08 | 12 | 2019

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Napolitano: "Le toghe non travalichino"

da Repubblica.it - Procedura inusuale del capo dello Stato, che ha convocato i giornalisti al termine di una cerimonia al Quirinale: "Sento il bisogno di parlare"
Napolitano: "Le toghe non travalichino"
Anm: "Ma c'è un'aggressione"
Imporre uno stop, nell'interesse della nazione, alla spirale di polemiche e tensioni sempre più drammaticizzata non solo fra partiti ma addirittura fra istituzioni, tenendo presente che "niente può far cadere un governo se ha la fiducia del Parlamento" e se conta su una maggioranza coesa. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato un vero e proprio appello alla politica italiana. E lo ha fatto dal Quirinale, con una dichiarazione non priva di toni allarmati. Che provoca la reazione dell'Anm. "Non siamo in guerra ma non vogliamo aggressioni" dice il presidente Luca Palamara.

Le parole di Napolitano rispondono punto per punto alle preoccupazioni manifestate da più parti nei rapporti tra politica e giustizia e anche ai timori del premier, Silvio Berlusconi, che ieri, durante l'ufficio di presidenza del Pdl, ha lamentato che la magistratura voglia "abbattere il suo governo".

La dichiarazione del presidente della Repubblica è avvenuta nella sala di rappresentanza del Colle con una procedura, sinora inedita, che testimonia la preoccupazione del capo dello Stato per lo scontro in atto nel Paese. Al termine dell'udienza con l'Anmil, l'Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro, i giornalisti vengono raccolti nella sala di rappresentanza. Pochi minuti dopo, anche Napolitano ha raggiunto la sala per leggere la sua dichiarazione. Poche parole per motivarne l'urgenza: "Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento. L'interesse del Paese richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali".

"Va ribadito - aggiunge il presidente - che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare. E' indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all'esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione".

"E spetta al Parlamento - conclude Napolitano - esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia".

Le reazioni. Di "parole sagge" parla il presidente del Senato Renato Schifani, mentre Gianfranco Fini apprezza il messaggio del capo dello Stato e sottolinea come vada letto e apprezzato "nella sua totalità". Anche Umberto Bossi accoglie l'invito ad abbassare i toni: "Bisogna stare più tranquilli". Chi, invece, si smarca è Antonio Di Pietro: "Non posso però esimermi dal riaffermare che i magistrati, quando lamentano l'impossibilità di potere svolgere il proprio lavoro per colpa di norme criminogene che vengono emanate da questo Parlamento, non possono essere zittiti". Il presidente del Pd Rosy Bindi, invece, chiama in causa chi "continua a lanciare accuse di eversione o a parlare di guerra civile". Ovvero il premier. "Berlusconi dovrebbe verificare che, dopo le parole da lui stesso pronunciate contro esponenti del suo partito, sia ancora così solida" chiude Rosy Bindi. Per il leader dell'Udc Pierferdinando Casini si tratta di "un doppio monito che vale per tutti coloro che in questi giorni ingiustamente hanno fatto polemiche dissennate contro i vertici delle istituzioni, anche contro il Capo dello Stato".

Libertà e Giustizia. Dall'associazione, un comunicato di forte critica al premier. "Il presidente del Consiglio accusa la magistratura di essere una forza eversiva che "attenta alla vita del governo" e "rischia di portare il Paese sull'orlo della guerra civile". Di fronte a questo crescendo parossistico, forse vale la pena di tornare coi piedi per terra e di ripeterci alcune verità elementari.
Chi mira allo scontro indicato come guerra civile?
I pubblici ministeri si muovono su dati oggettivi: le notizie di reato per le quali possono chiedere il rinvio a giudizio. Per sapere se quei dati sono inventati ad arte e le accuse infondate c'è un unico modo: affrontare il processo. Solo così potremo capire se i rischi di cui parla il presidente del Consiglio sono reali.
In una democrazia come la nostra, l'esercizio dell'azione penale è un atto dovuto, previsto dalla Costituzione. Non dimentichiamolo mai".