08 | 07 | 2020

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Non possiamo rinunciare ad alcuni princìpi quando parliamo di rappresentanza politica democratica

di Sergio Cararo (*)

Nel rimettere in campo una iniziativa politica sul tema della rappresentanza politica democratica e di un sistema elettorale coerente, non dobbiamo rinunciare a riaffermare un principio – quello del sistema proporzionale – per lasciarci nuovamente appiattire sulla logica del meno peggio.
Il richiamo al pragmatismo sul piano delle proposte elettorali che sentiamo riaffacciarsi qua e là anche nelle nostre sedi di discussione, rischia nuovamente di metterci sulla china sbagliata che ci ha portato a questa situazione di involuzione democratica del paese e di crisi della rappresentanza politica delle forze della sinistra e degli interessi sociali che dovrebbero esprimere.
Il problema, è che il compromesso non può diventare il presupposto di partenza di un percorso di iniziativa che rimetta al centro il ripristino di un sistema elettorale democratico e non la sua eventuale conclusione.

 
In secondo luogo dobbiamo operare una separazione tra il problema della rappresentanza politica democratica e quello della governabilità, anche perchè quest’ultima deve ormai fare i conti con i diktat e i vincoli della “governance” a livello europeo che cambia completamente il quadro dentro cui fino a ieri si sono posti i problemi di governo del paese. La rappresentanza democratica delle esigenze popolari e sociali non coincide con la logica e le priorità della governabilità.
Un esempio calzante è quello che vede una maggioranza sociale consolidata nel tempo dare ad esempio un giudizio negativo sulla partecipazione dell’Italia alla guerra in Afghanistan e concorda sul ritiro immediato delle truppe dal fronte, ma questa maggioranza sociale si è dovuta sistematicamente scontrare con una maggioranza parlamentare (fino all’unanimità di questa ultima legislatura) che invece intende mantenere l’Italia impegnata sul fronte di guerra in Afghanistan. Come gestiamo questa contraddizione? E quali strumenti diamo a questa maggioranza contraria alla guerra? Quello che è certo è che dovremmo gestire questa contraddizione molto meglio di quanto hanno fatto i partiti della sinistra dentro al governo Prodi.

La terza questione è che sulle materie istituzionali ed elettorali dovremo fare i conti e vincere una fortissima diffidenza sociale, una diffidenza che non riguarda solo la parte più distante e disattenta della società ma che è cresciuta anche nei settori sociali attivi: dai movimenti per l’acqua pubblica alla popolazione di Terzigno, dagli operai di Pomigliano ai movimenti sociali sul diritto alla casa. Questi settori guardano ormai con grandissima diffidenza ai ragionamenti sulla rappresentanza politica che vengono dai partiti, anche dei partiti della sinistra.
Giustamente à stato rilevato come non può darsi una battaglia per una rappresentanza democratica sul piano politico se non la si dà anche sul piano sindacale, lì dove la democrazia è condizionata da un sistema elettivo delle RSU inaccettabile perchè prevede un premio del 33% ai sindacati confederali indipendentemente dai voti che ottengono. E’ assai peggio del premio di maggioranza introdotto dal Porcellum. Su questo sarà interessante il convegno che ci sarà la prossima settimana proprio su tale questione.

La quarta questione è la funzione dell’Associazione per la Democrazia Costituzionale. Dobbiamo decidere se deve avere una funzione “emendativa” rispetto alle proposte in circolazione nel quadro politico oppure una funzione oppositiva e propositiva autonoma. Noi propendiamo per la seconda ipotesi.

Infine riteniamo che sulla questione della rappresentanza politica democratica e del ripristino di un sistema elettorale democratico – e dunque proporzionale – si debba andare al rapporto con la società piuttosto che a quello con il “mondo politico”. In Parlamento oggi ci sono già 27 disegni di legge di modifica della legge elettorale, la nostra proposta sarebbe nella migliore delle ipotesi la ventottesima. Dov’è quindi la differenza qualitativa? A nostro avviso dovremmo entrare in campo con una Legge di Iniziativa Popolare che presenti la proposta di sistema elettorale democratico e proporzionale e gestirla politicamente soprattutto nella società, nelle piazze e tra la gente.

Avanziamo infine qualche idea nel dibattito sulla proposta di legge elettorale avanzata dall’Associazione per la Democrazia Costituzionale, relativo al rapporto tra elettori ed eletti che è stato richiamato in diversi interventi. Perché non prevedere meccanismi come l’obbligo di rendiconto periodico degli eletti ed eventuale il diritto di revoca? E’ una proposta che suscita qualche timore e perplessità ma almeno non si inchioda solo sulla logica dei collegi che viene sbandierato come unico orizzonte delle relazioni tra eletti ed elettori. Grazie

(*) intervento per la Rete dei Comunsiti alla conferenza organizzata dall’ Associazione per la Democrazia Costituzionale