedimento, in via definitiva. Hanno votato sì la maggioranza e l'Italia dei valori; no l'Udc; si è astenuto il Pd, che ha strappato l'approvazione a un suo ordine del giorno in cui si ribadisce la necessità di riforme condivise.

E subito i leghisti hanno fatto festa. Appena il presidente del Senato, Renato Schifani, ha letto i risultati della votazione e ha detto: "Il Senato approva", i senatori del Carroccio si sono alzati in piedi tutti insieme e hanno sventolato i fazzolettoni verdi con il simbolo del loro partito, per manifestare la loro gioia. Tra i banchi del governo ci sono stati abbracci e strette di mano verso il leader del Carroccio Umberto Bossi (erano presenti anche sua moglie e suo figlio Renzo) e gli altri ministri leghisti. "Una giornata storica", ha commentato Roberto Maroni.

Poco prima del voto, il gruppo della Lega a Palazzo Madama- tutto in piedi - aveva applaudito il ministro Umberto Bossi "mente e regista" della legge, come ha dichiarato il capogruppo Federico Bricolo: "E' una svolta epocale, il provvedimento più importante di questa legislatura in base al quale i soldi delle tasse resteranno sul territorio, nessuno più deciderà a Roma come saranno spesi: saremo padroni in casa nostra". Dopo l'approvazione, invece, la festa è continuata nella stanza della vicepresidente del Senato Rosi Mauro: c'erano anche dolcetti verdi.

Quanto all'Italia del valori, il capogruppo Felice Belisario ha commentato così il voto favorevole del suo partito: "Il senso del federalismo per noi è il richiamo al principio di responsabilità dei governi territoriali - ha detto - l'Idv avrebbe voluto ulteriori ed importanti miglioramenti, ma le riforme impongono concessioni reciproche". E comunque, ha concluso, "controlleremo" l'operato del governo.

Tra le fila del Pd, invece, ci sono stati anche dei dissensi alla linea dell'astensione. Come Marco Follini, che ha votato no: "Da qualche tempo la religione politica In voga nel nostro paese, una sorta di undicesimo comandamento, è il federalismo - ha spiegato - segnalo ai cultori di questo credo che la rigorosa osservanza di questo comandamento richiederebbe semmai di partire dal federalismo istituzionale e non da quello fiscale".

Ma la legge appena approvata anche contiene anche le norme che danno uno status speciale a Roma capitale: "Si realizza un sogno inseguito dagli anni Ottanta", ha commentato il sindaco Gianni Alemanno.

L'intero provvedimento, comunque, non verrà subito applicato. Ora infatti il governo ha due anni per emanare i decreti attuativi che riguarderanno soprattutto l'armonizzazione dei sistemi di calcolo dei bilanci pubblici. Questo consentirà di valutare l'impatto reale delle legge sulle casse dello Stato, di cui ora non c'è traccia. Successivamente saranno varati i decreti correttivi: la piena entrata a regime avverrà però non prima di cinque anni, ed entro un massimo di sette.